Di Ilaria Crespi

La plastica è ovunque intorno a noi. Ne siamo circondati e forse è anche diventata indispensabile alla nostra vita quotidiana. La compriamo, la usiamo e la buttiamo. Senza mai chiederci che fine faccia. Di tutta la plastica che ogni giorno ci passa tra le mani, un’enorme quantità viene dispersa nell’ambiente. La ricaduta maggiore è sui mari: ogni anno, sono otto milioni le tonnellate di spazzatura che finiscono negli oceani. Di queste, “solo” il 20% galleggia sulla superficie, mentre il restante 80% si deposita sui fondali. E la plastica costituisce circa il 90% di tutta la spazzatura galleggiante.uto-circular

Di fronte a tale situazione, lo spagnolo Javier Goyeneche ha deciso di intervenire e nel 2012 a creato un nuovo brand di abbigliamento, ECOALF. Cosa c’entra la moda con la spazzatura? Semplice, tutti gli indumenti e gli accessori ECOALF vengono prodotti con materiale riciclato, principalmente con la plastica raccolta sui fondali del Mediterraneo. E come nasce un capo fashion dall’immondizia? Grazie a tecniche innovative, alla collaborazione con varie realtà e alla passione per la moda, la qualità e l’ambiente.

La filiera ECOALF è completamente sostenibile e inizia dai pescatori, che ogni giorno hanno a che fare con tutti i rifiuti depositati sui fondali marini. Quando le reti vengono ritirate, oltre ai pesci si finisce per pescare qualsiasi cosa si trovi in mare, immondizia di ogni genere. Grazie all’aiuto di 600 pescherecci, ECOALF ha a disposizione gratuitamente le “materie prime”. Questo lavoro di recupero fa riferimento al progetto Upcycling the Oceans e, a partire dal settembre 2015, sono già state eliminate dal Mediterraneo circa 65 tonnellate di spazzatura. Da qui, la plastica recuperata viene lavorata in appositi centri, viene trasformata in piccole palline e diventa poi filato. Grazie alle avanzate tecnologie adoperate, oltre a riciclare questi prodotti di scarto, i metodi di lavorazione impiegati riducono anche l’uso di acqua e di energia elettrica, abbassando inoltre le emissioni inquinanti.

L’azienda, che ha ricevuto il riconoscimento come modello esemplare alla Our Ocean Conference 2016 di Washington, vanta un motto importante, che fa riflettere: “Because there is no planet B”. Per questo ECOALF non si occupa solo dei rifiuti rigettati dal mare, ma lavora anche con le reti da pesca scartate, bottiglie di plastica PET, gli pneumatici usati, i fondi del caffè e gli scarti industriali di lana e cotone. Si tratta di materiali dannosi, specie la plastica in mare e le reti da pesca abbandonate, che uccidono un milione di uccelli marini e di 100.000 tra mammiferi marini e tartarughe. Addirittura il 92,5% delle morti di uccelli marini è dovuto all’ingestione di plastica. Sul sito di ECOALF, accanto ad ogni prodotto, si trova il simbolo che indica con quale materiale riciclato è stato realizzato. È sbalorditivo vedere come dei semplici rifiuti, che, se lasciati liberi, arrecherebbero enormi danni all’ambiente, possano trasformarsi in capi alla moda e accessori di design.

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Pixabay, ecoalf.com