Quando la geografia si mette in mezzo

di Giacomo Rota

Secondo i dati Istat, il 7,7% della popolazione residente in Italia vive una relazione a distanza, con un 28,4% occupato da giovani sotto i trent’anni. Un dato tutt’altro che marginale e di non facile lettura, non fosse altro per l’eterogeneità delle situazioni che ad esso si possono ascrivere: dalle giovani coppie separate da una o più frontiere alle famiglie costrette, spesso per motivi di lavoro, a separarsi e a “rifare” l’Italia nei weekend per vedersi. E ancora: l’immenso numero di studenti fuori sede, che ogni inizio di settembre ripartono dalle proprie terre, per lo più dal Mezzogiorno, portandosi nelle città del Nord lo sguardo di chi lascia, anche, un amore a casa.

Una breve ricerca sul web mostra come la prima domanda digitata da chi vive questa situazione – o da chi ci si avvicina – sia la richiesta di consigli su come gestire un’unione a distanza. Talvolta si usa il verbo sopravvivere, altre volte si trovano liste di pro e di contro, altre volte ancora articoli che vogliono fare da oracoli e predire con inesorabile esattezza una vita fatta di offerte low cost, sale d’attesa e weekend programmati con ampio anticipo. Una mole di dati che rende difficile saper discernere le informazioni più “utili”, magari avvalorate anche da esperti, posto che, comunque, nessuno potrà mai rispondere a priori alla domanda che ogni cuore si pone: “funzionerà?”.

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Per i giovani che si trovano in quella fase di vita in cui la costruzione del proprio percorso diventa sempre più rilevante, vivere un’unione a distanza può tradursi in un banco di prova positivo e necessario per “far diventare grande” una relazione. Si impara a non fare di un’unione una bolla protettiva in cui rifugiarsi dal mondo e si impara, soprattutto, che esiste un tempo fatto di curiosità, domande e ricerche differenti, che richiedono di essere affrontate e inseguite, pena il rischio di portare nella coppia il demone di una frustrazione che può ricomparire a distanza di tempo, diventando fatale.

In altre parole, a dover crescere, sono anzitutto le persone che costituiscono un’unione. Una distanza geografica può subentrare all’improvviso, in maniera più o meno tragica, oppure essere una tappa che già si preannuncia nel percorso di una coppia e spaventare comunque con le sue incognite. Con molto coraggio – e con l’aiuto di una buona connessione e di viaggi sempre più smart e veloci – si può scoprire che c’è anche un tempo in cui unione e distanza non si fronteggiano come nemici, ma trovano l’una nell’altra un valido motivo di formazione.

Fonti: IstatAnsa.it

Crediti immagine: immagine di copertina, immagine 1, 

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