L’ufficio – Parte I

di Andrea Piazza

Ci sono cose che credi di sapere, ma che ti sfuggono. Questa melodia dolce, per esempio, l’ho già sentita. So di conoscerla, ma non ricordo come o perché. Non so bene.

Peccato che non mi rilassi affatto questa volta…Questa volta? Perché, mi ha mai rilassato…E quando?

Le solite storie. Metà giornata, sono già stanco. Divago e mi sento un po’ fuori per il semplice motivo che non voglio lavorare.

Il  lavoro. Odio la concentrazione. Odio lavorare. Odio il mio ufficio.

Forse un po’ odio me stesso.

Un tempo non era così. Mi piaceva. Eccome se mi piaceva. Credevo di avere potere. Di essere qualcuno. Di contare qualcosa. Veramente.

Idee. Illusioni. Sogni adolescenziali. Eh, sì. Ero giovane a quei tempi. Tempi lontanissimi.

Ora sono uno fra  molti. Come chiunque, desidero distinguermi dalla massa, da tutti gli altri, essere diverso, aver un ruolo tutto mio nel mondo. Cosa conto in realtà? Meno del nulla.

Tutti vogliono farsi notare qui, come a dire nessuno. Siamo solo una grigia moltitudine impiegatizia. Tutto lì. Impiegati, lavoriamo come cani e non possiamo mai divertirci, toglierci questo fardello dal collo, essere come tutti. Ma non siamo poi forse tutti così, legati, impigliati in qualcosa da cui non ci possiamo liberare? Forse sono io che non capisco le regole del gioco.

Eppure non siamo tutti uguali. Ci sono dei pezzi grossi, e poi il resto. Una gerarchia, ecco. Questa è la parola. Io sono fra i piccoli, a dir tanto. Non lo so chi sono in realtà. E’ impossibile sapere quanti ce ne siano sopra di me, e quanti sotto.

Forse se metto un annuncio qualcuno mi risponderà…

Insignificante, innocuo, trascurabile. E trascurato quindi. Se fossi anche solo una goccia in questo mare sarei felice.

(Frase sentita in una conversazione…d’effetto…non la capisco bene però, mi sfugge)

Come al solito mentre mi sto perdendo nei pensieri sulla mia esistenza, arriva qualcuno. Dannazione.

Ufficio maledetto.

-Ehi, 4327, cosa fai?-

113, un pezzo grosso. Con un sorriso strafottente.

– Devi andare da 2090, dopo. E’ il nuovo capo sezione. Ti vuole conoscere –

Poi passa ad un tono ironico. Irritante.

-Ehi, come vanno le cose? Miracoli per oggi? Quante chiamate, eh? Ah, dimenticavo che non te le dicono di persona certe cose…-

Il suo sorriso si allarga sempre di più.

– Ma quando imparerete? Sempre così indietro…-

Come minimo vorrei prenderlo a pugni.

Naturalmente non lo faccio.

-Sono indietro sì. Ora vai, lasciami lavorare. Non ho tempo-

Tutto qui. Ecco il vostro eroe.

Faccio per rimettermi a trascrivere. Indosso le cuffie per ascoltare e copiare ogni tipo di richiesta, ma ci sono dei grossi limiti in questo procedimento.

In realtà non ascolto veramente nessuno. Questo per me è solo lavoro…non posso certo farlo per pietà, o misericordia, “con il cuore” mi dicono…

-Ma sì, torna alle tue misere attività –

Ride di gusto. Come se avesse appena fatto una battuta storica, di quelle che non si dimenticano, e poi se ne va così come è venuto.


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