festival della letteratura

Festival della letteratura: da Dante a Donatella Di Pietrantonio

Da mercoledì 8 a domenica 12 settembre si è svolta a Mantova la venticinquesima edizione del festival della letteratura. Grazie al greenpass e a un’ottima organizzazione è stato possibile assistere a diversi eventi. Si poteva partecipare a ogni singolo incontro su prenotazione del biglietto e fino a esaurimento dei posti disponibili in conformità alle norme Covid. Si percepiva un ritorno a una quasi normalità, rispetto all’edizione ridotta dello scorso anno.

Sparsi in giro per la città, tra palazzi rinascimentali che nascondono immensi cortili, vie con porticati e viottoli, piazze e il palazzo ducale si sono tenuti incontri con autori, esperti e studiosi su vari argomenti e libri. Si respirava un’aria unica nella cultura e curiosità di conoscere: quest’atmosfera permetteva anche l’intesa data da un interesse comune che consente di scambiare quattro chiacchiere anche con il vicino di posto completamente sconosciuto. Oppure ci si ritrova a parlare con la signora dietro alla quale sei in coda per farti autografare una copia. Al Festival delle Letteratura di Mantova si crea una comunità.

Oltre a veri e propri eventi, erano presenti anche stand fissi, soprattutto nella piazza principale. In uno di questi il moto delle acque dei laghi componeva poesie, rimescolando versi di autori famosi. Accanto era stata posizionata la tenda dei libri, dove i principali editori e le librerie esponevano nuove uscite e non solo.

Dante. Un’epopea pop

Sabato 11 settembre il linguista Antonelli ha parlato in un incontro dal titolo Dante. Un’epopea pop, per la rubrica Accenti, offrendo così una prospettiva nuova sulla fortuna del poeta al di là dell’ambito della cultura più accademica e scolastica. Non pochi ormai, dopo che quest’anno si è tanto parlato di Dante, sapranno che ogni strato sociale della popolazione cantava il Sommo Poeta, sin dalla sua morte. Nel 1373 il comune di Firenze arriva a chiedere a Boccaccio di tenere pubbliche letture della Commedia.

Il successo del capolavoro è dato anche dal suo ritmo e dalla sua memorabilità. Si ritrovano versi della Commedia in detti che si possono usare quotidianamente, senza sapere la loro provenienza. Il linguista ha mostrato citazioni scritte sui muri: da “Amor che a nullo amato amar perdona porco cane” (ripreso dalla canzone Serenata Rap di Jovanotti, in cui il cantante dichiara di volerlo scrivere “sui muri e sulle metropolitane”) a un “Ti amo Beatrice” firmato Dante.

Nel diciannovesimo secolo, in un manicomio di Roma, si racconta di una persona impazzita nel tentativo riuscito di imparare a memoria l’intera Commedia. Il prezzo da pagare è stato quello della perdita della sanità mentale.

Dante anche nelle pubblicità

Inoltre si può considerare come De Sanctis, in una lettera, s’indigni per quanto il culto di Dante sia popolare trovandosi, nel 1865, in mezzo ai festeggiamenti per il seicentesimo anniversario dalla nascita del poeta. Eppure De Sanctis non aveva la minima idea di quello che sarebbe stato in seguito. L’immagine di Dante è utilizzata per confezioni e etichette di vari prodotti e in qualunque tipo di pubblicità, anche nello spot della carta igienica. Si arriva ad accostamenti irriverenti e dissacranti che giocano sul significato della parola Purgatorio, come luogo di purificazione, per vendere lassativi. In più sono innumerevoli le gag comiche che hanno utilizzato la figura di Dante: ad esempio un carosello si prende gioco di Tanto gentile e tanto onesta pare, spiegandone il significato.

Infine non si può dimenticare che su 2000 parole del vocabolario fondamentale individuate da Tullio De Mauro, 1600 sono presenti nella Commedia.

Donatella Di Pietrantonio e Ilaria Tuti

L’offerta culturale del festival è ampia e non si limita solo a classici della letteratura. Nello stesso giorno in cui Antonelli parlava di Dante, Donatella Di Pietrantonio, finalista dello Strega di quest’anno, conversava con Ilaria Tuti, autrice della fortunata serie di romanzi polizieschi su Teresa Battaglia. Gran parte del discorso si è incentrato sull’apporto che le loro due regioni, rispettivamente gli Abruzzi, utilizzando il nome più antico, e il Friuli, hanno dato alle loro opere.

Donatella Di Pietrantonio è cresciuta ad Arsita, in una zona montuosa e arretrata rispetto al resto dell’Italia, circondata da un paesaggio rurale e aspro. Lì ha iniziato a scrivere. Ambienta anche i suoi romanzi, in particolare l’Arminuta (2017), in un contesto simile. Poi Borgo sud – il libro con cui segue le vicende successive degli stessi personaggi – si sposta a L’Aquila. Anche le valli del Friuli descritte da Ilaria Tuti si trovavano ai margini del Paese, anche geografici. Lì culture diverse s’intrecciano, pur senza scalfire il senso d’appartenenza.

In Fiore di roccia (2020) l’autrice racconta la storia delle donne di queste valli, che durante la Prima guerra mondiale hanno fatto da portatrici per i soldati al fronte. Il fronte in quel tratto era estremamente disorganizzato, da qui gli austriaci contavano di entrare in Italia e accerchiare le linee nemiche. Senza queste donne, probabilmente sarebbe accaduto. Eppure di loro non parla nessun libro di storia.

Emigrazione e terremoto

Entrambe le scrittrici hanno vissuto e vivono in due luoghi d’emigrazione, dove però la propria terra esercita anche una forza attrattiva, che come un elastico spinge a fare ritorno a un certo punto. Questo avviene anche con un personaggio di Donatella Di Pietrantonio. Hanno raccontato le storie di parenti emigrati, nelle loro famiglie spesso era condiviso il mito dell’America.

Inoltre un altro punto che unisce le due autrici e le loro due regioni è l’esperienza del terremoto. Ilaria Tuti aveva dieci giorni quando, nel 1976, è avvenuto il terremoto di Gemona dove abitava, per questo ha trascorso l’infanzia in un prefabbricato. Donatella Di Pietrantonio invece racconta della città dell’Aquila, in Bella mia (2014).

Protagoniste femminili al di là degli stereotipi

Le due scrittrici hanno delineato poi personaggi femminili che vanno al di là degli schemi e degli stereotipi. Per Donatella Di Pietrantonio si tratta dell’Arminuta, protagonista dell’omonimo romanzo, che rappresenta il lato più impulsivo e libero dell’autrice, di quando era bambina. Ilaria Tuti in Ninfa dormiente, Luce della notte e Figlia della cenere, dà vita a Teresa Battaglia, commissario, donna fuori forma, quasi sulla sessantina. Questa è un’età femminile che spesso non viene rappresentata; ciononostante, secondo l’autrice, la maturità permette a una donna di accogliere e aiutare. Ormai si possiede una posizione solida e non si ha più bisogno di essere in competizione. Dietro a questo personaggio, si nascondono varie donne conosciute soltanto dall’autrice o importanti per la sua vita.

Un’esperienza indimenticabile

L’esperienza di un festival come quello di Mantova è sempre un’esperienza arricchente e indimenticabile, per l’atmosfera, per gli stand e per una varietà di appuntamenti tale che ognuno ha davvero modo di trovare qualcosa attinente ai propri interessi. Non si parla poi solo di letteratura, ma di libri. Quindi gli argomenti possono spaziare tranquillamente dalla scienza, alla sociologia alla linguistica.


CREDITI

Copertina

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Lo Sbuffo cerca redattori!

Unisciti a noi come associato e comincia il tuo percorso di formazione giornalistica: quattro articoli al mese in una realtà giovane e propositiva, dove sarai affiancato da correttori di bozze e da tanti collaboratori volenterosi di crescere e migliorarsi!

Inviaci il tuo articolo di prova inedito a

info@losbuffo.it

e se vuoi... Aiutaci a spargere la voce!
Grazie