QUANTI “IO” ESISTONO?

Spesso, soprattutto nel periodo dell’adolescenza, si parla di quanto i giovani sentano la necessità di trovare la loro strada, la loro missione nella vita, ma soprattutto loro stessi. Quante volte  ci interroghiamo se quello che facciamo nella vita è veramente ciò che desideriamo e se siamo realmente noi stessi, sempre uguali?Queste sono tematiche che riguardano tutti noi e che spingono tutti noi alla riflessione. Ciascuno di noi si è chiesto almeno una volta nella vita quanti “esseri” esistono in ognuno di noi. Quante Giulia sono io in realtà? Quante Giulia ci sono? Penserete che sia ammattita improvvisamente e se foste qui accanto a me mi guardereste allibiti e mi direste “una, quante Giulia devono esserci?”. Beh, non sono d’accordo e nemmeno uno dei più grandi autori della nostra letteratura, Luigi Pirandello.

Luigi Pirandello (Girgenti, 1867 – Roma, 1936) è stato un drammaturgo, scrittore e poeta italiano che ha anche ricevuto il Premio Nobel per la letteratura nel 1934. Tra i suoi lavori spiccano diverse opere di teatro, novelle e racconti brevi sia in dialetto sia in lingua e anche dei drammi.

Oggi vi parlo di una delle sue opere più famose, Uno, nessuno e centomila , ovvero di un romanzo pubblicato nel 1925 prima sotto forma di romanzo a puntate su una rivista e poi di volume. E’ l’ultimo romanzo di Pirandello e riesce a sintetizzare il pensiero dell’autore in un modo molto completo. Il romanzo parla di Vitangelo Moscarda, un uomo comune che ha ereditato da giovane la banca del padre e vive di rendita senza far nulla. Un giorno, dopo l’affermazione della moglie sul fatto che egli ha il naso storto, inizia ad avere una crisi d’identità e a rendersi conto che tutti attorno a lui hanno di lui un’immagine totalmente diversa da quella che egli stesso ha di sé.

“Mi si fissò invece il pensiero ch’io non ero per gli altri quel che finora, dentro di me, m’ero figurato d’essere”.

Dopo aver capito questo, il suo obiettivo diventa quello di ritrovare se stesso o meglio di trovarsi dato che in realtà mai l’aveva fatto per tutta la vita. Scopre così che non esiste un solo Vitangelo ma molteplici: il Gengè, ovvero l’immagine che la moglie ha di egli; il Vitangelo che è per sé; il Vitangelo di molti altri, come ad esempio i suoi collaboratori lavorativi o l’amica della moglie.

“Non mi conoscevo affatto, non avevo per me alcuna realtà mia propria, ero in uno stato come di illusione continua, quasi fluido, malleabile; mi conoscevano gli altri, ciascuno a modo suo , secondo la realtà che m’avevano data; cioè vedevano in me ciascuno un Moscarda che non ero io non essendo io propriamente nessuno per me: tanti Moscarda quanti essi erano”.

 

Seguendo la riflessione che il libro e l’autore ci spinge a fare si arriva a capire che non si può mai essere la stessa persona in più momenti e che non esiste uno solo del nostro essere umano ma molteplici. Per Pirandello ad esempio se nella stessa stanza ci sono due persone – per comodità di ragionamento vi riporto l’esempio di una figlia e una madre – in realtà queste non sono due, ma quattro: la figlia come si vede ella; la figlia come la vede la madre; la madre come si vede ella; la madre come la vede la figlia.

“La realtà che ho io per voi è nella forma che voi mi date; ma è realtà per voi e non per me; la realtà che voi avete per me è nella forma che io vi do; ma è la realtà per me e non per voi; e per me stesso io non ho altra realtà se non nella forma che riesco a darmi”.

Voglio concludere questo articolo riportandovi un’altra delle citazioni che preferisco di questo capolavoro: “Di ciò che posso essere io per me, non solo non potete saper nulla voi, ma nulla neppure io stesso”.

Spero che ognuno di voi abbia letto o prima o poi leggerà questo romanzo illuminante, ma soprattutto che voi non smettiate mai di cercare voi stessi.

Produzione intellettuale propria

credits

 

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