Omen Omenone

 di Federico Filippo Fagotto

…e dopo la Chiesa di San Fedele, potete vedere da questa parte la celebre Casa degli Omenoni, uno dei tesori nascosti di Milano…

 

« No! Ci risiamo. »

« Non ti agitare Svevo, tanto lo sai che alle 17.00 passa sempre di nuovo la guida. »

…Costruita intorno al 1565 dal cesellatore aretino Leone Leoni, la facciata consta di due ordini e un attico, è divisa in sette scomparti, con due finestre a timpano spezzat…

« Lo spezzi a me il timpano, figlia di una lupa maledetta! »

« Haha! Buona questa, Sarmata, peccato che non possano sentirci. »

…Il palazzo ha un tempo ospitato opere di autori illustri, come Tiziano e Leonardo, che aveva depositato qui, all’inizio, il suo Codice Atlantico…

« Ah ah, si è dimenticata Correggio. Pure imprecisa la puella! »

« Stai calmo anche tu, Parto! Tanto è inutile. »

…Ma come avrete capito, il palazzo è contraddistinto dagli otto Omenoni, ossia gli ‘omaccioni’ scolpiti nella pietra da Antonio Abondio, che vedete prospicienti la facciata del palazzo…

 

« Chiamaci ‘Telamoni’, prego. ‘Omenoni’ non mi è mai piaciuto, neanche un po’. »

« Diglielo Quado! Accidenti, ai tuoi tempi non avresti tollerato una simile linguaccia scommetto. »

« Neanche per sogno! Ma che ci vuoi fare, questi latini ci hanno fregati tutti in un modo o nell’altro. »

…Come vedete dai nomi scolpiti sopra le loro teste, le otto statue raffigurano ognuna un popolo barbaro contro cui Roma riscosse in passato i suoi storici successi: Quadi, Svevi, Marcomanni, Adiabene, Sarmata e Parti…

« Ma perché… »

« Non interrompere la guida, Anna. Mi scusi, la mia nipotina è sempre curiosa. »

« Oh, non si preoccupi signore. Dimmi piccola. »

« Ma… loro due? Poverini, non hanno nome? »

« Ah, vuoi sapere chi sono le due statue centrali? Quelle che si sporgono verso di noi con quelle grosse braccia conserte e le loro manone grandi? »

« Mmh… sì! Sembrano arrabbiati. »

« Ci siamo ragazzi, adesso si ride! »

« Già, chissà cosa si inventerà questa qui. »

« Ehm, quelli ovviamente sono i due più famosi re barbari sconfitti dai romani, vale a dire Vercingetorige e Brenno. »

« Hahaha! »

« Bum! L’ha sparata proprio grossa stavolta, vero Adiabene? »

« L’ultimo è venuto qui a dire che raffigurano i due scultori, Leone Leoni e il figlio Pompeo… »

« …O c’è chi s’inventa che siamo addirittura i loro mecenati, Carlo V e Filippo II. »

« Haha! Figurati. Ma questa non l’avevo sentita mai ancora, giuro! »

« Ma… »

« Anna, guarda che gli altri vogliono sentire il resto della spiegazione. »

« Uffa nonno! Ma però perché non hanno i nomi, loro? Non potevano scrivere Veggincerotigio e quell’altro? »

« Beh, in effetti la bambina ha ragione. Come mai? »

« Ehm… dunque, in realtà… gli storici sa, gli studiosi… credo che non siano riusciti a trovare una risposta».

« Ah, beccata! Ci voleva una bambina impertinente! »

« Per Diana! Ma ha ragione più lei di tutto lo stuolo di eruditi e turisti che ogni giorno viene qui ad importunare la nostra quiete. Se solo non avessi la schiena intrappolata nella roccia gliela farei vedere io, quant’è vero che mi chiamo Marcomanno! »

« Ah amico non ti ci mettere anche tu a sbraitare. »

« Proprio tu parli, che non hai nome. Dovresti essere il primo a sentirsi risentito! »

« Non avrò nome, ma almeno non penso di chiamarmi con quello del mio popolo solo perché ce l’ho scritto in testa. »

« Come ti permetti, i miei avi hanno combattuto a Teutoburgo, al fianco di Arminio! E tu come vorresti chiamarti? Sentiamo. »

« Eh, chissà. Forse dovrei chiederlo a quella bambina. Ma si stanno già allontanando. »

« Seguitemi signori, fra poco arriveremo in Piazza Scala… »

« Vieni Anna, andiamo! »

« Sai nonno, secondo me questi grossi omonani di pietra… »

« Omenoni, Anna. »

« Sì, ominonni, va bene. Secondo me stanno parlando fra loro, li sento. »

« Sai Anna, quand’ero piccolo come te il mio papà mi portava sempre in giro per Milano. “È una città bellissima, nessuno la conosce veramente” mi diceva sempre. E spesso mi portava anche qui, in via degli Omenoni. »

« Davvero nonno? E parlavano? »

« Sì, anche per me parlavano. E quando ho chiesto a mio papà chi fossero quei due senza il nome, sai cosa mi ha detto? »

« Cosa? »

« Che erano due uomini disegnati da Leonardo sul Codice Atlantico. »

« Su cosa, nonno? »

« Ah, sono dei disegni. »

« E li ha disegnati così arrabbiati, con le braccia incrociate e il volto scuro? »

« No! Erano belli e allegri. Poi quando il Codice è stato portato via, si sono offesi, e adesso li vedi così. »

« Poverini! »

« Sai cosa possiamo fare però? »

« Cosa nonno? »

« Dagli un nome, così diventeranno come gli altri, andranno tutti d’accordo e saranno più contenti, vedrai. »

« Sì, che bello! Allora li chiamo Tobia ed Enea, come i miei due cani, posso? »

« E Tobia ed Enea sia, allora. Sei contenta? »

« Sì, nonno. Sono sicura che la prossima volta non saranno più così arrabbiati. »

« Ne sono certo anch’io, Anna. Vieni. Raggiungiamo la guida e gli altri… »

« Ehi… Tobia. »

« Mpff… »

« Non sghignazzate, voi altri. Vi sento. »

« Ti piace il tuo nuovo nome? »

« Beh io almeno, a differenza vostra, ho un nome vero ora, tutto mio. »

« Sì, quello di un cane. Hihi! »

« Porca l’oca del Campidoglio, se non fossi qui bloccato nella roccia te le suonerei più dei romani, Barbaro ignorante! »

« Buoni, poco baccano! Un altro bambino che si accorge di noi e non ci verrà più concesso di restare in questo mondo. »

…e dopo la Chiesa di San Fedele, potete vedere da questa parte la celebre Casa degli Omenoni…

« Sssh, silenzio! Tornano gli umani. »

« Zitti, zitti. Vediamo cosa si inventano questi!… »


CREDITS: Cover

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Un commento su “Omen Omenone”

Caro lettore, per noi de Lo Sbuffo l'educazione ad un uso consapevole del web è fondamentale. Se puoi, ti chiediamo di dedicare due minuti del tuo tempo alla lettura di questo articolo di Accademia Civica Digitale.

Con la cultura per un web migliore!

Grazie,
Lo Sbuffo