DEBITO: A “LOVE” STORY

Di Andrea Ancarani

Il debito in questi anni ha conquistato più volte le prime pagine di giornale. Se spesso è il debito pubblico ad aver interessato le cronache economiche, non bisogna dimenticare il ruolo da protagonista che il debito privato ha avuto nella crisi economica americana del 2008 e della crisi europea del 2010-2012. In particolare bisogna portare in evidenza l’altra faccia della medaglia, infatti, troppo spesso si cade nell’errore di colpevolizzare eccessivamente il debitore e il debito caricandolo di un valore morale e trascendentale dimenticando che spesso un debito dannoso è colpa di un creditore in malafede. È infatti proprio in un rapporto spesso perverso tra debito e credito che si sono giocate le due più gravi crisi che il capitalismo abbia mai conosciuto.

La storia del debito degli ultimi 8 anni è dunque inscrivibile in tre capitoli di un’immaginaria saga.

Il primo capitolo ci porta indietro al 2008, allo scoppio della bolla speculativa immobiliare americana causata dai mutui subprime e seguita dal fallimento di numerosi istituti bancari e dal fallimento dai alcune società di assicurazioni.

Il secondo capitolo si snoda tra il 2010 e il 2012 ai tempi della crisi del debito greco che mise a rischio, la tenuta dell’area euro arrivando, con il 2015, al terzo ed, per ora conclusivo, capitolo: una sempre più probabile crisi dei debiti dei paesi emergenti.

Gli elementi più interessanti, e forse più utili per poter scongiurare altri disastri, di queste crisi sono le caratteristiche che le rendono simili, infatti la crisi americana e la crisi greca sono entrambe accomunate da un aumento incontrollato del debito seguito da una contrazione. In special modo in entrambi i casi si verificò un eccesso di liquidità proveniente sia da dentro i confini sia dall’estero che inondò l’economia causando un abbassamento dei tassi d’interesse e quindi un aumento del credito. In America questo accadde per un eccesso di risparmi provenienti da tutto il mondo, specialmente dall’Asia, che confluirono nei mutui subprime immobiliari cartolarizzati con le conseguenze che tutti ricordiamo, mentre, riguardo al caso Grecia, furono i risparmiatori e le tanto severe banche tedesche a contribuire all’eccesso del credito creando, così, una bolla speculativa immobiliare in Irlanda e un aumento incontrollato della spesa pubblica in Grecia.

Quando queste bolle scoppiarono gli interessi andarono ai minimi storici e il flusso del capitale cambiò direzione confluendo verso i paesi più poveri con tassi di interesse più elevati quindi più attraenti. Questo incontrollato flusso di credito risultò in un eccesso di indebitamento da parte delle aziende che, nei paesi emergenti, finanziarono progetti rischiosi e a volte poco remunerativi. Giusto per dare qualche dato: il debito totale dei paesi in via di sviluppo, o così detti BRICS tra cui si include anche l’Indonesia, è cresciuto dal 150% sul PIL nel 2009 al 195%. Il problema di tutta questa situazione è che l’infezione del credito incontrollato, invece di scontrarsi con solidi anticorpi sta incontrando situazioni favorevoli per la propria diffusione; infatti, in uno scenario internazionale con la Cina in affanno, un’economia europea che stenta a riprendersi (l’Europa è un importante sbocco per i paesi emergenti) e i prezzi delle materie prime, come il petrolio, ai minimi storici, il rischio per i BRICS  e simili di non riuscire a pagare gli investimenti esteri sta sempre più aumentando. Il rischio di default sul debito dei paesi in via di sviluppo inoltre sarebbe aggravato dal ruolo centrale che questi paesi ad oggi ricoprono nell’economia mondiale rischiando così di rendere un’eventuale crisi e inversione della congiuntura economica ancora più pervasiva proprio nel momento in cui la Federal Reserve potrebbe iniziare ad alzare i tassi di interesse.

I rischi, in particolare riguardano l’euro zona, e quindi anche l’Italia, che per la propria esposizione al commercio internazionale e per la debole ripresa puo’ subire seri contraccolpi. Resta in ultimo, come per ogni saga, da chiederci come sarà il capitolo finale della storia del debito e soprattutto rimane la domanda: verso dove si concentrerà la prossima incontrollata espansione di credito? Beh, è prematuro dare una risposta ma forse tutti possono intuire che il problema non risieda tanto nel credito in sé ma piuttosto nel suo essere nocivo quando cieco e smodato.

Images: copertina

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