Angy

2/XII/2013

Angy, questo è il tuo racconto.
Un racconto vinto con una scommessa, un racconto che avevo comunque troppa voglia di scrivere.
Ma un racconto che si rispetti, Angy, deve avere un incipit, una fabula ed una conclusione.
Il tuo sarà un poco diverso.
Angy, questa è la storia di come hai cambiato la mia vita.
Angy, scritto a penna o a pennarello dappertutto, sulle mani, sulle braccia, sul collo, mi marchi con il tuo nome come se ti appartenessi.
Angy, che alle 18.00 sei stravolta da una giornata di scuola e non hai più voglia di studiare.
Angy… tu non hai mai voglia di studiare e per questo ti credi incapace di eccellere. Angy, che vai all’Arco della Pace, t’immagino con gonnellina, stivaletti bassi, giacchina di pelle e un filo di trucco; ridi, sorridi, concedi una parola a tutti, fai buffe facce e diverti… ma tu, tu Angy, ti diverti?
Angy, che gridi e strepiti con la mamma che ami tanto e dal cui amore dipendi, figlia devota.
Angy, che ogni giorno ti confronti con la perfezione della tua migliore amica che, dalla sua, si sente così imperfetta da doversi mettere trucco abbondante e tacco 10 prima di uscire di casa.
Angy, sempre sorridente che ti getti in braccio agli amici che si presentano alla tua porta.
Angy, che ascolti tutte, le amiche e quelle che non si comportano da amiche.
Angy, che ti confidi e per questo ogni lezione finisce 15’ in ritardo, perché tu hai voglia di raccontare ed io di ascoltare.
Angy ’98 che credi di essere innamorata di un ’97 che di te non merita un sospiro e ne è cosciente.
Angy, che odi leggere tranne i bei libri, i bei libri che parlano d’amore.
E tu mi hai parlato di questo libro che hai amato e che stiamo rileggendo insieme.
Ed il tuo libro, Angy, mi ha condotta da uno scrittore, un professore che mi ha aperto gli occhi.
Angy, io gli occhi, forse, li avevo già aperti, poiché già amavo i tuoi liscissimi capelli, i tuoi congiuntivi sbagliati, i tuoi ‘scialla’ e ‘balzi’.
Dormivo ad occhi aperti, dovevo solo svegliarmi, l’hai fatto tu, Angy, tirandomi un libro in piena faccia.
E ora, Angy, sono innamorata della vita e questa è la mia Vita Nuova, tu sei la mia Beatrice che mi hai condotta fin qui.
Tu, Angy, alla fine dei racconti vuoi la morale.
La morale è questa: continua ad insegnarmi il tuo mondo, voglio capirlo e voglio guidarti; insegnami, insegniamoci ogni giorno, ogni lezione, ogni quarto d’ora rubato.

Sharp

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