Roxane Gay: “Fame. Storia del mio corpo”

Fame. Storia del mio corpo è un libro autobiografico di Roxane Gay, scrittrice e attivista statunitense. Il memoir, pubblicato nel 2017, viene definito dall’autrice l’opera più difficile da scrivere della sua carriera. Parla di un trauma, ma non si limita a questo: è un tentativo di comprendere e di farsi comprendere. Roxane Gay si mostra completamente per quello che è, senza veli o senza filtri, andando controcorrente in una società fondata su determinate regole e canoni di bellezza. Spesso chi non rispetta questi ultimi, viene escluso.

Emergono dalle pubblicità, dalla televisione, da internet, dal cinema e dai social. Per questa società spesso la felicità è associata alla magrezza, quale elemento fondamentale per seguire le sue regole estetiche, essere belli e apprezzati. Questo avviene soprattutto per quanto riguarda la bellezza femminile. La società ha determinate aspettative nei confronti delle donne, perché possano soddisfare lo sguardo degli uomini, per piacere agli altri e a se stesse. Attraverso la sua esperienza, la scrittrice ci mostra che è lunga la strada per accettarsi, ma si può fare pace con se stesse, nonostante tutto.

Dopo lo stupro

In questo memoir Roxane Gay trova il coraggio di affrontare lo stupro subito e le sue conseguenze. A dodici anni è stata violentata dal ragazzo di cui era innamorata e dai suoi amici. Poi ha mantenuto per decenni il segreto anche con la sua famiglia, perché non si era comportata da “brava ragazza cattolica”, e dunque non voleva passare guai. Si è resa conto che il proprio no, quando ormai era giunta a dirlo, non contava più. Allora, in seguito, ha smesso di pronunciarlo. Ormai qualcosa in lei si era rotto. Per un anno è riuscita a mantenere intatta la facciata, comportandosi bene e continuando ad avere ottimi voti, finché non ha deciso di andare a fare le superiori in collegio, via di fuga per le ricche ragazze borghesi.

Lì si rende conto che l’unico modo per sentirsi al sicuro è trasformare il proprio corpo in una fortezza inespugnabile e rendersi del tutto indesiderabile agli occhi degli uomini e del mondo. Allora inizia a mangiare, mangia anche per colmare un vuoto, un’inadeguatezza. La fame è anche una tensione inesauribile, che guida tutta la sua esistenza. In un momento della propria vita arriva a sfiorare i duecentosessanta chili, essendo alta un metro e novanta. Rientra così nella definizione di persona patologicissimamente obesa.

Racconta di come il proprio peso sia diventato un problema di famiglia, famiglia che l’ha sempre amata e non le ha mai fatto mancare nulla. I suoi genitori si chiedono perché si riduca così, non riescono a capire. Inoltre, in quanto immigrati haitiani, non concepiscono il cibo oltre che per nutrirsi. Nell’infanzia e nella casa della scrittrice, il cibo è sempre stato solo qualcosa di necessario e di sano, un momento di unione, cucinato amorevolmente da sua madre, a partire direttamente dalle materie prime.

I corpi, i loro confini e lo spazio

La riflessione di Roxane Gay si sofferma anche sui corpi, sui loro confini, sullo spazio che occupano. Afferma di evitare spesso gli spazi pubblici, soprattutto quelli troppo ristretti, come i mezzi pubblici. Le capita di piegarsi su se stessa per essere meno ingombrante. Prende poi in considerazione alcuni corpi magri e magari anche meravigliosi, che però non pensano ai propri confini. Invadono gli spazi altrui e vanno a sbattere contro gli altri per disattenzione. Talvolta ha l’impressione che la società non conceda a un corpo grasso lo stesso diritto di esistere. Non è bello, dunque non è un corpo. Spesso la gente si ritrova a giudicare un corpo grasso in quanto un corpo ribelle, di una persona che non è stata in grado di disciplinarsi. Dunque, secondo i più, è una persona che non può valere molto. Oppure iniziano a pensare, ad esempio, “è una persona grassa, ma è simpatica”. Si cercano virtù, quasi per giustificare o compensare qualcos’altro.

Insicurezze

Diverse volte l’autrice ha provato a perdere peso, con varie diete ed esercizio fisico. Si rende conto che il proprio peso è quasi una disabilità e le preclude molte cose. Le sedie con i braccioli le lasciano lividi; per un evento si è dovuta issare su un palco senza gradini, con l’aiuto di un altro scrittore. Quando viaggia in aereo deve prendere due biglietti; eppure le hostess, che vorrebbero che le persone grasse non invadano lo spazio altrui, non sanno gestire due biglietti aerei allo stesso nome e un posto vuoto. Non può fare troppi gradini, non riesce a camminare a lungo. Eppure cercando di dimagrire i progressi la spaventavano, assieme alla percezione di star perdendo potenza insieme alla propria mole. Non si sentiva più al sicuro, quindi riprendeva a mangiare. Ora invece sta cercando uno stile di vita sano, semplicemente per la propria salute.

Così Roxane Gay si apre completamente, racconta le umiliazioni e la propria sofferenza. Fame è un memoir straziante ma lucido, attraversato da una vena ironica, che solo la consapevolezza può dare. Qui il tempo si suddivide in un prima e un dopo, prima dello stupro e dopo lo stupro. Da quel momento l’autrice ha avuto paura degli uomini. Dai diciannove anni in poi ha intrattenuto relazioni sentimentali, sia con donne sia con uomini, credendo però di non meritarsi nulla. Cadeva tra le braccia di chiunque mostrasse interessamento nei suoi confronti, pensando fosse una gentile concessione del partner, convinta di non valere niente.

Fare pace con se stessa

Ora è arrivata a essere una professionista affermata, ad apprezzarsi. Benché esistano ancora giornate difficili, sa che la felicità è raggiungibile e sa di essere circondata da persone che la amano.

Nell’ultimo capitolo Roxane Gay scrive:

Sono guarita il più possibile, ma non guarirò mai del tutto. […] Non so se sono felice, ma vedo e sento che la felicità è assolutamente alla mia portata.

Però.

Non sono la stessa ragazzina spaventata che ero. Ho lasciato entrare le persone giuste. Ho trovato la mia voce.

Sto imparando a dare meno importanza all’opinione altrui. Sto imparando che la misura della mia felicità non è dimagrire ma, piuttosto, stare meglio nel mio corpo. Sono sempre più impegnata a sfidare le velenose norme culturali che hanno dominato anche troppo le donne, il loro modo di vivere e di trattare il proprio corpo. Sto usando la mia voce non solo per me, ma per altre esistenze che vanno viste e sentite. Ho lavorato sodo e mi sto godendo una carriera che non avrei mai osato pensare possibile.

Apprezzo che almeno una parte della persona che sono sia nata dal peggior giorno della mia vita, e non voglio cambiare la persona che sono.

Non ho più bisogno della fortezza corporea che mi ero costruita. Ho bisogno di abbattere alcuni muri, e ho bisogno di abbatterli solo ed esclusivamente per me, che la loro demolizione porti a qualcosa di buono o no. Io lo considero un modo per non distruggere me stessa.

L’autrice

Roxane Gay è nata nel 1974. Accademica e editorialista di alcuni giornali di rilievo, tra cui «The Guardian» e «The New York Times», ha scritto Bad Femminist, una raccolta di saggi, il romanzo An Untamed State e la raccolta di racconti Donne difficili Ayiti.


FONTI

Roxane Gay, Fame. Storia del mio corpo, 2018, Einaudi

Theguardian.com

CREDITS

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