Njideka Akunyili Crosby: l’arte pop che dipinge i ricordi

Il continente africano, e in particolare le sue creazioni artigianali, da oltre un secolo ispirano gli artisti di tutto il mondo. Pensiamo alle numerose mostre sul tema che si tennero a Lipsia, Anversa e Bruxelles verso la fine dell’Ottocento fino a quelle di Parigi nel 1907 e 1917. Ma anche al celeberrimo olio su tela di Pablo Picasso, Les demoiselles d’Avignon, che inaugurò il suo cosiddetto periodo africano proprio nel 1907. O a come dalle misteriose statuette e maschere in legno, ad esempio, rimasero affascinati Henri Matisse o Amedeo Modigliani.

Ma se in passato si poteva dire che l’Africa fosse terra ispirante ma non conosciuta per i suoi pittori o scultori, negli ultimi anni molto è cambiato. Basti pensare ai tanti artisti che hanno raggiunto fama internazionale, come l’etiope Julie Meheretu o Kudzanai Chiurai, dello Zimbawe. Tra questi, anche la giovane Njideka Akunyili Crosby ha raggiunto il successo come artista ma anche come simbolo, tanto che nel 2016 è stata nominata donna dell’anno dal «Financial Times».

Da Enugu a Los Angeles

Nata nel 1983, a Enugu, in Nigeria, Njideka appartiene al gruppo etnico degli igbo. Appena dieci anni prima, l’intera regione è stata sconvolta dalla sanguinosa guerra civile del Biafra che ha visto oltre un milione di morti tra soldati e civili. Oggi, il Paese versa in una fase di relativa stabilità, ma si prevede che nel 2022 si possa arrivare a oltre 10,9 milioni di persone sotto la soglia di povertà.

Njideka Akunyili Crosby
L’artista a un convegno

L’artista, tuttavia, di buona famiglia, riesce a studiare nelle migliori scuole, tanto che a sedici anni si trasferisce negli Stati Uniti, accompagnata dalla sorella. A Philadelphia segue il suo primo corso di pittura a olio presso il Community College, fino a laurearsi nel 2004 allo Swarthmore College, dove all’arte somma gli studi in biologia, ancora incerta sul suo futuro professionale.

Dal 2011, laureatasi a Yale, segue definitivamente la vocazione artistica legandosi allo Studio Museum di Harlem e cominciando a esporre e vendere le sue opere, oggi quotate milioni di dollari, come Bush Babies o The Beautiful Ones.

Njideka Akunyili: tra nuove influenze e memoria

La sua arte consiste essenzialmente in collage e dipinti basati su fotografie. Composizioni figurative altamente stratificate che riportano alla complessità dell’esperienza contemporanea, attingendo in parte a nuovi stimoli, in parte ai ricordi e alle fotografie della sua terra. E la quotidianità gioca un ruolo fondamentale, come in And We Begin to Let go.

Njideka Akunyili Crosby
And We Begin to Let go (2013)

L’opera ibrida, realizzata con carboncino, acrilico, pastello e polvere di marmo raffigura una donna e un uomo, simile a un fantasma, intento a baciarla. Nell’intenzione dell’artista, l’opera esprime un forte senso di malinconia, che vuole abbracciare lo spettatore come, in questo caso, fa un amante scomparso troppo presto. La tecnica usata per sovrapporre le immagini fotografiche è quella della moderna stampa transfer Xerox, già sperimentata da molti artisti occidentali.

Ad ispirare il concetto di integrazione tra l’intima quotidianità della realtà africana e la pittura europea è stato il lavoro di Kerry James Marshal mentre, come ha dichiarato la stessa artista, l’idea di usare molte immagini per farne nascere un’altra è stata frutto del confronto con il pittore Keniano Wangechi Mutu.

Il cosmopolitismo corale

Ma la solitudine non fa per Njideka Akunyili Crosby. Molte delle sue opere, seguendo l’esempio di Romare Bearden, vedono una composizione corale. E allora sulla tela appaiono locali e strade piene di gente come in 5 Umezebi Street, New Haven, Enugu. In quest’opera i personaggi e l’ambiente si mescolano a centinaia di fotografie, i cui dettagli possono essere notati dallo spettatore solo avvicinandosi.

Njideka Akunyili Crosby
5 Umezebi Street, New Haven, Enugu (2012)

L’importanza del collage, come sopra citato, è legata alla memoria ma non si tratta sempre e solo del bacino di ricordi dell’artista. Piuttosto è come se i pensieri e i ricordi delle persone rappresentate nei dipinti scivolassero loro addosso, sul pavimento e sulle pareti. In questo modo la pittrice nigeriana punta a evidenziare anche il cosmopolitismo africano, che vede ad oggi milioni di persone disperse in tutto il mondo.

Tuttavia, anche le opere che non raffigurano persone, ma oggetti, sono cariche di elementi, come nel caso di Tea Time in News Haven, Enugu. In questi casi in particolare, l’artista mostra tutto il suo interesse verso la raffigurazione spaziale, arrivando a riempire le zone d’ombra con il collage fotografico per mostrare come ogni angolo delle sue opere sia memoria, emozione, evento.

Tea Time in News Haven, Enugu (2013)

I ricordi sono la cultura umana

Si consideri per esempio Something Split and New, un’opera del 2013,  in cui Njideka Akunyili raffigura la prima volta che suo marito, Justin Crosby, la accompagnò in Nigeria, per incontrare i suoi genitori. Tuttavia è anche un esempio di incontro tra due diverse culture, che pone al centro il padre di lei, dallo sguardo severo e culturalmente legato al territorio africano, mentre a sinistra un uomo che è nato e cresciuto agli antipodi dall’Africa.

Something Split and New (2013)

Un ricordo raffigurato con i classici ingredienti di un ritrovo conviviale domestico, dove le persone sono dipinte attorno a un tavolo, circondate da oggetti di arredamento realizzati con il collage. Questi ultimi, ad uno sguardo più attento, si rivelano essere testimonianze vive del passato dell’artista e della sua famiglia in Africa, dove anche i colori hanno un ruolo simbolico e rappresentativo, in una peculiare salsa pop.

Il giallo acceso della giacca di suo padre, infatti, sembra contrastare con l’azzurro e il verde acqua di Justin, come se tra i due ci fosse una certa frizione. Ma il bianco dei vestiti che li accomuna, vuole mettere in luce che il loro essere esseri umani è sinonimo di fratellanza e uguaglianza, al di là delle differenze.

Il successo della pittura africana

Il successo della pittrice nigeriana in Europa e in tutto il mondo, coronato dalla recente esposizione di alcune sue opere alla Biennale di Venezia, nel 2019, è un segno di un’arte africana che sta affermando i suoi nuovi talenti su scala mondiale, con un riconoscimento consolidato. A cosa si deve tutto ciò?

Secondo alcuni studi, come quello pubblicato da Tolu Ogunlesi sul «Financial Times», il successo di artisti come Njideka Akunyili Crosby sarebbe dovuto anche alla crescente ricchezza della classe media africana. Questo è uno degli elementi che ha portato allo sviluppo di gruppi di compratori d’arte, in loco, che alimentano e lavorano per diffondere l’arte ritenuta più promettente nei rispettivi Paesi. Acquistano così opere di artisti emigrati e sostengono quelli che lavorano in Africa, con un incentivo nello sviluppo di una poliedrica espressività legata al territorio e alla memoria.


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