Foto/Industria: una disamina della V edizione

Si è conclusa lo scorso 28 novembre la V edizione della più importante Biennale al mondo dedicata alla fotografia dell’industria e del lavoro. Foto/Industria è un festival di fotografia industriale promossa dalla Fondazione MAST (Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia), un’istituzione internazionale, culturale e filantropica nata a Bologna nel 2013 e basata sulla Tecnologia, l’Arte e l’Innovazione.

 

L’edizione 2021 si è concentrata su un ambito sempre più problematico all’interno della società occidentale: quello dell’industria alimentare. FOOD è infatti il titolo dell’edizione di quest’anno: undici mostre temporanee che ruotano attorno al tema della produzione di cibo, analizzandone le varie sfaccettature; undici artisti internazionali chiamati ad esporre le proprie ricerche, alcune delle quali realizzate appositamente per Foto/Industria.

Gli artisti e i progetti di Foto/Industria

È questo il caso di Maurizio Montagna. Nella sua mostra intitolata Fisheye ha indagato il territorio della Valsesia, paesaggio fluviale profondamente trasformato dall’attività della pesca, che ha qui radici antichissime. Dalle costruzioni di dighe all’emissione di gas serra, l’intervento dell’uomo ha finito per alterare il corso dei fiumi, amputando il paesaggio e sopprimendo la vita che esso ospitava.

Vivien Sansour, artista e ambientalista palestinese, ha realizzato appositamente per Foto/Industria una mappa, un video e un libro d’artista, che confluiscono nella mostra Palestine Heirloom Seed Library. Il progetto nasce tuttavia nel 2014 “con l’obiettivo di promuovere la salvaguardia di antiche varietà di semi, intese come unità viventi di storia e cultura”. L’artista tratta dunque della fragilità del nostro ecosistema, messo a rischio dalla perdita di qualcosa che è solo apparentemente piccolo e insignificante.

I risultati di viaggi e ricerche del passato

Altri artisti, invece, hanno contribuito con ricerche e progetti realizzati durante viaggi passati. Il contributo di Herbert List, infatti, consiste in un progetto realizzato durante un viaggio compiuto nel 1951 nell’isola siciliana di Favignana. Attraverso quarantuno fotografie, List indaga sul tipico processo di lavorazione del tonno, tra allevamento e mattanza.

Lorenzo Vitturi ha esplorato invece uno dei più grandi mercati di strada del mondo: quello di Balogun a Lagos, in Nigeria. In Money must be made l’artista espone fotografie di statue realizzate con materiali di scarto, in parte alimentari, provenienti dal grande mercato.

Diverse parti del mondo sono poi presenti nel progetto di Takashi Homma, realizzato dal 2000 al 2018. La mostra M + Trials si compone quindi di due diversi percorsi. ‘M’ sta per il colosso del fastfood McDonald. Vengono qui messe a confronto diverse sedi sparse per il mondo, creando un parallelismo tra la standardizzazione dei negozi e la standardizzazione del cibo stesso, prodotto in tempi e con costi (troppo) bassi.

Trials mostra invece le tracce di sangue prodotte dalla caccia al cervo tra le montagne di Hokkaido. Un’immagine brutale dunque, ma allo stesso tempo così elegante da somigliare alla calligrafia tradizionale. In questo modo “la rapidità del consumo si oppone alla lentezza della ricerca, tenendo al centro il sacrificio dell’animale”.

Oltre ad essere il titolo di quest’ultima edizione di Foto/Industria, FOOD dà anche il nome alla mostra di Henk Wildschut, commissionata dal Rijksmuseum di Amsterdam. Necessari ben tre anni di ricerca per gettare luce sulle tecnologie utilizzate per aumentare esponenzialmente i ritmi di produzione e le dimensioni degli animali allevati. Le fotografie, scattate tra il 2011 e il 2013 costituiscono un inquietante “viaggio nel backstage di ciò che mangiamo ogni giorno” e un invito ad interrogarci su come venga prodotto.

 

Ma non solo…

Bernard Plossu è uno dei maggiori protagonisti della fotografia francese degli ultimi cinquant’anni. In Factory of Original Desires investiga il sistema alimentare attraverso una selezione di immagini di diversa matrice: dalle grandi insegne dei diners del West americano a nature morte, da paesaggi più o meno antropizzati a semplici oggetti. Il suo è un tentativo di comprendere il funzionamento di quel delicato equilibrio tra persone e cibo, sempre in bilico tra bisogno ed eccesso.

Il tedesco Hans Finsler, invece, presenta la sua peculiare ricerca realizzata su commissione della fabbrica dolciaria tedesca Most. Incaricato di fotografare dolci di cioccolato e marzapane, Finsler ha ritratto le pietanze “come sospese in una serie a metà tra comunicazione pubblicitaria e riconoscimento di autentici valori scultorei”.

In the belly of the beast: consumo, digestione, scarto. Ecco dunque Mishaka Henner, che analizza questo ciclo incessante attraverso fotografie prese direttamente dal web, di cui si appropria per poi rimaneggiarle. Tre progetti sono stati selezionati per la mostra: Feedlots, Scope e Fertile Image.

Titoli da non perdere

Le mostre della V edizione di Foto/Industria sono terminate da poco, fatta eccezione per gli ultimi due progetti, che resteranno visitabili fino al 2 gennaio 2022.

Alla fondazione MAST infatti, resta aperta la mostra di una delle figure più eclettiche della storia della fotografia italiana: Ando Gilardi. Viene proposta al pubblico una selezione dei numerosi materiali raccolti dall’artista sul tema dell’alimentazione, conservati presso la Fototeca Storica Nazionale. Le foto-inchieste sono state realizzate tra gli anni ’50 e ’60, incentrate sul lavoro nei campi e nelle industrie. Viene incluso poi un vasto repertorio di immagini tra incarti, scatole, volantini e molto altro: un’esplorazione dell’iconografia del cibo, che mostra il potere della fotografia nell’ambito pubblicitario.

Infine, ancora aperte sono le porte di Laboratory of forms, progetto della pittrice e fotografa Jan Groover. Con un occhio verso Cezanne, Morandi e i Minimalisti, negli anni ’70 l’artista si avvicina alla fotografia realizzando i primi scatti direttamente nella sua cucina. La mostra proposta da Foto/Industria proviene direttamente dal Musée de l’Elysée di Losanna, e coglie l’occasione per avvicinare i suoi scatti di nature morte al lavoro del grande maestro bolognese Giorgio Morandi.

L’impegno della Fondazione MAST

Diretta da Francesco Zanot, la V edizione di Foto/Industria ha contato più di 140.000 visite, grazie alle mostre ospitate nei luoghi storici della città di Bologna. Come cita il sito ufficiale della Fondazione:

La Fondazione MAST rinnova il suo impegno nel coinvolgere la città e la comunità in questo progetto culturale, che permette attraverso la forza narrativa delle immagini di moltiplicare gli sguardi sul mondo.


FONTI

Foto/Industria

Fondazione MAST

CREDITS

Copertina (foto scattata dall’autrice)

Herbert List

Hans Finsler

Jan Groover

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