Il versetto che ha fatto tribolare secoli di traduttori

La traduzione della Bibbia cerca di essere il più fedele possibile – quasi letterale – per preservare l’esattezza della parola di profeti e padri fondatori. Tuttavia in alcuni rari casi non è sembrato essere possibile.
È il caso del libro di Daniele 3, 17-18, quando alla corte di re Nabucodonosor tre giovani ebrei rifiutano di compiere riti pagani. Nabucodonosor li fa chiamare a corte –Da 3, 13-15- e li ammonisce che li avrebbe bruciati in una fornace se non si fossero prostrati, schernendoli che nessun dio avrebbe potuto salvarli. Essi danno una risposta molto audace:

Sidrac, Misac e Abdenago vengono denunciati per non essersi prostrati alla statua

16Sidrac, Misac e Abdenago risposero al re e dissero:«Nabucodonosor, noi non abbiamo bisogno di risponderti riguardo a ciò. 17Se c’è il nostro dio, a cui noi prestiamo culto, esso può liberarci dalla fornace di fuoco ardente e dalla tua mano, oh re, salvarci. 18E se no sia noto a te, oh re, che ai tuoi dei non presteremo culto e non ci prostreremo alla statua d’oro che hai eretto».
Daniele 3, 16-18, traduzione di Anna Linda Callow.

Oltre ad osare, chiamando il re per nome invece di usare le formule regali, i giovani ebrei commettono un’altra audacia: prendono in considerazione che il loro dio non esista. Il periodo ipotetico è costruito sull’esistenza di Dio: se esiste li può salvare, se invece non esiste comunque non cederanno al re. Ma come è possibile che essi ammettano che può non esistere proprio quel Dio a cui stanno chiedendo aiuto?
Anche se alcuni ipotizzano che sia una pura formula retorica, quasi nessun traduttore conserva il dubbio sull’esistenza di Dio. In molti casi viene rimosso il periodo ipotetico e il concetto di esistenza, come in La Bibbia[1]:
 
17sappi però che il nostro Dio, che serviamo, può liberarci dalla fornace con il fuoco acceso e dalla tua mano, o re. 18Ma anche se non ci liberasse, sappi, o re, che noi non serviremo mai i tuoi dei e non adoreremo la statua d’oro che hai eretto».

Mentre in altri casi la liberazione viene lasciata alla volontà di Dio, e concetto di esistenza assume diversi ruoli:

-un riferimento alla pena, in Sacra Bibbia[2]:
17Se questo avverrà, il nostro Dio, che noi serviamo, è capace di liberarci dalla fornace col fuoco acceso e dalla tua mano, o re. 18Ma se anche non ci liberasse, ti sia noto, o re, che non serviremo la tua divinità e non adoreremo la statua d’oro, che hai eretto».

-o come intercalare, in La Sacra Bibbia[3]:
17Ecco, il nostro Dio che noi serviamo, è potente da liberarci, e ci libererà dalla fornace del fuoco ardente, e dalla tua mano, o re. 18Se no, sappi o re, che noi non serviremo i tuoi dèi e non adoreremo la statua d’oro che tu hai eretto».

L’audacia dei ragazzi non è diminuita nel tempo, e ancora oggi confondono ogni traduttore, costringendolo a fare una scelta difficile.

Fonti:
traduzione dall’aramaico di Anna Linda Callow, professoressa dell’Università degli Studi di Milano;
[1]La Bibbia, Edizioni Piemme, 1995;
[2]Sacra Bibbia, Edizioni Paoline, 1958;
[3]La Sacra Bibbia, Casa della Bibbia, 1965.

Crediti delle immagini:
Copertina
Sidrac, Misac e Abdenago

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