(Ir)rational Man

di Denise Lo Coco


Woody Allen
chiude il 2015 con il suo ultimo film, “Irrational Man”. È importante sottolineare il nome del regista perché questo film tutto sembra tranne un’opera di Allen. Infatti, se non per poche battute non sense e anticonvenzionali tipiche del regista, il film esce totalmente dallo schema alleniano.

Primo punto: la trama. Al posto della tipica storia romantica costellata di episodi incredibili e di riflessioni esistenziali che culminano in un tutto sommato allegro lieto fine,  ci viene rappresentata la vita di un carismatico professore universitario di filosofia in preda a una profonda depressione, interpretato da Joaquin Phoenix. Il protagonista sfoga la sua frustrazione nell’alcool e persino il suo abituale fascino subisce una crisi: non riesce a consumare la relazione con una sua collega. Nel frattempo, Emma Stone ha il ruolo piuttosto stereotipato di una studentessa sempre più attratta dal suo professore, tanto da passare più tempo con lui che con il suo ragazzo. Phoenix tenta di mantenere il rapporto con la ragazza nei limiti della professionalità, finché ai due non capita di ascoltare una conversazione in una caffetteria: una donna seduta dietro di loro parla di un giudice ingiusto che vuole affidare la custodia dei figli al suo ex marito, cosa che suscita l’interesse intenso del professore e lo sdegno petulante della studentessa.

Da questo momento, gli eventi prendono una piega diversa: il professore smette di crogiolarsi nella sua cupezza e decide di pedinare quel giudice e ucciderlo, sentendo di ritrovare il senso della propria vita. Irrazionale? In realtà, tutto è tranne che un comportamento irrazionale. Anzi, considerando che si tratta di un megalomane depresso il tutto appare perfettamente prevedibile e spiegabile, dal suo punto di vista ovviamente. Infatti, l’uomo è animato da ciò che crede un grande senso di giustizia: il suo progetto gli appare eroico, comincia a vedersi come il salvatore di quella sfortunata signora. È così soddisfatto di sé da tornare sessualmente attivo e, una volta compiuto l’omicidio, da intrecciare una relazione anche con la bramosa Stone, la quale quindi lascia senza pietà il povero e devoto fidanzato.

Secondo punto: gli stereotipi. Emma Stone sembra essere la nuova musa di Allen, tuttavia il  ruolo che le è stato ricucito addosso dallo scorso “Magic in the moonlight” (2014): stessa ragazzina superficiale attratta dall’uomo maturo e cupo, convinta che la sua missione sia ridargli la gioia di vivere attraverso una romantica passione, noncurante di poter calpestare sentimenti ed emozioni altrui.

Il professore depresso: rimugina sulla morte del suo migliore amico in gioventù e sul tradimento della moglie lasciando che una ragazzina lo compianga per questo e lo consoli, eppure si atteggia a fiero lupo solitario. Lamenta una pesante ombra di morte e distruzione sulla sua vita, ma non pensa a questi concetti quando decide di eliminare un uomo completamente estraneo a lui, giustificandosi con l’idea di fare del bene a un’estranea.

Terzo punto: il tema. Di cosa parla questo film? Si è appurato che non ha senso parlare di irrazionalità. Può essere l’amore il tema? Difficile, dato che non c’è una vera storia d’amore per tutto il film: una banale infatuazione da parte della Stone, un puro desiderio di abbandonare la monotonia del quotidiano per la collega di Phoenix e pura auto soddisfazione di Phoenix.
E’ la morte, il tema? Forse, sebbene tutte le morti nel film avvengano per caso o, come potrebbe pensare qualcun’altro, per volere del karma: una morte per una morte.

“Magic in the moonlight” era stato giudicato banale, prevedibile e piuttosto insipido dalla critica. Tuttavia, dopo “To Rome with love” può darsi che “Irrational Man” sia l’ultimo flop di Allen.

Forse il progetto di dirigere un film all’anno gli sta sfuggendo di mano o forse il regista sta sperimentando nuovi generi, uscendo dai suoi schemi tipici. Forse dobbiamo aspettare la fine di questo nuovo 2016 e il grande Woody Allen ci stupirà ancora.


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