Quando la musica si fa immagine. I Muse e il Drones Tour

Il legame tra immagine e musica rappresenta da sempre una delle maggiori suggestioni. Come l’immagine visiva sa ispirare la composizione musicale, così la potenza espressiva dell’immagine abbinata alla musica rappresenta un elemento estremamente stimolante per la mente umana. L’altra faccia della stessa medaglia insomma, che i Muse, camaleontica band inglese del Devonshire, stanno sfruttando in pieno nel loro Drones Tour.

Alla base della scelta degli effetti visivi sta una la scaletta che costituisca un tutt’uno organico con l’insieme di luci, immagini e testi da cui gli spettatori vengono letteralmente bombardati per due ore. Il ritorno – per dirla con il frontman e cantante Matthew Bellamy – ad un suono meno “gonfiato” dall’elettronica di tastiere, programmazioni e sequenze orchestrali, sposta il baricentro del concerto dalla complessità della componente musicale a quella visiva.

I primi effetti speciali ad apparire sono i finti droni a forma sferica che fluttuano nell’aria mutando colore, traiettoria e funzione a seconda delle canzoni. Colorati con bianche luci psichedeliche in Psycho, luminosi globi stellari in Starlight, pianeti in orbita secondo diverse traiettorie in Supermassive Black Hole, sono loro a captare immediatamente l’attenzione degli spettatori sin dai primi attimi dello spettacolo. Sono loro il cuore pulsante e l’anima di questa scenografia.

Dopo i droni che prendono vita, ecco gli effetti computerizzati. Nell’atmosfera molto orwelliana di The Handler, vediamo apparire proiettata su veli trasparenti la mano gigante di un grande burattinaio. Questo Grande Fratellohandler, se preferite – muove a tempo di musica i suoi pupi Bellamy e Wolstenholme, legati a questa mano con fili, frutto di complessi giochi luminosi.

Le proiezioni su veli trasparenti di dimensioni giganti mettono lo spettatore di fronte ad una realtà che apparentemente è luminosa e viva come le immagini proiettate, ma in realtà è Dead Inside. Prigioniero di un sistema dove l’entropia, il disordine e la tensione possono solo aumentare (Isolated System), il genere umano lascia dietro di sé gigantesche immagini di città distrutte (Citizen Erased) o spettrali come in The Globalist. La manipolazione e la mancanza di una qualche volontà critica portano l’uomo alla propria distruzione e a quella dell’ecosistema terrestre, sembrano suggerirci i Muse.

Che fare, allora? Alla languida e paranoica atmosfera di Drones, riarrangiamento del Sanctus e Benedictus di Pierluigi da Palestrina, che evoca in apertura le morti causate dai droni veri o metaforici (persone manipolate), si contrappongono le parole del discorso di John Kennedy (JFK). Ben evidenziate mentre scorrono sul cubo centrale sospeso del Mediolanum Forum, le parole di Kennedy contro la formazione di un nuovo ordine mondiale basato su inganno e poteri segreti, rappresentano il punto di svolta del concerto.

Il grido di ribellione nei confronti della società esplode con brani come Defector, Uprising e Take a bow che fanno rivendicare all’uomo, per quanto nella precarietà del proprio mondo (Time is running out, Supermassive black hole), il ruolo fondamentale dei propri sentimenti (Bliss, Starlight, Madness). Tale bisogno(Mercy) è la chiave che porta a voler combattere per i diritti, combattere quel sergente – Sergente Hartman, sei tu? – emblema della società manipolatoria, nella cavalcata finale Knights of Cydonia: “You and I must fight for our rights, you and I must fight to survive.”

La scelta degli effetti visuali è certo una chiave fondamentale di lettura per questo Drones Tour. Non è secondario però come sulle hit più famose il gruppo di Teignmouth gli effetti visivi sono ridotti al minimo, si punta tutto sul coinvolgimento del pubblico, che si può godere – come noi del resto- la vocalità potente e acuta di Matthew Bellamy insieme ai suoi aggressivi riff di chitarra, le potenti e agili linee di basso di Chris Wolstenholme unita alla poliedricità e versatilità ritmica di Dominic Howard alla batteria.


copertina

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Caro lettore, per noi de Lo Sbuffo l'educazione ad un uso consapevole del web è fondamentale. Se puoi, ti chiediamo di dedicare due minuti del tuo tempo alla lettura di questo articolo di Accademia Civica Digitale.

Con la cultura per un web migliore!

Grazie,
Lo Sbuffo