Harry Potter a teatro: cosa ci si può aspettare?

Se negli ultimi anni è stato concepito un mondo letterario destinato a restare impresso in maniera indelebile nella storia, quello è indubbiamente l’universo di Harry Potter: una saga letteraria e cinematografica fortunatissima, concepita dalla fervida, sconfinata immaginazione di J.K. Rowling. Si tratta di un mondo con il quale ormai tutti, giovani e anziani, si sono confrontati, molto spesso amandolo o anche più semplicemente restando colpiti dalle dinamiche della narrazione, che, prendendo il via come una sognante e luminosa fiaba, tendono poi verso sfumature più gotiche, più “adulte”, andando a braccetto insomma con la maturazione dei personaggi e del pubblico (specie quello più giovane) che è cresciuto insieme a loro.

Chiunque abbia letto i romanzi o visto i film di questa saga si ricorderà, anche senza essere un cosiddetto “Potterhead”, che con “I Doni della Morte” la storia si concludeva nel migliore dei modi possibili: l’ormai adulto Harry Potter che accompagna il giovane figlio, Albus Severus, verso il treno che porterà il bambino ad Hogwarts. Eppure, quella di Harry Potter sembra essere una miniera inesauribile; e i fan più accaniti della saga non si saranno sicuramente persi l’annuncio di un sequel (o, meglio, di uno spin-off) delle avventure del maghetto: si tratta di Harry Potter and The Cursed Child (Harry Potter e il bambino maledetto).

Quest’ultima opera differisce dalle precedenti per diversi aspetti: innanzitutto, non si tratta né di un romanzo né di un film, bensì di un’opera teatrale in due parti; in secondo luogo, il testo non è stato realizzato dalla Rowling (la quale ha solo concepito il soggetto e ha successivamente approvato il copione, che presto sarà disponibile in lingua originale nelle librerie), ma dal drammaturgo Jack Thorne. Dal momento che la prima rappresentazione del dramma avverrà al Palace Theatre di Londra il 30 luglio 2016, al pubblico è stata per ora concessa solo qualche anteprima (a partire dal 6 giugno). Eppure, lo spettacolo ha già fatto molto parlare di sé.

Uno dei fattori che più aveva scatenato le discussioni tra gli affezionati della saga riguarda la presenza di Noma Dumezweni, attrice inglese nata in Swaziland, nel ruolo di Hermione Granger: la scelta di mettere un’attrice di colore nei panni di un personaggio interpretato cinematograficamente da Emma Watson e dunque tradizionalmente considerato di carnagione bianca è stata vista da molti come una bieca e gratuita strategia commerciale, mentre contro queste ultime persone si sono levate accuse di razzismo.

La stessa Rowling si è schierata a favore della “Hermione nera” (nome con cui la Dumezweni è ormai purtroppo nota al pubblico), sostenendo di non aver mai specificato da nessuna parte nei romanzi quale fosse l’effettiva carnagione del personaggio. Siamo davanti a un dibattito dal quale è difficile trovare una tesi vincente, e non sappiamo in fin dei conti se la Dumezweni sia stata scelta per effettivo talento teatrale oppure per fare propaganda facile al dramma.

Ma tralasciando la polemica sorta intorno al caso appena descritto, Harry Potter and the Cursed Child è atteso con grande eccitazione, ma non manca il timore che questo seguito aggiuntivo e forse superfluo possa rivelarsi come un tremendo flop. Naturalmente sul Web sono numerosi i blog in cui si descrive e si recensisce quel poco che si è potuto vedere dell’opera. E anche qui il pubblico è diviso in due: di fianco a commenti entusiastici se ne trovano altri decisamente delusi.

Quale può essere l’elemento capaci di suscitare reazioni tanto discordanti? Molto probabilmente si tratta dell’ingrediente fondamentale dell’opera, soprattutto considerando che essa si rivolge a un pubblico abituato a leggere le avventure di Potter: la trama. Essa è già disponibile, anche in italiano, su svariati siti che trattano nello specifico argomenti del mondo della Rowling (una sintesi della trama è reperibile anche su Wikipedia e lo youtuber Victorlaszlo88 ne ha fatto un commento in un recente video).

Certo, ciò che si può leggere adesso è molto probabilmente lacunoso e impreciso, ma pare sufficiente per farsi un’idea complessiva su come la materia sia stata trattata e soprattutto su quanto essa sia rimasta fedele all’atmosfera delle opere letterarie precedenti.

L’impressione che si ha leggendo la trama di questo spin-off è di perplessità più che di entusiasmo, non tanto per le vicende in sé – che pure sono inutilmente complesse, con il classico ricorso ai viaggi nel tempo e alle realtà alternative che già nei film di fantascienza scritti peggio si limitano a confondere lo spettatore – quanto per il ricorso a strategie che si segnalano come buchi nella trama complessiva della saga. E se da una parte gli amanti delle fan-fiction potranno apprezzare il ritorno di persone e particolari dei capitoli precedenti, non c’è da stupirsi se dall’altra molti non apprezzeranno la scarsa continuità con le opere che hanno amato.

 

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