“Invincible”, ma fino ad un certo punto

Avete amato The Boys? Allora questa è la serie che fa per voi, signore e signori eccovi, dalle mani di Robert Kirckman, autore di The Walking Dead,  Invincible. Più o meno questa è la tagline con cui Amazon ha sponsorizzato la propria serie ovunque. Qualcosa che accomuna le due serie sicuramente c’è, ma la qualità dei due prodotti viaggia su treni totalmente differenti. Tutto ruota, come forse un po’ troppo spesso capita ultimamente nel panorama delle serie tv, attorno al mondo dei supereroi. Ma basterà questo a rendere la serie animata appetibile al grande pubblico? Sin da subito sappiate che la risposta sarà un grande NI, le cui motivazioni sono da ricercare in un altalena di emozioni abbastanza claudicante.

La nascita di un nuovo eroe

Invincible catapulta lo spettatore in mondo stracolmo di supereroi fino all’inverosimile. In ogni angolo del globo ci sono gruppi di uomini in maschera, dalle più disparate origini, che combattono il crimine a suon di poteri ancestrali e calzamaglia. Mark Grayson, da adolescente quale è, guarda a quegli eroi con occhi sognanti ed ambisce a diventare uno di loro nel prossimo futuro. Come fa ad esserne così sicuro? Beh, sicuramente essere il figlio di Omni-Man, il supereroe alieno più forte del pianeta, potrebbe essere una buona raccomandazione naturale. Infatti Mark non dovrà attendere poi così tanto prima di vedere manifestarsi i propri nuovi e meravigliosi poteri. Come suo padre, possiede il pacchetto completo in stile Superman con annessa super-forza  e capacità di volare. Da qui inizia il suo addestramento con papà ed un duro tirocinio per le strade delle grandi metropoli americane.

In parallelo al percorso di formazione da eroe del giovane Mark, corre una trama noir, sulle orme di Watchmen di Alan Moore. Assistiamo all’omicidio brutale dei Guardiani del Globo, il gruppo di eroi più famoso della Terra che ricalca la formazione della Justice League, da parte proprio di Omni-Man. I cadaveri verranno ritrovati dalla GDA, un’agenzia governativa simile allo S.H.I.E.L.D. della Marvel, che immediatamente avvierà delle indagini segrete riguardo Nolan Grayson, alter ego di Omni-Man. Questi due sentieri narrativi inevitabilmente saranno destinati ad incrociarsi con il passare del tempo e porteranno padre e figlio a confrontare i propri punti di vista a suon di pugni e distruzione. Invincible, nome da supereroe scelto da Mark, dovrà fare i conti con una realtà dolorosa e scomoda e sarà chiamato a fare una scelta decisiva per le sorti del nostro pianeta.

Una serie dal passo incerto

La serie Amazon si compone di otto episodi da circa quarantacinque minuti l’uno, una durata considerevole ed un dettaglio non trascurabile vista la sua natura di serie animata. Le prime puntate di introduzione scorrono agevolmente, così come le ultime due, mentre il corpus centrale si trascina tedioso per ampi tratti. La trama di Invincible è ovviamente ripresa dal fumetto omonimo di Kirckman, ma purtroppo determinate situazioni che in un’opera fumettistica funzionano, non hanno la stessa fortuna quando compiono il salto mediale. Fin da subito vengono introdotti una marea di personaggi. Nomi su nomi, volti su volti. Una tecnica che sulla carta di un albo spillato di una trentina di pagine paga, mentre su schermo può risultare straniante. La maggior parte di questi personaggi saranno eroi coinvolti principalmente nella storyline di Mark e ad alcuni di loro si cercherà di dare più spazio, nel tentativo di creare un legame emotivo con lo spettatore.

Questo tentativo non arriverà a buon fine per diversi motivi. Le vicende di Atom Eve, eroina amica di Mark, risultano scialbe e incapaci di tenere alto il grado di attenzione, sfociando in intrecci sentimentali molto vicini a quelli di Spider-Man, ma estremamente banali. L’approfondimento sul personaggio di Robot appare più interessante, ma comunque non presenta spunti di particolare originalità. Ogni eroe, che per scelta dell’autore nell’opera originale ricalcava le orme di un suo corrispettivo già esistente nel panorama dei fumetti supereroistici per poi seguire sviluppi narrativi differenti, rimane vittima dei cliché del proprio ruolo. Stessa sorte tocca ai villain che mancano di carisma in questa prima stagione sia sotto l’aspetto caratteriale che sotto quello puramente estetico. E volendo essere sinceri, cos’è un supereroe senza un cattivo di buon livello? Solo un uomo dai discutibili gusti in fatto di vestiti che salta tra i palazzi di notte.

La via per arrivare ad essere Invincible

I punti di forza della serie sono sicuramente racchiusi all’interno degli ultimi due episodi, che forse sono anche il maggior elemento di contatto con The Boys. L’uso grottesco della violenza ed il ritmo incalzante dell’azione. Nello scontro finale tra Invincible e Omni-Man, che ha ormai gettato la maschera ed il cui modo di agire ricorda il distopico Superman della saga di Injustice, assistiamo ad un vero e proprio bagno di sangue perpetrato da quest’ultimo ai danni di ogni essere umano nei paraggi. Mark rimane agghiacciato dal poco valore che il padre dà alla vita delle persone e ciò lo sprona a combattere una battaglia che purtroppo appare persa in partenza, a causa di un dislivello di potere tra i due evidente. Le tematiche diventano più mature e la componente pulp senza dubbio spiazza lo spettatore, tanto quanto aveva fatto il massacro iniziale dei Guardiani del Globo.

Se Invincible zoppica tuttavia non è solo colpa della narrazione a corrente alternata. Molte critiche sono state rivolte anche allo stile di animazione scelto per la serie, troppo vintage e poco adatto a ciò che viene mostrato sullo schermo. I combattimenti risultano meccanici e contribuiscono alla perdita di dinamicità dell’azione. Anche l’occhio vuole la sua parte e qui c’è ben poco di cui rimanere estasiati. In un momento storico in cui l’animazione ha fatto passi da giganti, basti pensare agli scontri tra i personaggi negli anime giapponesi di maggior successo, che sono un tripudio visivo di fluidità e spettacolarità, Invincible si presenta esteticamente in maniera eccessivamente anacronistica.

Gli spunti da cui partire per una seconda stagione più brillante ci sono, vedremo se gli sviluppi porteranno ad un evoluzione e ad una maggiore attenzione ai dettagli.

 

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