LA DISTRUZIONE DI RICCHEZZA

 

Federico Fubini con un articolo uscito su “Repubblica” (19/01/ 2015) affronta il problema delle diseguaglianze economiche all’interno della società italiana nel periodo successivo alla crisi del 2008, un’impresa difficile, ma i cui risultati offrono uno spaccato sull’economia del nostro Paese. Ora che le prospettive temporali sui tempi di recupero dalla crisi sembrano ancora incerte, il tema delle diseguaglianze è tornato alla ribalta della scena nazionale.

Fubini racconta due storie dagli esiti diversi ma i cui destini sono nettamente connessi; la prima riguarda la ricchezza totale degli italiani e la sua distribuzione, la seconda la diversa composizione dell’élite delle dieci famiglie italiane più ricche.

Nel 2008 la ricchezza netta accumulata del 30% più povero degli italiani, con circa  114 miliardi di euro risultava essere il doppio del patrimonio complessivo delle dieci famiglie più ricche del Paese  che potevano contare su un patrimonio totale di 58 miliardi. Ma sei anni dopo la situazione si inverte e il 30% più povero degli italiani scivola dietro, con una perdita in termini reali ( cioè tenendo conto dell’erosione del potere d’acquisto dovuto all’inflazione) di circa il 20% attestandosi a quota 96 miliardi di patrimonio, alle dieci famiglie più ricche che vedono i propri patrimoni crescere del 70%. È un sorpasso storico ma ormai sempre più frequente nelle società a capitalismo avanzato. Non è tutto, in base alle analisi condotte dalla Banca d’Italia relative alla ricchezza netta del paese e la sua suddivisione fra strati sociali, emerge come dal 2008 l’Italia abbia subito un colossale abbattimento della ricchezza di circa  814 miliardi negli ultimi  anni dovuto per circa due terzi alla caduta del valore delle case e per la restante parte a perdite finanziarie e al ricorso di certe famiglie ai risparmi per sostenere le spese quotidiane.

 In  sintesi il “sorpasso” si è registrato nel seguente modo; a fronte di una gravissima crisi recessiva, i ceti più poveri hanno registrato le maggiori perdite ( il 30% più povero degli italiani) che si esplicano in disoccupazione, scarsa domanda, crollo del valore dei beni, perdite finanziarie e uso dei risparmi per sostenere le spese quotidiane, al contrario delle dieci famiglie più ricche che hanno visto i propri patrimoni crescere del 60%  sorpassando dunque la ricchezza del 30% più povero e registrando patrimoni pari a sei volte quelli del 20% più povero degli italiani.

Fubini infine mette in risalto il fatto di come in questi anni l’élite delle dieci famiglie più ricche abbia subito un cambiamento in fatto di composizione: i più ricchi del 2015 non sono gli stessi del 2008 o del 2004. La nuova élite non è più composta da famiglie dedite alla speculazione pura, alle rendite di posizione o al rapporto con la politica per fare affari,“ma bensì” continua Fubini “da imprenditori più interessati nella creazione di valore, lavoro e manufatti innovativi che interessano al resto del mondo”. Le dieci famiglie più ricche sono oggi più dinamiche e più interessate al  “value investing”, alla fiducia nell’innovazione e nel “made in Italy”,per Fubini questo è il capitale vincente, un capitale che fa intravedere un varco di speranza nell’Italia degli squilibri e delle sempre più marcate differenze .

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