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Gli album del 2021 secondo Lo Sbuffo: Urban

Il 2021 è stato un anno pieno di novità di ogni tipo in ambito musicale. Tanti artisti hanno consolidato il proprio status di icona e altri hanno spopolato in tutto il mondo.
Noi della sezione Musica de Lo Sbuffo ci siamo chiesti quali, secondo ciascuno di noi, fossero i cantautori, musicisti, producer, rapper che più hanno segnato il panorama mondiale con i loro album. Le nostre scelte hanno finito per radunarsi in tre macro-gruppi: mainstream, urban e perle nascoste. Un articolo per ogni categoria.
Lo scopo di questa raccolta è di suscitare un dibattito, di farvi dunque domandare quali, secondo voi, siano gli album più interessanti di quest’anno che si sta concludendo.
Per cui, dopo averci letti, la domanda che vi poniamo è: quali sono i vostri album del 2021?

Riuniti per il primo episodio, vi mostriamo quali sono stati i nostri album preferiti nella scena urban.

Carl Brave – Sotto Cassa  

Carl Brave stavolta stupisce proprio tutti. “Sotto Cassa” ribalta completamente le carte in tavola. Il disco infatti non è del genere indie che lo ha lanciato, ma non appartiene propriamente neanche al pop che lo ha consacrato. Come suggerisce il titolo, “Sotto Cassa” è costituito da canzoni basate sull’elettronica, con ritmi a volte tendenti perfino alla techno.

Il cantautore trasteverino lancia un EP che sembra non aver nulla a che vedere con il Carl Brave che la maggior parte dei suoi seguaci conosce. Tuttavia, quello che molti non sanno è che Carl Brave è da sempre un appassionato di techno e di rap ed è così che egli nasce; prima di presentarsi al grande pubblico, studiò produzione elettronica con Ketama 126. I suoi primissimi infatti brani seguono proprio questo genere.

Il disco non abbandona totalmente il suo modo di scrivere minimalista, il suo far susseguire immagini della Roma quotidiana. Infatti in alcuni brani, come in “Pokemon Go”, ritornano descrizioni visive della città eterna. “Piazza Trilussa” è totalmente dedicata al cuore pulsante della sua Trastevere. “Sotto Cassa” stupisce anche nella struttura stessa dell’album che vede, tra un brano e l’altro, uno spezzone della canzone che si è appena ascoltata in versione demo, “Skit”, dove la sua voce è al naturale e l’unico strumento a suonare è la chitarra. Un album che unisce lo sperimentalismo alle sue origini musicali e al modo di scrivere che lo ha reso famoso. Un disco inaspettato, che forse non ha neanche la pretesa di dover piacere.

Caparezza – Exuvia

L’unica cosa che ci si possa onestamente aspettare da Michele Salvemini, fin da quando ha dismesso i panni di Mikimix e il mondo ha conosciuto Caparezza, è di trovarsi di fronte all’inaspettato.

Ancora una volta cambia il sound, cambiano i temi, cambia Capa. L’ottavo album dell’artista di Molfetta è un ennesimo cambio di rotta nella sua eterna sperimentazione, in cui prende le distanze dai suoi lavori precedenti, persino dal personaggio che ha creato e da cui si rifiuta di farsi imprigionare.

Elettronica, rock, musica etnica, hip hop sono possibilità, strumenti piegati da mani sapienti, resi fluidi e accostati di volta in volta per rendere nella maniera migliore ciascuna sfaccettatura di una delle creature più articolate, complesse e mutevoli della musica degli ultimi vent’anni.

A volte sotto il microscopio, altre quasi al banco degli imputati, è proprio Michele, di cui si sviscerano battaglie, convinzioni e velleità. Quell’ironia spietata e senza sconti con cui, da moderno Cirano, ha toccato personaggi, temi e questioni, ora si rivolge in maniera altrettanto priva di scrupoli verso se stesso. Solo in questo modo Michele si libera della vecchia pelle (appunto, exuvia) per non perdere elasticità.

E ancora una volta Capa torna libero.

Marracash – NOI, LORO, GLI ALTRI

Noi, Loro, Gli Altri è sicuramente uno degli album da citare tra i migliori dell’anno in Italia. Il disco rappresenta un seguito all’iconico Persona, uscito nel 2019, ampliando il raggio d’azione alle persone, non a caso la scelta del titolo è ricaduta su Noi, Loro, Gli Altri.

Siamo davanti un’analisi della società che ci circonda, in un momento storico particolare e delicato, che ha messo a nudo e davanti ai propri scheletri tutti quanti.

Da Loro a Cliffhanger possiamo ammirare le doti liriche di Fabio, le immense produzioni di Marz, coadiuvato da Zef, le collaborazioni di alto calibro con Guè, Blanco e Calcutta e i numerosi featuring non accreditati, tra i quali spiccano Salmo ed Elodie.

Il primo disco di platino è stato certificato a due settimane dall’uscita e tutti i brani sono entrati nella top 50 Italia di Spotify, ottenendo le prime 12 posizioni della classifica.

Abbiamo raccontato in maniera approfondita Noi, Loro, Gli Altri in un articolo precedente, per saperne di più clicca qui.

BROCKHAMPTON – ROADRUNNER: NEW LIGHT, NEW MACHINE

Il gruppo hip-hop più originale della scena internazionale torna dopo due anni dalla pubblicazione di Ginger, album che li ha portati su un gradino più alto, facendoci apprezzare anche il loro lato più riflessivo. 

I BROCKHAMPTON, originari del Texas, hanno la caratteristica peculiare di essere in 13. La scelta è in realtà molto inclusiva, annettendo grafici, designer e fotografi e rendendoli membri della band, non solamente collaboratori. 

ROADRUNNER è figlio di un duro e caotico periodo, e da come dice il titolo, rappresenta una nuova luce, una presa di coraggio dettata da appunto il “roadrunner”, tipico uccello del sud degli USA che simboleggia fortuna, forza e magia. 

Ciò che caratterizza quest’album è la presenza di featuring, mai avvenuta nella carriera del gruppo di San Marcos. 

All’interno del disco troviamo Danny Brown, JPEGMAFIA, A$AP Rocky, A$AP Ferg, SoGone SoFlexy, Charlie Wilson, Baird e ssgkobe

Inoltre, la vera innovazione la troviamo nelle tematiche trattate nel progetto, come razzismo, sessualità, violenze da parte della polizia e storie personali. Insomma, tutti argomenti che abbiamo assimilato molto bene in questo ultimo anno e mezzo, ma alcune storie non sono mai uscite dalla bocca dei BROCKHAMPTON, come per esempio, il suicidio del padre di Joba, narrato in The Light.

Little Simz – Sometimes I Might Be Introvert

[Age 101 Music \ AWAL – 03/09/2021]

Little Simz, ormai da qualche anno, ci ha abituati a lavori di qualità. Il precedente GREY Area del 2019 e l’EP DROP 6 del 2020, infatti, avevano fatto accendere definitivamente i riflettori sul talento cristallino dell’artista londinese, ma con Sometimes I Might Be Introvert Simbi Ajikawo ha deciso di alzare l’asticella, mostrando una capacità e un coraggio senza molti pari nel mondo hip hop a livello mondiale. Il disco è denso e concettualmente impegnato ma, allo stesso tempo, riesce a regalare leggerezza grazie alle produzioni variegate. 

Le 19 tracce dell’album, per un totale di poco più di 1 ora complessiva di musica, affrontano tematiche sofferte e intime, portando l’ascoltatore nella pelle di una ragazza londinese di origine nigeriana nel 2021, alle prese con il proprio impegnativo passato e le aspettative future di una giovane star internazionale. Da una parte la quotidianità suburbana di Islington e Sutton, dall’altra una riscoperta delle proprie origini, come in Point and Kill: la grandezza di Little Simz sta nel mischiare continuamente generi, storie e punti di vista senza che il lavoro complessivo risulti scollato, manieristico o banale. Al contrario, in SIMBI tutto converge nel racconto di una vita, quella dell’artista, così complessa, e quindi vera, da ricordarci la nostra. 

I testi sono un vero e proprio flusso di coscienza, una catarsi per combattere quell’introversione citata nel titolo e nel primo singolo, Introvert, e un grido di denuncia. Sometimes I Might Be Introvert è ora una confessione personale ora un racconto sociale, e proprio questo lo rende un disco fortemente politico. E nel senso migliore della parola: «I’m a black woman and I’m a proud one» canta Simbi, e ogni singola parola di questo disco porta con sé il peso del significato. La qualità della produzione musicale è qualcosa di veramente difficile da trovare in Italia, in primo luogo perché quasi interamente suonato: quartetti d’archi, ritmi afrobeat e drum machine che si mescolano per creare un tappeto sonoro in grado di rendere i racconti di Simz davvero epici, consacrando questo disco tra i migliori lavori rap del nuovo decennio.

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