Jeunet

JEUNET E IL CORTOMETRAGGIO

I favolosi primi passi del regista di Amélie Poulain

Di Anna Bellelli

Quando nel 2001 Il Favoloso Mondo di Amelie arrivò sugli schermi fu subito dichiarato un capolavoro, bello, bella lei, bella la sceneggiatura, bella l’idea, bella la colonna sonora, bello tutto, ma soprattutto intelligente, bizzarro e profondamente romantico.  L’ incredibile successo di questo film ,che lo rende tutt’ora il film francese con il più alto incasso al botteghino, diventa sintesi e simbolo dello stile del suo regista, Jan-Pierre Jeunet, grande artista dall’immaginazione fervida e vivace.

Se quindi tutto questo genio può essere sembrato come un’improvvisa esplosione al pubblico internazionale, tuffandosi nella  produzione precedente del regista si possono notare i chiari primi indizi di quell’originalità tanto amabile, racchiusi nei suoi primi brevi passi.

Jeunet  inizia il suo percorso ad appena diciassette anni come autodidatta , per poi dedicarsi non solo alla regia tradizionale ma anche alle tecniche di animazione.

Dalla fine degli anni 70 fino all’inizio dei ’90, realizza vari cortometraggi in collaborazione con il disegnatore e regista Marc Caro, molto apprezzati e premiati dalla critica.

In queste cinque brevi opere Jeunet abbozza quella che sarà una tecnica e una visione del mondo tra le più apprezzate ed originali, paragonabile a quelle di altri artisti singolari come Tim Barton e Emir Kusturica.

Il primo cortometraggio che viene realizzato sotto la firma Caro/Jeunet è l’E’vasion  del 1978, si tratta di circa sette minuti di filmato in bianco e nero girato con la tecnica di animazione  Stop Motion o Passo Uno, molto cara a Jeunet.  In questo primo lavoro si notano già l’attenzione al dettaglio, il realismo degli ambienti e il gusto per il grottesco che lo porta a realizzare figure di umanoidi dalle sembianze grezze e caricaturali.

Questi tratti  ritornano e si evolvono nel secondo cortometraggio della coppia, Le Manège,del 1980, sempre con l’uso della Stop Motion ma sta volta a colori. Una città bagnata dalla pioggia fa da sfondo al giro notturno di una giostra, la musica ridondante e le pesanti ombre su volti ed ambienti creano un’atmosfera tesa e misteriosa, giocando sulla confusione dello spettatore che non comprende le emozioni dei personaggi, quasi l’ambientazione realistica e quotidiana appartenesse ad un mondo e ad un contesto sconosciuto ed inaccessibile. Caro e Jeunet vincono con Le Manège  il premio César  nel 1981.

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Dopo questo primo riconoscimento passano più di un anno a preparare in ogni dettaglio il loro prossimo cortometraggio: Le bunker de la dernière Rafale  di ben 26 minuti. Primo corto con attori, tratta la permanenza  di un plotone militare in un bunker che scatena una morbosa paranoia in tutti i suoi abitanti, intrappolati in un angosciante ambiente chiuso, lo spettatore li osserva come formiche che si muovono tra le gallerie, in un mix di horror  e fantascienza a cui si aggiunge il grottesco, affezionato elemento, sempre presente nella produzione di questi anni.

Successivamente Jeunet gira due cortometraggi di cui ,per la prima volta, firma da solo la regia.

Il primo è Pas de repos pour Billy Brakko del 1984, un piccolo capolavoro noir di quattro minuti. Sempre con attori, girando a colori, il regista abbandona le atmosfere grottesche per dedicarsi al montaggio ironico. Il personaggio di Billy Brakko è ispirato ai fumetti del amico Marc Caro, la sua storia viene raccontata da un narratore le cui parole invece di essere seguite da un’azione “tradizionale” sono raccontate da immagini di vario genere che si mescolano agli attori in modo originale e divertente, creando una sequenza associativa veloce ed innovativa.

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Il secondo e ultimo cortometraggio firmato dal regista è Foutaises del 1989. Da questo lavoro inizia inoltre la collaborazione con l’attore francese Dominique Pinon, che spesso comparirà nelle pellicole di Jeunet. L’attore e la sua straordinaria mimica sono portate al centro di un’opera che si basa sul racconto appassionato di cose che piacciono e cose che non piacciono al protagonista entrando nel dettaglio, nell’intimità e nella semplicità dello sfizio personale.

L’autore integra insieme al gioco mi piace\non mi piace la tecnica dell’associazione di immagini già utilizzata nel corto precedente. Tra i primi piani di Pinon scorrono rapide immagini di repertorio, di giornali, film, gag verbali e visive creando sequenze originali, divertenti con un tocco infantile.

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Ai primi tre lavori si fa quindi risalire l’immaginativo angoscioso, bizzarro ed ironico che caratterizzerà i primi lungometraggi del regista. Film come Delicatessen 1991, e La cité des enfants perdus del 1995 grazie ai quali verrà notato e scritturato dalla 20th Century Fox come regista per il film Alien-La Colnazione del 1997.

Le ultime due esperienze di corto si avvicinano invece di più alle commedie girate da Jenuet, in particolare le tecniche di montaggio sperimentate saranno un’aggiunta preziosa al suo capolavoro, già di per sé originale, Le fabuleux destin d’Amélie Poulain. 

Sono questi pochi ma fondamentali lavori a fornire un’interessante testimonianza dell’evoluzione di una mentalità brillante, permettendo agli spettatori che li riscoprono un approfondito viaggio nel immaginativo grezzo ma già sorprendente di un talentuoso regista come Jean-Pierre Jeunet.

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