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L’Italia al tempo del Fertility Day

Di Simone Apicella

Ancor prima che la campagna pubblicitaria sul Fertility Day del 22 settembre fosse arrivata all’attenzione nazionale, i commenti volti a ridicolizzarla erano già numerosi – e anche illustri, con Roberto Saviano in testa. E fa sorridere che sia stato proprio il coro della protesta a rendere questa notizia virale sui social, in anticipo sulle maggiori testate giornalistiche. Il ministro Beatrice Lorenzin ha subito difeso l’iniziativa, puntualizzando che questa non è una campagna a favore della natalità, ma di sensibilizzazione sulla fertilità. E i numeri che ha divulgato sono impressionanti: il tasso di infertilità in Italia si aggira intorno al 30 per cento.

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fonte: reggiosera.it

Ora, il chiarimento del ministro Lorenzin getta sulla campagna del Fertility Day  una luce assai diversa da come è apparsa in un primo momento, ma le ragioni del dissenso rimangono di trasparente lucidità. È opportuno rivolgere ai giovani italiani una campagna ministeriale che, di fatto, invita a generare figli, in un paese mortificato dalla disoccupazione giovanile, dal precariato, dalla fuga dei cervelli? In un paese in cui stage non retribuiti e praticantato possono durare molti anni dopo il conseguimento della laurea? In un paese dove, insomma, quei giovani che coscienziosamente vorrebbero iniziare una famiglia, non hanno le basi economiche per poterlo fare e si trovano costretti ad aspettare “tempi migliori”?

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fonte: dailybest.it

È in questo contesto di profonda contraddizione che le cartoline pubblicitarie del Ministero della Salute sono apparse ridicolmente fuori luogo, per non dire fuori dal tempo, evocando nell’immaginazione di molti commentatori un amarcord di marcette patriottiche e manifesti di propaganda nazionalistici da primo Novecento. Lo stesso ministro Lorenzin ha ammesso che il ministero sta rivedendo le due cartoline che hanno fatto più scalpore, quella della clessidra e quella che recita “datti una mossa” (vedi sopra), che si riferisce alla tendenza nelle famiglie italiane di avere un figlio unico, sempre più maggioritaria e sempre più dipendente dalle condizioni economiche.

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fonte: letteradonna.it

Le ragioni della critica non si limitano solo a questioni di ordine economico. In particolare, una delle cartoline indica la fertilità come un “bene comune”, associando a questa scritta un rubinetto gocciolante sullo sfondo. Una banalizzazione pubblicitaria, questa, che non tiene in nessun conto l’esperienza non isolata di chi invece è obbligato a doversi affidare a tecniche di fecondazione assistita per riuscire a concepire un bambino. Una mancanza di tatto che getta altra perplessità su questa campagna.


Credits foto di coopertina: lastampa.it

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