L’altra faccia dei Drag Artists

Ieri 16 luglio era l’International Drag Day, un momento per festeggiare, celebrare e dare a tutti i Drag Artists l’occasione di brillare veramente.

L’evento creato nel 2009 da Adam Stewart, è anche l’occasione per ringraziarli per tutto ciò che regalano ogni giorno con le loro performance, ma soprattutto per ciò che hanno dato alla vita e alla cultura gay.

Per chi non lo sapesse, infatti, le drag queen hanno avuto una parte importante nel movimento per i diritti gay, che include i famosi “moti di Stonewall”, chiamati anche “rivolta di Stonewall”. Una serie di violenti scontri fra gli omosessuali e la polizia a New York, generalmente considerati, da un punto di vista simbolico, il momento di nascita del movimento di liberazione gay moderno in tutto il mondo.

Insomma, tutti hanno sentito parlare di Drag Queen e sicuramente molti di voi avranno visto quella fantastica commedia con Robin Williams e Gene Hackman intitolata Piume di struzzo (The Birdcage). Film del 1996 diretto da Mike Nichols, tratto dall’opera teatrale La cage aux folles di Jean Poiret e remake del celebre film Il vizietto (1978) di Edouard Molinaro è una divertente finestra sul mondo omosessuale e dei locali di drag queen, appunto.

Ma non tutti sanno che esistono anche i drag king! Il principio è lo stesso delle drag queen, soltanto che invece di uomini che si travestono da donne, sono queste ultime che si vestono da uomini e si esibiscono su un palco o in un locale. Interpretano personaggi maschili famosi o anche solo stereotipi maschili, sottolineandone gli aspetti estetici più virili mediante barbe posticce, abiti tipicamente maschili, e ovviamente il “packing”.

Come la loro controparte femminile sono artisti che si esibiscono in performance che includono parti ballate, cantate ed interpretate. Il fenomeno, però, per quanto già presente tra le fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento nelle dance hall inglesi, ha iniziato a guadagnare una prima fama negli anni Ottanta grazie al noto videoclip musicale “Turn to you” delle irriverenti Go-go’s, (il primo gruppo rock di successo tutto al femminile) per poi svilupparsi negli anni Novanta rubando un po’ di terreno alle ormai da tempo famose drag queen.
Ma mentre, quest’ultime tendono a calcare le scene da soliste, i drag king formano più spesso bands con cui si esibiscono sul palco.

Il termine drag king, inoltre, è spesso usato anche per indicare donne che passano per uomini, temporaneamente o stabilmente, per altre ragioni che quelle di scena. Può essere il caso di donne con sentimenti transgender “FtM” (da femmina a maschio) magari come primo passo verso un cambio di genere, o anche di donne che vogliono provare per un tempo limitato (magari anche solo una serata) a vivere in pubblico il loro lato maschile.

Una cultura viva, dunque, anche se meno conosciuta, con film, documentari (come Mio Sovversivo Amore, Venus Boyz e Drag King, il sogno di Julia) e libri (Il re nudo. Per un archivio drag king in Italia, My Husband Betty, She’s Not The Man I Married, The Boy in the Dress) se volete documentarvi ulteriormente su questo lato meno noto del travestitismo.


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