La ragazza del treno – Paula Hawkins

di Martina Giobbio 

 La ragazza del treno è un romanzo che racconta, facendo dei salti temporali a cui si deve prestare molta attenzione, la vita di tre donne molto diverse tra loro ma che, come alla fine si scopre, hanno molto in comune.

L’intreccio, un po’ complicato, segue l’alternarsi di tre voci narranti, un triplice sguardo su un mistero comune.

La protagonista principale, attraverso i cui occhi seguiamo la storia fin dall’inizio, è Rachel, una donna che prende ogni giorno lo stesso treno, compiendo lo stesso tragitto, tormentata dai soliti pensieri, costretta a vedere il mondo andare avanti senza di lei; ma soprattutto, su quel treno, Rachel osserva fuori dal finestrino, scrutando le strada e le case che scorrono davanti ai suoi occhi e quasi spiando le vite degli ignari abitanti. Si immagina quali siano i loro nomi, come siano le loro vite, convincendosi che la loro esistenza sia idilliaca in base a pochi istanti della loro quotidianità colti dal treno fermo per un semaforo rosso.

Rachel si sente molto vicina a una coppia, dai nomi fittizi di Jess e Jason, che sente quasi di conoscere personalmente.

Questo viaggio sempre uguale è forse il momento preferito della sua giornata, l’unica costante della sua vita. Con l’andare delle pagine, lento e quasi ripetitivo, si scoprono tutti i segreti di Rachel: non ha più un lavoro, il marito l’ha lasciata, non ha alcuna certezza se non l’alcool e il solido rapporto tra Jess e Jason.

La sua vita cambia radicalmente quando la donna scompare e Rachel viene a sapere tutto di lei, il suo nome, la sua storia.

A raccontare la propria vita è la stessa Megan: con alcuni capitoli dal suo punto di vista, l’autrice delinea un’altra figura femminile, non meno problematica della protagonista, con molte manie, segreti e fragilità.

L’esistenza di Megan non è perfetta come appare agli occhi della ragazza del treno: ha problemi di depressione, il rapporto con il marito non è perfetto, è alla continua ricerca di qualcosa di più.

Rachel si sente coinvolta nella scomparsa della donna perché è stata testimone involontaria di un momento che potrebbe scagionare un sospettato e per qualcosa che sente di aver vissuto in uno dei suoi momenti di buio alcolico; non può fare a meno di intromettersi. Da pigra e apatica donna, con una bottiglia sempre in mano, si ritrova investigatrice in erba; sente di aver ritrovato uno scopo nella vita, qualcosa che non sia l’alcool. La donna però non resiste a lungo, ricade sempre nel suo vizio.

La terza voce narrante è l’altra donna, quella che ha sostituito Rachel nella sua vecchia vita, nella sua vecchia casa, con il suo ex marito: Anna.

Le tre donne finiscono per assomigliarsi, pur avendo diverso ruolo nel libro: sono donne bugiarde, deluse, apatiche; anche degli uomini si potrebbe dire la stessa cosa: sono uomini dolci e premurosi in apparenza, ma che dietro alle mura della propria casa diventano aggressivi e meschini.

Nonostante la presenza di vari punti di vista si coglie una certa somiglianza di fondo nella narrazione: anche se si raccontano storie diverse, la voce appartiene a una sola persona e le dinamiche che coinvolgono i personaggi sono sempre le stesse.

Le ultime pagine hanno un ritmo accelerato rispetto al resto del libro e l’inaspettato accade. Il finale, se si ripercorre tutta la trama, è un po’ banale, non c’è stata la costruzione sistematica di un crimine nel corso del romanzo, non sono stati disseminati indizi nelle pagine, ma succede tutto di colpo nelle ultime cinquanta pagine.

I capitoli sono brevi, a tratti interessanti ma caratterizzati da uno stile anonimo.

È, tutto sommato, una lettura semplice, con cui passare una piacevole serata.

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