Lo scrutatore di volti -Finale

Una seconda volta.

-Mestiere?

-Certo.

-Non è un po’..mmm..assurdo?

-Ah davvero?

-Beh, come ci guadagna, scusi? Chi la paga? Cosa fa di preciso? Ma poi insomma, perché mai???

-Frena, frena … Nessuno mi paga. Non è un lavoro per soldi. Quelli ne ho …

-Ah..

-Eh si, dai retta a me. Pensa poi, a quanti lavori assurdi ci sono …c’è chi sterilizza telefoni, c’è chi gestisce la vendita di loft, c’è chi fa ricollocamento, c’è chi fa il paparazzo … Diamine, ragazzo, c’è chi ti lava il cane o te lo porta a spasso, ma ti rendi conto? Ti lava il cane..che lavoro sarebbe quello allora?

-Eh, in effetti …

-Ascoltami. Sarò breve.

Mi fissò in una maniera ancora diversa. Profonda. Intensa. Intensissima.

-Ti ho visto..tu sai guardare negli occhi le persone … Tu sai vedere lo spirito, le vite che passano, tu sai cogliere e impressionare sulla lastra della tua mente le povere sperdute esistenze di tutta questa gente che passa. Tutti quelli che soffrono, o che gioiscono, che si entusiasmano per la vita, o si deprimono, quelli che pensano e quelli che non lo fanno … Uomini, donne, forse anche bambini. Religioni e paesi diversi, anche nessuna religione o nessun paese … Ragazzo, tu sei questo dai retta a me.

Vogliono renderci indifferenti, vogliono farci sembrare automi lavoratori infaticabili, vogliono distrarci dalla vita vera…non serve diventare così. Puoi fare di meglio, credimi… devi sfuggire a tutto questo, è un complotto…dai retta a me. Un fottuto complotto. E nessuno se ne accorge –

Mi strinse le spalle…

-Ehi, devi maturare. Devi crederci. Non è detto che tu debba crescere come quelli. C’è altro. Per te, e per loro se vorranno. Non tutti diventano quello che sei tu… solo quelli che lo vogliono. Solo i poeti, così ci capiamo credo…-

Ormai lo fissavo allibito. La metro, lentamente, si era fermata, e il vecchietto si accingeva a scendere.

-Ecco, siediti qui, al mio posto. Ora tocca a te, ragazzo…

– Tocca a me? Cosa?

-Il mio posto. Il mio mestiere. Ognuno di noi deve trovare il suo sostituto…e tu sei il mio. Sono stanco, e vecchio, e voglio solo riposarmi le ossa…il mio l’ho fatto. Vedrai che ti piacerà.

Mi sembrava in quel momento un comune vecchio signore, per nulla diverso dagli altri.

– Ma io no so giudicare! E nemmeno voglio farlo!!

– E chi ti dice di farlo? Tu osservi solamente, e comprendi il mondo… lo sai che lo vuoi.

Si girò.

-E comunque, non puoi sfuggire al tuo destino. Ormai…

Stava scendendo.

  • E lei..?
  • Sì?
  • Lei mi abbandona qui, ora?
  • Sì, ragazzo… dai retta a me.
  • E dove andrà, dove vive lei?
  • Ah, certo…io vivo qua in metro, non ho mai avuto una casa naturalmente.

E quasi lo urlò, scendendo dalla carrozza… mi strizzò l’occhio e, mentre spariva, ebbi la sensazione che fosse davvero solo un clochard…

In fondo ero solamente in metro, potevo uscire quando volevo.

Può darsi.

Ma può anche darsi di no.

 

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