I dischi migliori del 2015

Il 2015 è appena terminato, e quale momento migliore dell’anno, per tirare le somme sulle uscite discografiche più meritevoli durante l’arco di queste 52 settimane.                                                                                                                                                                                        Noi de Lo Sbuffo abbiamo stillato per voi una piccola classifica con i dieci dischi che più ci hanno colpito; cercando di consigliarvi anche qualche piccola scoperta che, magari, era sfuggita alle vostre orecchie.

Bruce Springsteen

Tra i dieci dischi più importanti dell’anno, inseriamo The Boss Bruce Springsteen con il cofanetto The Ties That Bind: The River Collection (Columbia Records) contenente ben quattro dischi, oltre ad un documentario ed un libro sulla registrazione di uno dei capolavori del cantautore del New Jersey: The River.

Stereophonics

Successivamente, ecco uno tra i dischi che segna la rinascita di un gruppo che, negli ultimi anni, ha avuto un percorso altalenante. Stiamo parlando degli Stereophonics, che con Keep the Village Alive (Stylus Records) dimostrano di aver ancora molto da dire all’interno del panorama Indie, mostrando la freschezza del songwriting che era scemata, poco alla volta, nel corso degli anni.

Millencolin

Ci ha molto stupito il disco dei punk rocker svedesi Millencolin per la solidità dei contenuti espressi nel loro  -ormai-  settimo album: True Brew, prodotto dalla seminale etichetta discografica specializzata in Punk Rock di proprietà di Brett Gurewitz, Epitaph Records.

Il Teatro degli Orrori

C’è posto anche per gli artisti italiani in questa lista di dischi meritevoli di menzioni; troviamo, infatti, in settima posizione Il Teatro degli Orrori che, dopo i mezzi passi falsi rappresentati da Il Mondo Nuovo e dal progetto solista del frontman Pierpaolo Capovilla, torna di prepotenza sulla scena indipendente italiana con un album omonimo  -prodotto da La Tempesta-, che ancora una volta dimostra quanto talento abbia questa band e quante idee voglia trasmettere. Un disco potente, preciso e curato nei suoni in modo perfetto.

Chris Cornell

Poco sopra i nostrani rocker, si posiziona una delle voci migliori del panorama rock: Chris Cornell. Il leader dei Soundgarden entra di prepotenza in questa classifica con il suo quinto album solista, Higher Truth (Universal) , a quattro anni di distanza da Songbook. E’ un disco di cantautorato moderno dove Cornell si mette a nudo davanti ai suoi ascoltatori, senza vergogna.

Dave Gahan

In quinta posizione troviamo un altro mostro sacro della musica: Dave Gahan. Questa volta non con i suoi Depeche Mode, bensì con il suo acclamato progetto solista Dave Gahan & the Soulsavers, che con Angels & Ghosts (Columbia Records)  riprendono le atmosfere cupe della new wave anni ’80, reinserendole in un contesto moderno e, a tratti, cantautorale; il tutto viene arricchito dalla potente e intensa voce di Gahan che, al solito, non sbaglia un colpo.

Verdena

Ai piedi del podio dei dischi migliori troviamo una conoscenza del rock nostrano, ovvero una di quelle band che partendo dal circuito indipendente è riuscita col tempo ad affermarsi come una delle realtà migliori anche in contesti più ampi. In quarta posizione abbiamo deciso di collocare i Verdena, che con il doppio album prodotto dalla Universal, Endkadenz Vol.1 e Vol.2, hanno alzato ancora una volta l’asticella, creando un disco che attinge alla scena grunge di Seattle, ma che si evolve verso lidi mai esplorati prima dalla band. Un disco importante per rimarcare quanto sia vitale per un musicista trovare il coraggio di sperimentare.

Nothing but Thieves

Medaglia di bronzo per gli inglesi Nothing but Thieves, che sfoderano un album omonimo di esordio tanto potente, quanto ben arrangiato, che viaggia tra i Muse ed i Depeche Mode. Che sia di buon auspicio per una folgorante carriera!

Iosonouncane

L’argento abbiamo deciso di assegnarlo ad un artista, forse, poco conosciuto, ma che ha saputo unire musica elettronica e cantautorato in una miscela onirica perfetta. Stiamo parlando del musicista sardo Jacopo Incani, meglio conosciuto con lo pseudonimo Iosonouncane, il quale con il suo album DIE (Trovarobato) muove un altro passo verso una maturazione a livello artistico che già si intravedeva con il suo album di esordio.

Tame Impala

Purtroppo non possiamo concedere il primato a lui, in quanto, i Tame Impala hanno creato un capolavoro di musica elettronica e synth-pop che fa sognare e perdersi nell’immaginario che la band è riuscita a creare. Se i Verdena hanno composto una canzone intitolata Inno del Perdersi, ecco, questo inno è Currents (Interscope Records) dei Tame Impala.

Sperando che il 2016 sia un anno ricco dal punto di vista discografico, vi lasciamo esplorare questa classifica.

Buon ascolto!


copertina

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