… E BEATRICE?

Oh, lo dico a voi in confidenza. Io a quello non lo sopporto. Mi ha vista la prima volta che ch’avevo otto anni, lui nove, mica mi ha detto “si gioca insieme, ti regalo un gelato, ..” no, c’ha fatto dieci poesie di duemila versi, il piccino. Ci siamo incontrati solo una volta, l’anno scorso, c’avevo diciotto anni, e da allora sparito di nebbia Gli è timido, dicono. E poi tutti a aggiungere “quanto sei fortunata! .. sai quante vorrebbero essere cantate da lui?” Va bé, ma io sono una donna, mica una serenata.

Queste sono le parole di Stefano Benni (Bologna, 12 agosto 1947). È uno scrittore, umorista, giornalista, sceneggiatore, poeta e drammaturgo italiano.

Benni è autore di vari romanzi e antologie di racconti di successo, tra i quali Bar Sport, Elianto, Terra!, La compagnia dei celestini, Baol, Comici spaventati guerrieri. Ha collaborato con il giornale francese Libération e ha curato la regia e la sceneggiatura del film Musica per vecchi animali (1989). Scrive inoltre per il teatro e ha preparato e recitato in vari spettacoli con molti musicisti jazz e classici. È ideatore della Pluriversità dell’Immagine e apprezzato a tal punto che i suoi romanzi sono stati tradotti in trenta paesi.

Tra le più famosi e importanti, ci sono Le Beatrici – da cui sono tratte le parole sopra citate – una raccolta di otto monologhi che raccontano la vita di otto donne differenti. Ci imbattiamo in Una dantesca Beatrice dei nostri tempi, un’adolescente crudele, una presidentessa che si nutre dei propri operai in esubero, una suora ironicamente ninfomane, una donna che vive d’attesa, un’anziana signora incattivita dall’età, una vecchietta sognatrice e una licantropa. È un insieme, un continuum di invettive, intrighi amorosi, sproloqui, confidenze, sogni appena appena sussurrati, vaneggiamenti sessuali, sentenze, ammiccamenti. Insomma, tutto ciò che fa parte della vita di una donna. Benni ritrae con la sua penna queste otto figure con un’ironia amara e spiazzante aggiungendo, tra un capitolo e l’altro, ballate che l’autore ha scritto negli ultimi dieci anni. È un accavallarsi, intrecciarsi e accostarsi di voci tra la realtà di ogni giorno e il teatro.

In uno di questi monologhi Stefano Benni dà voce alla “fiamma” di Dante Alighieri, uno dei più grandi poeti della nostra letteratura, Beatrice Portinari. Beatrice viene rappresentata come una ragazza vestita con un bell’abito medievale, sicura di sé, sognante, fresca, giovanile, che tenta in tutti i modi possibili di rompere con le imposizioni, gli usi e costumi e le regole del tempo e che cerca di acquistare la propria libertà. Una sorta di eroina dei nostri giorni, una Beatrice leggera, spiritosa e con le idee ben chiare. Una ragazza che dice quello che vuole e che cerca di fare di tutto pur di non farsi mettere i piedi in testa. Insomma non la Beatrice, anche abbastanza “pesante” dell’Alighieri, ma briosa. Una nuova Beatrice, mai apparsa nella letteratura. Benni sceglie appositamente di dar voce a un personaggio non così amato dal pubblico e le permette di rispondere a tutte le dediche del corteggiatore, che ella stessa chiama con il soprannome di Canappione. Ci troviamo davanti a una donna che sa cosa vuole, o meglio che vuole essere corteggiata e che desidera qualcosa di più pragmatico, desidera un vero uomo. Come dimostrato dalla citazione utilizzata all’inizio dell’articolo, non le interessano i numerosi versi del Poeta, perché lei non è una serenata!

Stefano Benni ha realizzato con questo monologo una creatura semplicemente unica, che piace molto al lettore: una Beatrice moderna e che non è più finalmente una semplice donna da ammirare, cantare e adulare ma diviene un vero personaggio, non più solo uno schermo, con un proprio pensiero e una propria voce.

Ora possiamo capire il motivo di tanto amore da parte del nostro caro amato Dante Alighieri per la nostra bella Beatrice!

 

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