La mitologia islandese nella musica degli Of Monsters and Men

Il freddo si avvicina ed è il momento di adattare la playlist al clima. Per gli amanti del gelo che amerebbero sentirlo anche tramite la musica, cosa c’è di meglio di una band islandese?

Of monsters and men è una band indie-folk islandese e le loro origini influenzano molto la musica dei loro album. Il sound, per quanto personale e caratteristico, è piuttosto amalgamato a quello internazionale a cui siamo abituati e questo rende la band molto apprezzata dal pubblico, anche perché non scrivono i testi nella loro madrelingua, ma in inglese. La vera peculiarità del loro stile è quella di comporre i pezzi ispirandosi ai racconti mitologici della loro fredda terra.

In ogni disco vengono trattati una serie di leggende, racconti e personaggi popolari della mitologia islandese. Le storie sono state scritte e trasmesse oralmente per secoli; trattano delle creature sovrannaturali e non solo, che convivono coi cittadini dell’isola (alcuni credono davvero nell’esistenza di elfi e trolls). Da qui, la band prende il nome. Ogni membro del gruppo è cresciuto ascoltandole narrare e le ha esplorate a fondo, cogliendone l’essenza che ha poi dato vita ai loro pezzi, o forse sono stati i pezzi a ridar vita alla dimensione magica e fiabesca del loro immaginario. Dirty Paws, per esempio, si ispira alla leggenda che racconta di una guerra in Islanda fra le api e le altre creature e spiega quindi il motivo per cui sull’isola non vi sono api.

Viene da chiedersi se i veri mostri che il gruppo canta non siano gli uomini stessi. Sicuramente le creature che danzano sulle loro note non sono del tutto bestiali; in parte, riflettono la natura umana, che sia d’indole buona o malvagia. Le canzoni non sono mai focalizzate sull’interiorità di una persona nello specifico, infatti i membri della band non si figurano mai come veri e propri umani: l’espressione delle emozioni umane è affidata ad una sfumatura animalesca, mitologica e sovrannaturale, a volte macabra, ma molto affascinante. Human tratta proprio della tensione che c’è fra il sentirsi bestie invece che uomini, quando si è smarriti e soli e non si serba fiducia in nulla, quando si lascia che la natura che c’è in noi cresca fino a prendere sempre più potere.

Con il fiorire della band, grazie al successo del primo album My head is an animal e del secondo Beneath the skin del 2015 – molto simile nel sound – sono state inserite canzoni molto più legate alla sfera realistica delle sensazioni umane. King and Lionheart, per esempio, tratta del rapporto frantumatosi tra la cantante Nanna e il fratello; Little talks fa parte del primo album, ma è ispirata alla vera storia di un amore e di una perdita; Love love love si può interpretare come la triste ballata di una delusione amorosa, così come Organs.

Come si fa ad unire qualcosa di così concreto e reale con la sua antitesi? Il cuore del loro intento sta nell’intrecciare la storia degli uomini con quella dei miti per ottenere un lucido, anche se astratto, ritratto di ciò che è per loro il mondo. Questo lo si può scoprire ascoltando la loro musica, così surreale e tangibile al tempo stesso.

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