La campagna italiana del gas per l’indipendenza dalla Russia

Gazprom (multinazionale energetica russa, controllata dallo Stato) ha interrotto mercoledì mattina le forniture di gas naturale alla Polonia e alla Bulgaria. La sospensione dei rifornimenti era stata annunciata il giorno prima e ha avuto effetto immediato. L’interruzione delle forniture di gas russo è molto significativa, essendo la prima ai danni di due Paesi europei dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina. Il motivo è il rifiuto, da parte di Bulgaria e Polonia, di pagare il combustibile in rubli, come stipulato da Gazprom. L’azienda energetica statale russa cerca infatti di far fronte alle sanzioni arrivate dai Paesi che non supportano la guerra in Ucraina. La procedura che obbliga al pagamento in rubli è stata motivata dal portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, come riporta l’agenzia di stampa russa «Tass»: “è stata causata da azioni ostili senza precedenti in campo economico e finanziario che sono state adottate da Paesi ostili contro di noi“.

Sospensione del gas russo: dopo Polonia e Bulgaria, l’Italia?

Dopo la sospensione dell’importazione del gas russo in Polonia e Bulgaria, anche l’Italia potrebbe vedere a breve un’interruzione del suo rifornimento. A fronte delle sanzioni impostele dai Paesi che condannano la decisione di una guerra in Ucraina, la Russia ha messo in atto una vera e propria “guerra del gas”, come la definisce il «Corriere della Sera». La guerra energetica russa è portata avanti ai danni dei Paesi che si rifiutano di pagare alla Federazione i rifornimenti energetici in rubli, come impone la nuova procedura.

Per l’Italia, la prossima scadenza di pagamento per il gas fornito da Gazprom è prevista a fine maggio. Fra un mese anche il Bel Paese potrebbe vedere tagliate le sue forniture. Lo scenario di un blocco del gas russo in Italia, pari a ventotto miliardi di metri cubi all’anno, è molto probabile. Il governo è già in stato di pre-allarme per capire come sopperire a una eventuale interruzione dei rifornimenti. Per l’Italia, che dipende per il 40% del gas totale importato dalla Russia, un’interruzione del rifornimento non avrebbe conseguenze immediate, ma peserebbe sul riempimento degli stoccaggi per l’inverno. Le cosiddette “riserve strategiche”, ora piene al 35%, non sono infatti assolutamente sufficienti per garantire la copertura energetica invernale di famiglie e imprese.

L’Italia investe sull’Africa

Mentre Kiev continua a chiedere all’Europa un embargo totale su gas e petrolio russi, l’UE cerca possibili soluzioni che permettano agli Stati membri di non dipendere più dalle importazioni russe. L’Europa spinge soprattutto sulle rinnovabili: a marzo, la Commissione Europea ha lanciato il piano RePowerEu, per portare avanti la transizione verso un tipo di energia più pulitaIn Italia, il Ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani ha detto che il governo sta lavorando per emancipare il Paese dal gas russo in ventiquattro/trenta mesi.

In vista di questa indipendenza, è stata avviata la “campagna del gas“, che investe molto sull’Africa. Il primo accordo è stato firmato lunedì 11 aprile con l’Algeria, dal cui gas dipende già il 31% del nostro import. L’accordo ha stipulato un aumento delle forniture all’Italia pari a tre miliardi di metri cubi in più di gas nel brevissimo termine e sei miliardi in più nel 2023. Il Premier Mario Draghi, in conferenza da Palazzo Chigi, dice:

Subito dopo l’invasione dell’Ucraina, avevo annunciato che l’Italia si sarebbe mossa con rapidità per ridurre la dipendenza dal gas russo. Gli accordi di oggi sono una risposta significativa a questo obiettivo strategico, ne seguiranno altre.

Dopo la prima visita in Algeria, e una serie di trattative in corso con Egitto e Qatar quest’ultimo negli Emirati Arabi), tra il 20 e il 21 aprile la delegazione italiana (guidata dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio e da Cingolani, accompagnati dall’ad di Eni Claudio Descalzi) si è recata in Angola e Congo. Assente Draghi, costretto al confinamento per Covid. Il 20 aprile è stato firmato a Luanda, capitale dell’Angola, un accordo ad ampio raggio nel settore energetico per la produzione di materie prime quali petrolio, gas naturale e gas naturale liquefatto. Si investe molto anche sulle fonti rinnovabili. Il giorno dopo, il governo ha firmato un altro accordo a Brazzaville (capitale del Congo) per la fornitura di gas naturale liquefatto a partire dal 2023. 

Libia: una situazione politica troppo instabile

La soluzione più semplice sarebbe quella di un aumento del rifornimento libico. Dalla Libia, terzo Paese fornitore di gas dell’Italia dopo Russia e Algeria, si importano già otto bcm l’anno, tramite il gasdotto che arriva direttamente a Gela, sulle coste meridionali della Sicilia. Tuttavia la situazione politica interna del Paese è troppo delicata per poter garantire un approvvigionamento costante. La Libia, nonostante la fine della guerra civile, è di fatto ancora spaccata in due. Le stesse forniture di idrocarburi non sono regolari. Ci sono state interruzioni a più riprese nel 2011-12, nel 2014, nel 2016, nel 2021 e nel 2022. L’aumento dei rifornimenti di gas potrebbe quindi non essere garantito in modo costante.

Rinnovabili, tap e gassificatori: le altre soluzioni

Tra le misure previste dalla “campagna del gas” ci sarebbero progetti sulle rinnovabili, sulla Tap, e sui rigassificatori. Per quanto riguarda le rinnovabili, Elettricità Futura (ramo di Confindustria che rappresenta le imprese elettriche italiane) ha chiesto  l’autorizzazione al Governo per sessanta GW di nuovi impianti rinnovabili entro giugno. Secondo il suo presidente, Agostino Re Rebaudengo:

Sessanta GW di nuovi impianti rinnovabili faranno risparmiare quindici miliardi di metri cubi di gas ogni anno, ovvero il 20% del gas importato. O, in altri termini, oltre sette volte rispetto a quanto il governo stima di ottenere con l’aumento dell’estrazione di gas nazionale.

La seconda soluzione è l’aumento dell’attività del Tap, gasdotto Trans-Adriatico di 878 km che, passando per Grecia, Albania e l’Adriatico, permette di importare in Puglia il gas estratto in Azerbaijan. Il governo sta ora lavorando per raddoppiarne l’azione entro il 2027. Questo comporterebbe una portata di gas pari a venti miliardi di metri cubi. Il gasdotto, entrato in funzione il 31 dicembre 2020, in un anno ha trasportato complessivamente 8,1 miliardi di metri cubi standard in Europa.

L’Italia punta anche sui rigassificatori, necessari per la conversione in forma gassosa dei rifornimenti liquidi. A differenza del gas proveniente da Russia e Algeria, quello congolese sarà infatti in forma liquida. Dopo essere arrivato in nave, dovrà quindi essere trasformato in gassoso in un impianto apposito (ad ora in Italia ne sono attivi tre), per poi essere immesso nella rete pubblica. Cingolani dice che un nuovo rigassificatore è in arrivo, mentre gli altri già presenti sul territorio nazionale, che lavorano al 60% delle loro capacità, potrebbero essere portati a una maggiore efficienza.

 

 

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