Claudio Caligari e la sua ricerca del vero.

Nel maggio 2015 si è spento Claudio Caligari, intellettuale italiano, ma soprattutto regista di grande spessore.
Il suo lavoro si è sempre basato sulla ricerca del vero, di quello che le strade hanno da offrire e di quello che a lui interessava raccontare: la vita.

Amore Tossico” è il suo primo film, uscito nel 1983, racconta la vita di alcuni ragazzi tossicodipendenti degli anni ’70 e ’80. Non è romanzato e gli attori sono tutti dilettanti, alcuni addirittura ex eroinomaniche poco dopo la fine delle riprese seguirono le orme dei protagonisti che avevano interpretato. Cesare, il protagonista, si sposterà tra la spiaggia di Ostia e Roma, quartiere Centocelle, e la sua unica occupazione sarà quella di cercare uno “schizzo”. Lo sguardo del regista ricorda quello pasoliniano che in Accattone seguiva il suo protagonista trascinarsi nella ripetitività della sua squallida vita.

Nel 1998 Caligari ci propone la sua seconda pellicola “L’odore della notte“, sempre ambientata a Roma, questa volta interpretata da un giovane Valerio Mastandrea che nei panni di Remo, poliziotto di giorno e ladro efferato di notte, insieme ai suoi complici seminerà il terrore per le vie bene della capitale e porterà violenza nelle case dei borghesi. Nel corso delle sue rapine incapperà anche in Little Tony, che in una circostanza poco convenzionale sarà costretto a cantare la sua hit “cuore matto”. Il film è liberamente ispirato al romanzo “Le notti di arancia meccanica” di Dido Sacchettoni, che narra le gesta di una banda di criminali, attiva a Roma tra il 1979 ed il 1983. L’autore del romanzo intervistò più volte in carcere il capobanda Remo per avere informazioni e poter scrivere un testo crudo ma un perfetto lucido della periferia romana.

Con la morte e l’uscita di “Non essere cattivo” nel 2015 il regista chiude la sua trilogia di accattoni che negli anni si sono susseguiti davanti alle sue telecamere e sfiora la vittoria dell’Oscar come miglior film straniero. Come in “Amore tossico” i protagonisti sono dei ragazzi, che tra Roma e Ostia cercano di racimolare qualche soldo con la vendita di qualche pasticca. Cambiano gli anni, ma le generazioni di Caligari han sempre le stesse abitudini e le stesse dipendenze. Prima eroina e poi droghe sintetiche come extasy e cocaina. Caligari è sempre stato attratto da personaggi tormentati che non vedono via d’uscita dalle loro vite e si abbandonano alle loro frustrazioni.

I suoi lavori rasentano il documentaristico, sua passione iniziale, vivi e realistici riescono a cogliere le subculture giovanili, gli outsider che vivono ai margini della vita da film degli altri e come i suoi protagonisti il cinema di Caligari rimarrà outsider, ma un cult per il cinema indipendente italiano.


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