Amore criminale: Bonnie e Clyde

Galeotta fu una tazza di cioccolata: nel 1930, così vuole la versione più verosimile del loro primo incontro, Bonnie e Clyde si conoscono a casa di un’amica comune. La ventenne texana e il ventunenne nato in un sobborgo di Ellis County, si piacciono e si innamorano fin da subito. Fin da giovanissimo Clyde inizia la sua carriera criminale, mentre Bonnie si affaccia al mondo dell’illegalità, quando aiuta il suo innamorato, arrestato per furto, a evadere dal carcere.

La loro celeberrima vita in fuga incomincia nel 1932, quando Clyde, accusato dell’omicidio di un negoziante, non ha scelta: la fuga o il carcere a vita. La coppia decide così di fuggire e a loro si uniscono altri criminali, tra cui anche Buck, fratello di Clyde, e la moglie Blanche. In due anni la banda mette a segno numerose rapine, furti e rapimenti: le cronache raccontano che i due si divertissero a tenere in ostaggio innocenti e poliziotti disarmati, con il solo intento di incutere loro paura. Per far perdere le proprie tracce rubano macchine e targhe, la polizia arriva spesso vicina all’arresto, ma non riesce a catturarli.

Nel 1933 la coppia criminale è molto popolare, i giornali riportano le loro foto e le parole di una poesia scritta da Bonnie e abbandonata in uno degli appartamenti usati per nascondersi; l’FBI ha inoltre creato una squadra speciale per occuparsi della loro cattura.

Il 16 gennaio del 1934, la coppia aiuta degli amici a evadere dal carcere di Eastam: tra loro c’è anche Henry Methvin, che decide di tradirli e collaborare con la polizia. Il 23 maggio dello stesso anno, Methvin e la polizia attendono l’auto di Bonnie e Clyde lungo una stradina della Lousiana: l’esca è il furgone del padre di Methvin abbandonato a bordo strada, Clyde, riconoscendo il mezzo, rallenta, la polizia apre il fuoco e i due amanti restano uccisi nell’agguato.

Bonnie_Clyde_Car

All’interno dell’auto vengono ritrovate targhe, armi e più di tremila proiettili: la fuga è finita, le loro vite sono destinate a entrare nella storia.

Credits: copertina, im1

 

 

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