Montagna in inverno: tra splendori e pericoli valanghe

di Serena Terruzzi

Inverno chiama montagna e montagna chiama neve. Il fascino di un paesaggio imbiancato è irresistibile, si sa. Eppure, anche un paesaggio immacolato può scatenare una delle catastrofi naturali più temute: la valanga. Chi vive in montagna ne è consapevole: quando le temperature subiscono forti sbalzi, oppure è nevicato abbondantemente da poche ore, il rischio è molto alto. Si tratta di veri e propri muri di neve che possono travolgere impianti sciistici, baite e intere cittadine, un enorme rischio per la sicurezza, soprattutto in caso di persone poco preparate.

Tramite la competenza, e anche un po’ di buon senso, è possibile evitare situazioni pericolose, salvare la propria vita e quella degli altri e godere della montagna e del suo fascino imbiancato. Il bollettino meteo rappresenta il miglior alleato per vivere la montagna in sicurezza. I siti dell’ARPA, l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, riportano il rischio valanghe secondo la scala internazionale di riferimento che va da 0 (neve non presente) a 5 (rischio molto alto). Le valutazioni si basano sull’osservazione e sull’analisi delle condizioni della neve, del meteo previsto e della conformazione del territorio preso in esame. Neve fresca e vento sono variabili che influiscono pesantemente sul rischio, così come gli sbalzi di temperatura e gli accumuli di neve. Anche la condizione termica dell’aria durante la nevica influisce in modo determinante sui processi di assestamento, così come la presenza di vento che determina la distribuzione della neve sul suolo e sulla coesione tra nuovo strato e vecchio strato di neve. Da non sottovalutare nemmeno avvallamenti e pendii: una pendenza maggiore di 30 gradi risulta fortemente critica.

Non ci sono esperti maggiori di chi la montagna la vive per 365 giorni l’anno. In particolare le guide alpine, che alle spalle hanno una formazione professionale e una grande esperienza sportiva, conoscono rischi e segreti delle vette. Sono proprio loro che spesso consigliano e indirizzano in base al rischio valanghe, informando chiaramente sulle piste o escursioni da evitare. La regola d’oro e valida per esperti è sicuramente quella di non abbandonare i percorsi segnalati ed evitare sempre i “fuori pista”.  In caso di escursioni in quota il consiglio è quello di portare con sé alcuni strumenti come ad esempio l’ARVA, l’apparecchio di ricerca in valanga che funziona come una ricetrasmittente di segnale a corto raggio, la pala da valanga e la sonda da autosoccorso.

Oltre alla tecnologia e agli strumenti di segnalazione della posizione, un elemento fondamentale che può fare la differenza durante una situazione di criticità è la percezione e valutazione del rischio. Si tratta di un fenomeno molto complesso, perché in esso non intervengono solo dati oggettivi come bollettini meteo o grandezze fisiche, ma anche aspetti sociali e soggettivi come la volontarietà di assunzione del rischio. Quando si è costretti a valutare una situazione pericolosa, soprattutto in ambiente innevato, non si dispone di dati certi, ma si fa affidamento alla propria memoria e alla propria esperienza passata per prendere una decisione rapida che può salvare la vita. Ogni giorno si valutano persone, eventi e situazioni in funzione delle analogie che essi presentano con modelli conosciuti e classificati in passato. Risulta fondamentale essere in grado di fare un passo indietro di fronte al pericolo e rinunciare alla vetta in favore della vita. Proprio questo è l’ostacolo più grande, la salita più impervia poiché “la montagna più alta rimane sempre dentro di noi”(Walter Bonatti).

Fonte: Montagne 360, la rivista del club alpino italiano- Dicembre 2016

 

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