Lente d’Ingrandimento – Gli animali (e le polemiche) sono dietro ogni farmaco: sperimentazione animale e cellulare

Uccisione di animali: un capo di accusa pesante per il direttore amministrativo della Fondazione Mario Negri Sud di Santa Maria Imbaro (Chieti), Tommaso Pagliani, per aver fatto sopprimere, per mancanza di fondi, 750 topi di laboratorio che non poteva più permettersi di mantenere. Mangime, gabbiette e ambiente sterile sono infatti piuttosto costosi.

Molti animalisti si dicono soddisfatti di questo provvedimento: la sperimentazione animale è un argomento scottante, che emerge periodicamente sulle maggiori testate. Fa scalpore l’utilizzo di mammiferi non roditori, come i Beagle liberati da Green Hill, per gli esperimenti e si cercano alternative.

Spesso chi combatte battaglie ideologiche in proposito sceglie anche di essere vegetariano o vegano, e sostiene alternative come la sola sperimentazione in vitro.

Tuttavia, molti degli ingredienti utilizzati nella coltura, nel trattamento e nell’analisi di tessuti e cellule sono anch’essi di origine animale.

I batteri, ad esempio, sono spesso fatti crescere in “terreni” come l’agar sangue, ottenuto a partire da sangue bovino. Anche FBS (fetal bovine serum) e BSA (bovine serum albumine), indispensabili per tecniche di analisi quantitativa di proteine come l’ELISA e per le colture cellulari stesse, sono derivati da prodotti di macelleria. Persino il latte, nella sua semplicità, è un ingrediente fondamentale per queste tecniche.

Sfruttamento animale e medicina

Oggi molti dei farmaci somministrati su larga scala sono fatti produrre da batteri, nei quali si trasferisce una sequenza di DNA che potranno tradurre nella sostanza richiesta. È questo il caso dell’insulina, fino al 1982 di origine suina.

Tuttavia, molti altri non sono sintetizzabili altrettanto facilmente e vanno estratti da esseri affini a noi perché siano affidabili. Succede per alcune forme in circolazione di eparina, un anticoagulante usato per fluidificare il sangue prevenendo, ad esempio, infarti. Essa può essere estratta dal sangue di maiale, ma in tal caso si potrebbe incorrere in obiezioni da parte di pazienti di religione ebraica o islamica, o anche solo da parte di un cristiano particolarmente osservante che non si nutrirebbe di carne di venerdì, o durante la quaresima. Che dire poi dei testimoni di Geova, tenuti ad “astenersi dal sangue”?

Stessa questione si presenta per i vaccini, il cui nome contiene già in sé un richiamo agli animali. Molti sono ormai sintetici, ma anche la sintesi può richiedere o aver richiesto l’impiego di altri esseri viventi.

Difficile dunque trovare un equilibrio fra salute personale, scelte etico-religiose e ricerca. Ma se è vero che “del maiale non si butta via nulla“, forse l’utilizzo anche del suo sangue per guarire, o almeno curare, non può essere un male. Se non altro, la macellazione sarà servita non solo a sfamare istinti carnivori, ma a contribuire a salvare vite, o soddisfare curiosità scientifiche mirate a modificare, si spera in meglio, la nostra qualità di vita (e quella degli animali stessi, se ci si trova in campo veterinario).

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