Versace: una storia eterna, perfetta, catartica

Un racconto lungo mezzo secolo, pieno di suggestioni, ostacoli, successi, lacrime e sorrisi. Tutto ha inizio nel 1978 quando Gianni Versace, nato nel 1946 in Reggio Calabria, decide di fondare la Gianni Versace S.r.l. Sin dal principio la maison si dimostra all’avanguardia, con uno sguardo altro rispetto a quel periodo; questo è ciò che racconta, indagando nei propri ricordi, Donatella Versace – sorella di Gianni – in un’intervista.

Le origini

Solcare le stradine di un piccolo paesino di Reggio Calabria negli anni ’70 in minigonna, stivali alti e capelli color biondo platino non era cosa da poco, ma a Gianni e sua sorella non importava, anzi: il desiderio del grande stilista consisteva proprio nel fatto di suscitare stupore tra le persone. Il modo di pensare di Versace si può sintetizzare, in maniera riduttiva, con le parole perfezioneobellezza. In questo consisteva per l’omonimo stilista la moda: nel raggiungimento della bellezza assoluta; le modelle che sfilavano per la maison dovevano essere perfette, bellissime.

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Il concetto di bello è qualcosa che probabilmente sfugge al nostro controllo, dato che non è definibile in una categoria o caratteristica precisa. Cosa significa essere belli? Ovviamente esiste un canone estetico per ogni epoca e Gianni lo aveva intuito bene, non si faceva grossi problemi nel manifestare le proprie opinioni al riguardo. Probabilmente, nella società attuale, questa linea di pensiero non sarebbe accettata con così tanta disinvoltura.

Il luogo di nascita è stato per Versace una sorta di linfa da cui ha nutrito la sua creatività e la sua arte: stiamo parlando di un ambiente in cui, soprattutto in quel periodo, si compivano continui scavi archeologici e quasi ogni giorno vi era qualcosa di straordinariamente magico da scoprire; un qui e un altrove, il mondo contemporaneo e la storia racchiusi in un unico momento.

Donatella Versace

Parlo ancora con Gianni. Se mi vedo una ricrescita scura divento matta.

Nel 1997, anno della sua morte, l’intero mondo si ferma nel ricordo di uno dei più grandi stilisti mai esistiti nella storia della moda: ricordi di volti stanchi, segnati dallo scorrere delle lacrime per quel vuoto che – si sapeva – sarebbe rimasto permanente.

Donatella – musa di Gianni – alla morte del fratello prese le redini della situazione e da quel momento a oggi ha portato avanti l’impero Versace con grande capacità amministrativa e comunicativa. Come lei stessa ha affermato in diverse interviste, non è stato per niente semplice mantenere vivo lo spirito della maison, con i giudizi e gli occhi di tutti costantemente puntati addosso. Donatella però è stata caparbia e molto abile nel mantenere vivo il lavoro di una vita.

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Dopo 20 anni ho imparato a convivere, in automatico, con la sua assenza. All’inizio è stata dura, durissima. Ho vissuto il mio dolore sotto gli occhi del mondo, ma con il passare del tempo, soprattutto con il lavoro, ce l’ho fatta. La Tribute Collection (la collezione 20 anni dalla morte di Gianni Versace, nel settembre del 2017) è stata una catarsi. È stata una svolta, e sempre davanti a tutti. Quel giorno in un certo senso ho affrontato i miei demoni, la perdita di Gianni, ma anche le mie insicurezze che mi bloccavano nel continuo confronto con mio fratello.

Uno degli obiettivi più importanti per la Versace, oltre che portare avanti il marchio, consiste nel parlare delle donne e denunciare il loro essere sottovalutate, trattate in modo diverso sia in ambito lavorativo sia, in generale, all’interno della società. Ha riportato la sua esperienza in un’intervista a «Vanityfair», a cui ha raccontato le difficoltà che ha incontrato lungo la sua carriera in quanto donna: “All’inizio l’atteggiamento tipico era: ‘lasciatela parlare’ […] però non mi sono mai davvero spaventata. Se sono convinta di una cosa la ripeto fino all’infinito”.

Il mondo di pensare di Donatella si allontana dallo standard di pensiero delle altre maison di moda: si rivolge ai giovani, cerca di fare da ponte per i nuovi talenti e dar loro voce affinché possano avere una possibilità in un ambiente che risulta tutt’altro che semplice; non a caso il suo team di lavoro è fatto di giovanissimi.

Tributo a Gianni Versace

La collezione primavera/estate 2018, dedicata ai classici creati dal fratello, è stata un grande successo.

Vent’anni prima, il brutale omicidio metteva fine alla vita di uno dei più grandi stilisti degli anni ’90, Gianni Versace.

Questa collezione è un tributo alla vita e al lavoro di Gianni. Rendiamo omaggio non solo al suo genio artistico ma all’uomo che, soprattutto, era mio fratello.

Donatella Versace lo scrisse oro su nero sulla prima pagina del magazine che gli dedicò per raccogliere le referenze: la collezione pop art e quella baroque del 1991, l’animalier e i native americans del 1992, il metal mesh del 1994 e altre ancora. Una dichiarazione d’amore infinito e incondizionato di Gianni alla moda e di Donatella a Gianni: “Sarebbe impossibile commemorare l’intero mondo di Gianni in una sola collezione, nonostante questo ho deciso di rendergli onore attraverso le sue amatissime stampe e la sua maglia metallica”

Una passerella, un ponte tra passato e presente: da una parte i ricordi e dall’altra i riferimenti alle giovani generazioni, a cui Donatella ha sempre posto attenzione. Un affascinante viaggio negli archivi di una delle più importanti case di moda mai esistite; un velo di malinconia avvolge tutto questo spettacolo.

Per tutti è stato difficile fare i conti con questo vuoto, colmato da un grandioso lavoro svolto negli anni da un team diligente. Gli archivi lasciati da Gianni hanno rappresentato una sorta di linfa vitale per la maison: non si tratta solo di reinventarsi, ma di portare avanti un’anima, un’ideologia, una speranza. Questa collezione ci ha riportato un po’ negli anni ’90.

Donatella Versace ha dovuto affrontare il suo dolore pubblicamente, senza fermarsi un attimo per assimilare tale perdita; questa collezione è stata catartica, un liberazione dal passato, pur mantenendo quel filo eterno che lega i due mondi.


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