REDDITO MINIMO SI, REDDITO MINIMO NO

Di Andrea Ancarani

Il reddito minimo di cittadinanza è al centro di una discussione tra politici ed economisti che va avanti da parecchi anni. In generale il reddito minimo garantito (o di cittadinanza) è un contributo di solidarietà che lo Stato decide di elargire alle famiglie meno abbienti che si trovano al di sotto della soglia minima di povertà.

E’ stato per la prima volta effettivamente proposto  nel 2014 con la Legge di stabilità del governo Letta. Oggi, a livello nazionale l’Inps riconosce qualcosa di simile al reddito minimo; il SIA (Sostegno per l’Inclusione Attiva) inserito nella legge di stabilità 2016 prevede l’erogazione di un sussidio economico (pari a 80 euro per ogni componente del nucleo) alle famiglie in condizioni economiche estremamente disagiate nelle quali vigono alcune condizioni come la presenza di un minore e di un valore Isee non superiore a 3000 euro. L’Inps spiega che il sussidio è subordinato a un progetto di attivazione sociale e lavorativa.

Tra i vari fronti politici la voce più forte a sostegno del reddito di cittadinanza viene dal Movimento 5 stelle che afferma come questo debba andare oltre “un semplice incentivo dei consumi” ma piuttosto “un sussidio che consenta una reale autonomia almeno temporanea in attesa del riavvio al lavoro” nelle parole di Giulia Gibertoni, consigliera regionale del movimento 5 stelle (Il Fatto Quotidiano 27/7/2016). Per Tito Boeri, presidente dell’Inps è innanzitutto una questione di equità che assicuri un “un assegno assicurato a tutti coloro che non raggiungono un introito mensile minimo”. Ovvero uno strumento che consenta di affrontare l’aumento della povertà e di stimolare l’economia con un incentivo al consumo.

Tuttavia sebbene il reddito minimo garantito sia una proposta con molti lati positivi, molte sono le perplessità. Innanzitutto molti sostenitori del reddito minimo affermano come questo sia uno scudo alla dignità in linea con quanto preveda la Costituzione, arrivando persino a chiedere l’inserimento del reddito minimo nella Carta Costituzionale. La nostra Costituzione lega la dignità dei cittadini prima di tutto al lavoro. Da qui deriva che la principale tutela della dignità e la protezione più efficace contro la povertà stia proprio nel reddito da lavoro, non nei 320 euro mensili, così come ha affermato il ministro del Lavoro Giuliano Poletti in un’intervista a Repubblica. Molti potrebbero obiettare a questo punto che non è vero che il progetto del reddito minimo garantito si ferma a un’elemosina, c’è anche un piano di reinserimento nel lavoro. Ed è questo il problema. Il lavoro. Lavoro che, secondo l’economista Hyman Minsk “è esso stesso un bisogno che l’uomo cerca con insistenza di soddisfare”, la politica e l’economia di oggi offrono “una soluzione veramente insoddisfacente: ai poveri senza valore devono essere negati persino la soddisfazione e il riconoscimento sociale che derivano dal lavoro, mediante un sussidio perenne”. Forse, meglio di un reddito minimo garantito sarebbe un serio programma di investimenti nell’economia e di stimoli fiscali per creare lavoro. Da qui partono la dignità e la crescita.

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