OLIO DI PALMA, CHE PASSIONE!

di Giacomo Rota

Dalla seconda metà del XX secolo l’industria alimentare ha fatto un uso sempre più elevato di una sostanza dal nome “esotico” e “avvolgente”, e che ultimamente è stata messa sotto i riflettori da parecchie associazioni scientifiche, governative e private: l’olio di palma.

La pianta da cui si ricava questo “nettare” tanto apprezzato dalle industrie alimentari (e non solo) di tutto il mondo è la cosiddetta palma da olio, di cui si utilizza il frutto, mentre dall’estratto dei suoi semi si produce il cosiddetto olio di palmisto.

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Ma come mai l’olio di palma è diventato così famoso oggigiorno? Una risposta parziale sta nei famosi oli vegetali parzialmente idrogenati: si tratta di oli che contenevano i cosiddetti acidi grassi trans, riconosciuti come (potenzialmente) dannosi per l’organismo e che si iniziò a eliminare tra gli anni Novanta e Duemila: ecco quindi che l’olio di palma si presentò come un valido sostituto.

Una risposta più completa tira in ballo invece motivazioni di carattere economico e fisico: l’olio di palma ha un costo ridotto rispetto agli altri oli vegetali ed è l’unico grasso vegetale che si presenta allo stato solido a temperatura ambiente, cosa non scontata per l’utilizzo che se ne fa, se si considera che – stando alle cifre della European Food Information Council (EUFIC) – circa l’80% del prodotto viene utilizzato nella sola industria alimentare.

C’è poi da considerare che il 45% dell’olio di palma è costituito dal cosiddetto acido palmitico, un acido grasso saturo presente sì in quasi tutti gli oli e anche nei grassi animali, ma che ha comunque un forte potere nella produzione di colesterolo.

Attualmente il dibattito sulla nocività o meno dell’olio di palma è ancora aperto e molto sentito, al punto che le principali aziende di prodotti da forno hanno cominciato a immettere sul mercato intere gamme di prodotti con la dicitura in bella vista “senza olio di palma”, cercando di fare gola su quella fascia di consumatori più attenta alla lista degli ingredienti e più sensibile alle notizie sull’argomento. Come a dire: anche la cura della propria dieta può essere un ottimo oggetto di marketing!

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C’è da dire che l’olio di palma contiene circa il 50% di grassi saturi, una percentuale tutto sommato inferiore rispetto a quella di altri oli (che spesso non passano osservati o di cui si parla meno). Inoltre, l’utilizzo di olio di palma è spesso combinato con altri grassi all’interno di uno stesso prodotto, motivo per cui la dannosità finale non è da imputare al solo frutto della palma. In attesa di ricerche più chiare (cosa che potrebbe risultare difficile, visti gli enormi interessi che ci sono dietro), il consiglio è di calibrare bene l’assunzione di oli e grassi nella propria dieta e, ovviamente, di leggere bene le etichette dei prodotti!

Per chi volesse avere un ottimo confronto tra le caratteristiche dei vari oli, consiglio il sito della European Palm Oil Alliance, ricco di tabelle e dati estremamente interessanti (link tra le fonti).

Fonti:

  • European Food Information Council (link)
  • Wikipedia (link)
  • European Palm Oil Alliance (link)

Crediti immagini:

  • Wikipedia (immagine di copertina)
  • Mypersonaltrainer.it (link – immagine 1)
  • Great Italian Food Trade (link – immagine 2)

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