Un’Italia piccola piccola

Il nome di Alberto Sordi è da tempo annoverato tra i “mostri” della commedia italiana, quella costellazione di attori che ha fatto gran parte della sua storia novecentesca del nostro cinema. Ma proprio l’Italia del Novecento è la grande co-protagonista delle molte pellicole di Sordi.

Parafrasando il titolo di un noto film di Sordi (Un borghese piccolo piccolo, regia di Mario Monicelli – 1977), si potrebbe dire che ad essere portata in scena è un’Italia piccola piccola, un “palcoscenico” di personaggi e storie che costituiscono un grande album di famiglia di ciò che eravamo.

I personaggi di Sordi sono dunque uomini piccoli, alle prese con una vita più grande di loro che richiede costante ingegno per “cavarsela”. C’è l’imprenditore pieno di debiti, il marito sottomesso, l’uomo che deve scendere a compromessi, il lavoratore costretto a barcamenarsi per arrivare a fine mese, l’ipocrita e l’uomo di buon cuore: una vetrina di figure dove comicità e tragicità vanno a braccetto a testimoniare che nella vita  ironia e dramma sempre si incontrano.

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C’è l’Italia che si è fatta sulle trincee (La grande guerra, diretto da Mario Monicelli – 1959), l’Italia dello sbando più totale dopo l’8 settembre ’43 (Tutti a casa, regia di Luigi Comencini – 1960). Ma c’è anche – e soprattutto – l’Italia del boom economico, quella degli anni in cui, forse per la prima volta, gli Italiani scoprivano il vorticoso benessere di una ricchezza a portata di mano.

Un’Italia ubriaca, dove i borghesi ambivano a diventare grandi capitani dell’economia e i più umili a diventare quei borghesi piccoli, pronti ad inseguire il sogno di un’automobile propria, di una nuova cucina e di vacanze al mare.

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In questo senso sono straordinarie due pellicole: Il boom (1963), diretto dal grande Vittorio De Sica, in cui Sordi interpreta l’imprenditore Giovanni Alberti, pronto a vendersi un occhio per parecchi milioni pur di mantenere il suo tenore di vita. In secondo luogo, Una vita difficile di Dino Risi (1961), forse uno dei film più amari di Sordi, dove il giornalista Silvio Magnozzi, ex partigiano, deve fare i conti con un’Italia diversa da quella sognata sotto le armi.

Fatta l’Italia bisogna fare gli Italiani: le pellicole di Sordi diventano allora uno straordinario strumento storico per scoprire chi eravamo. Una storia non così lontana, eppure tanto diversa da ciò che siamo.

Fonti: Sito ufficiale Alberto Sordi, filmografia

Crediti immagine: immagine di copertina, immagine 1, immagine 2

 

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