Frammento

L’odore del mirto nei frastagli del sogno
il nome Asia e l’argento, minerale ed esplosivo, elemento chimico e cavigliera d’Arabia, denari
e anche ioduro, capace di seminare le nubi per regalarci la pioggia.
Le russa feroci di un padre, che è un pezzo di pane
le linee parallele, destinate per sempre a non incontrarsi
la loro solitudine
la solitudine dei falci di luna e la solitudine del musicista che compone
la solitudine di tutti quanti noi;
i luoghi comuni, che ci restituiscono il senso dell’uguaglianza
e i paradossi, fessure dischiuse sull’assurdità del mondo
il significato simbolico del numero 8
e il passato, il presente, il futuro, che sono un’invenzione
chi ha detto che scrivere “dev’essere un atto di innocenza”
e chi ha pensato che l’anima dell’uomo sia immortale.
La furbizia di Sheherazade che salvò la vita ad altre mille donne
il sorriso della Gioconda e il dolore di Medea,
che per orgoglio uccise i figli con le sue stesse mani,
e quei luoghi, al mondo, ancora inesplorati,
le vite precedenti, di cui serbiamo lontanissime tracce di memoria,
l’Equatore, che divide la Terra in due emisferi
l’Equatore, che è una linea immaginaria
la storia intera, quella ancora da scriversi e quella che si è già scritta,
insieme all’usura del tempo e a chi vi resiste
così, il 27 gennaio, e il 25 aprile
una colomba che tuba, a mezzogiorno
e Umberto II, che non pensò mai all’esilio ma da Caiscas non fece ritorno
le alte scogliere di Sagres e l’invenzione antichissima dell’astrolabio
la donna serpente di Achille Calzi e più in generale, le donne, e i serpenti,
poi, la prima guerra mondiale, che avrebbe dovuto insegnare
e la seconda, che ha insegnato quanto sia difficile imparare;
il sonno di un relitto affondato nella Spagna del XVII secolo, il suo mistero
e una nave che salpa, fischiando;
l’esplosione del big bang e l’ipotesi, simmetrica, del big crunch
Bernardette Soubiros, che nel 1858 incontrò una piccola
signora giovane vestita di bianco,
i miracoli, e quel senso di incredulità,
la spirale delle meraviglie incisa sulla lapide di Bernoulli
il suo teorema,
i cimiteri, che ci ricordano cosa siamo
la fede e i suoi misteri
che si mischiano all’odore del mirto nei frastagli del sogno

Elena Cafarelli

Immagine in copertina

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