Figlia illegittima di Galeazzo Sforza e della sua amante Lucrezia Landriani, Caterina nasce nel 1463 nella Milano in pieno fervore rinascimentale. All’età di 11 anni Galeazzo la promette in sposa a Girolamo Riario, il nipote trentenne di papa Sisto IV. Il contratto matrimoniale, oltre al prestigioso legame con i Riario, avrebbe fruttato ai Visconti quarantamila ducati guadagnati con la vendita della città di Imola allo Stato Pontificio.

Celebrato il matrimonio, la sposa bambina deve attendere il compimento del quattordicesimo anno di età per trasferirsi alla corte papale. Nel 1447 Caterina, con un seguito di 200 persone, arriva a Roma: la sfarzosità della corte la conquista subito. La Città Eterna e le sue magnificenze sono distanti dall’austerità della corte milanese, Caterina si abitua velocemente al lusso e diventa presto una dama ammirata e ben voluta da tutti.

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Ritratto di Galeazzo Maria Sforza, padre di Caterina- B. Luini

L’anno successivo i Riario, già signori di Imola, ricevono in dono dal papa la città di Forlì che precedentemente era in mano alla famiglia degli Oderlaffi, rimasta senza capostipite e con un erede di soli dodici anni. All’apice del successo e nel pieno dei loro sogni di gloria, i Riario subiscono un duro colpo: papa Sisto IV muore. I nemici del papa assaltano la residenza romana dei Riario e la famiglia, rimasta senza protezione, è costretta a lasciare Roma. Caterina si rifiuta, con un gruppo di soldati si reca a Castel Sant’Angelo e per 12 giorni impedisce al conclave di riunirsi per eleggere il nuovo papa. Il marito però decide di avviare una trattativa pacifica che prevede il trasferimento della famiglia a Forlì.

La vita di provincia annoia Caterina, le ricchezze della famiglia sono in diminuzione e Galeazzo trascorre il suo tempo in uno stato di depressione. Il 14 aprile del 1488 Galeazzo viene accoltellato e gettato da una finestra: Caterina si ritrova sola con 6 figli piccoli e in una città in piena rivolta. Gli Oderlaffi sono pronti a approfittare di questo momento di debolezza, rapiscono i figli e minacciano di tagliar loro la testa. La donna non si lascia intimorire e la leggenda narra che si sia affacciata dalla finestra della rocca di Ravaldino e, alzando la gonna, abbia urlato ai nemici di avere lo stampo per fare altri figli. La situazione si ribalta quando Ludovico il Moro invia da Milano le sue truppe e Caterina, dopo 11 lunghi giorni, può finalmente uscire dalla rocca e compiere la sua vendetta contro i ribelli.

Con grande spargimento di sangue riprende le redini della città di Forlì e Imola e le governa al posto del figlio di soli nove anni; sovvertendo qualsiasi regola si innamora e sposa segretamente il diciassettenne stalliere di corte. Le sofferenze per Caterina non sono ancora finite: il secondo marito viene ucciso da una congiura per mano del figlio Ottaviano. Vedova per la seconda volta, Caterina non si scoraggia. Dopo meno di un anno si innamora nuovamente e sposa Giovanni de’ Medici, detto il Popolano.

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La dama dei Gelsomini o Il ritratto il Caterina Sforza- L. Di Credi

Anche sul piano politico la situazione è delicata: una nuova minaccia incombe su Forlì. Cesare Borgia vuole conquistare la città, Caterina resiste all’assedio per tre settimane, ma accusata di aver tentato di avvelenare papa Alessandro VI, nonché padre di Cesare, viene imprigionata a Castel Sant’Angelo. Dopo un anno di prigionia, viene finalmente liberata. Caterina è una donna diversa, non ha più voglia di sacrificare la sua vita per combattere. Si ritira a Firenze dove si dedica all’educazione del suo ultimo figlio. Dopo una vita da passionaria passata a combattere, la Tigre della Romagna muore all’età di 46 anni per colpa di una banale, ma fulminante polmonite.

 

 

Fonti: Focus storia numero 121; www.mitidiromagna.it

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