IL PENSIERO LATERALE

Di Silvia Carbone

Spesso anche le persone più intelligenti tendono a rimanere troppo a lungo impantanate nei problemi, magari intrappolate nel pensiero negativo.

Per ritrovare l’ottimismo a volte basta un po’ di creatività.

 

Il metodo di analisi dei problemi tradizionale, tipico del pensiero occidentale, prevede passaggi rigidamente logici da un’idea all’altra, e fa più uso della critica che della creatività.

Ne consegue che le parti in gioco, in una qualsiasi discussione, siano più interessate a difendere la propria posizione e a trovare i lati negativi delle altre, che a creare nuove idee collaborando.

Edward de Bono, scrittore maltese laureato in medicina e psicologia, ha insegnato in prestigiose università come Cambridge, Oxford, Harvard e Londra, e ha collaborato con numerose aziende progettando e insegnando metodi di pensiero alternativo.

Nel 1967 ha coniato l’espressione “lateral thinking”. Il pensiero laterale ha la funzione di trasformare gli schemi, o preconcetti, con cui siamo abituati a filtrare la nostra percezione della realtà. A differenza del pensiero strettamente logico, detto “pensiero verticale”, non si limita a seguire gli schemi, ma cerca piuttosto di attraversarli.

Il meccanismo è simile a quello dello humour: si crea un’asimmetria degli schemi di percezione, uno sfasamento rispetto al modo in cui siamo abituati a vedere la realtà, che determina in noi come un’illuminazione.

I giudizi, su cui si basa il pensiero critico, sono essenziali per il nostro pensiero, ma a volte vanno abbandonati per vedere oltre: il pensiero laterale sostituisce il giudizio con il movimento, una modalità di pensiero attivo per cui un’idea può essere usata anche solo per il suo effetto propulsivo.

Ciò significa che, a differenza di quanto accade col pensiero verticale, non ci sono idee illogiche e bandite a priori, ma ogni idea può essere buona, per esempio come provocazione.

Le idee-provocazioni si possono ottenere addirittura partendo da una parola a caso, o facendo ricorso al rovesciamento, invertendo cioè lo svolgimento normale di un processo.

Nel suo libro “Sei cappelli per pensare” Edward de Bono riporta questo esempio:

Di norma, i clienti pagano per i prodotti che acquistano. Rovesciamo la situazione. Pensiamo a un negozio che paga i clienti. Questo potrebbe portare all’idea dei bollini, che in effetti prevede che a ogni acquisto il cliente riceva una piccola somma. Oppure potrebbe portare all’idea di registrazioni di cassa che, per ogni mille dollari d’incasso, paghino un premio al fortunato cliente di turno.”

La provocazione ci costringe a uscire dagli schemi correnti, a essere creativi.

Ecco un altro esempio di pensiero laterale, sotto forma di indovinello:

“Molti anni fa, ai tempi in cui un debitore insolvente poteva essere gettato in prigione, un mercante di Londra si trovò, per sua sfortuna, ad avere un grosso debito con un usuraio. L’usuraio, che era vecchio e brutto, si invaghì della bella e giovanissima figlia del mercante, e propose un affare. Disse che avrebbe condonato il debito se avesse avuto in cambio la ragazza.

Il mercante e sua figlia rimasero inorriditi della proposta. Perciò l’astuto usuraio propose di lasciar decidere alla Provvidenza. Disse che avrebbe messo in una borsa vuota due sassolini, uno bianco e uno nero, e poi la fanciulla avrebbe dovuto estrarne uno. Se fosse uscito il sassolino nero, sarebbe diventata sua moglie e il debito di suo padre sarebbe stato condonato. Se la fanciulla invece avesse estratto quello bianco, sarebbe rimasta con suo padre e anche in tal caso il debito sarebbe stato rimesso. Ma se si fosse rifiutata di procedere all’estrazione, suo padre sarebbe stato gettato in prigione e lei sarebbe morta di stenti. Il mercante, benché con riluttanza, finì coll’acconsentire.

In quel momento si trovavano su un vialetto di ghiaia del giardino del mercante e l’usuraio si chinò a raccogliere i due sassolini. Mentre egli li sceglieva, gli occhi della fanciulla, resi ancor più acuti dal terrore, notarono che egli prendeva e metteva nella borsa due sassolini neri.”

Che fare? L’uso del pensiero verticale aiuterebbe ben poco, perché: la ragazza potrebbe rifiutare l’estrazione (il padre andrebbe in prigione), smascherare l’usuraio (idem, non avviene l’estrazione), estrarre uno dei due sassolini sacrificandosi e salvare il padre.

Tutte le soluzioni sembrano negative.

Il punto è, che chi preferisce l’approccio verticale si preoccupa del fatto che la ragazza deve estrarre il sassolino, mentre un approccio da pensiero laterale si concentrerebbe sul fatto che manca il sassolino bianco.

 

“Poi l’usuraio invitò la fanciulla a estrarre il sassolino che doveva decidere la sua sorte e quella di suo padre… La ragazza introdusse la mano nella borsa ed estrasse un sassolino, ma senza neppur guardarlo se lo lasciò sfuggire di mano facendolo cadere sugli altri sassolini del vialetto, fra i quali si confuse. «Oh, che sbadata!» esclamò. «Ma non vi preoccupate: se guardate nella borsa potrete immediatamente dedurre, dal colore del sassolino rimasto, il colore dell’altro»

Naturalmente, poiché quello rimasto era nero, si dovette presumere che ella avesse estratto il sassolino bianco, dato che l’usuraio non osò ammettere la propria disonestà.

In tal modo, servendosi del pensiero laterale, la ragazza riuscì a risolvere assai vantaggiosamente per sé una situazione che sembrava senza scampo.

La ragazza, in realtà, si salvò in un modo molto più brillante di quanto non le sarebbe riuscito se l’usuraio fosse stato onesto e avesse messo nella borsa un sassolino bianco e uno nero, perché in tal caso avrebbe avuto solo il cinquanta per cento delle probabilità in suo favore. Il trucco che escogitò le offrì invece la sicurezza di rimanere col padre e di ottenergli la remissione del debito.”

A chiarire il senso dell’aneddoto, nel suo libro “Il pensiero laterale”, de Bono scrive:

Quando si affronta un problema, è prassi comune delimitarlo entro una determinata inquadratura e cercarne la soluzione all’interno di essa. Si accetta come un dato dimostrato che una certa linea rappresenti il confine del problema, ed è entro questi confini che il pensiero verticale cerca la soluzione. Molto spesso però questi confini non esistono nella realtà e la soluzione può trovarsi al di fuori di essi.

Per chi desideri mettere alla prova la sua abilità di pensare “fuori dagli schemi”, a questo link troverà un sito che ha raccolto “I classici del pensiero laterale”, diversi problemi e indovinelli con alcune inaspettate soluzioni.

Images: copertina

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Caro lettore, per noi de Lo Sbuffo l'educazione ad un uso consapevole del web è fondamentale. Se puoi, ti chiediamo di dedicare due minuti del tuo tempo alla lettura di questo articolo di Accademia Civica Digitale.

Con la cultura per un web migliore!

Grazie,
Lo Sbuffo