Jacquemus

Chi è Simon Porte Jacquemus?

Un innovatore, tra cappelli XXL, borse mignon e nuovi modelli di business, tra i classici della moda francese.

Simon Porte Jacquemus, o semplicemente Jaquemus. Il nome di un ragazzo che a soli 18 anni ha lasciato la scuola per dedicare anima e corpo alla sua passione: la moda. Non si tratta dell’ennesima proposta alla francese, ma di uno stile nuovo, dedicato alle donne, alla natura e alla vita. L’estetica del marchio non si ritrova da nessun’altra parte, ma riflette tutto ciò che appartiene al mondo di Simon.

Semplicità e minimalismo sono il filo conduttore, arricchiti da elementi che, grazie a un sapiente uso dei social media, sono entrati nell’immaginario collettivo concretizzando l’animo del brand. La minuscola Chiquito bag, una borsa tanto piccola da non poter contenere praticamente nulla, insieme ai cappelli di paglia oversize, La Bomba, sono solo alcuni dei tratti distintivi della maison, oltre a essere tra gli accessori più copiati dalle aziende fast fashion.

Perché tra fiori, dipinti e campi di grano, Jacquemus è un immaginario spontaneo e poetico, un po’ come la storia che ha portato il suo fondatore, a soli trent’anni, a essere uno tra i nomi più influenti del mondo della moda.

Le origini

Mi chiamo Simon Porte Jacquemus. Mi piacciono il blu e il bianco, le righe, il sole, la frutta, la vita, la poesia, Marsiglia e gli anni ‘80.

JacquemusAmare così follemente la propria terra d’origine da farne la radice del proprio brand: Simon Porte Jacquemus, classe 1990, nasce a Luberon in Provenza da una famiglia di contadini. Tra i campi di lavanda, gli ortaggi e l’infanzia trascorsa nel sud della Francia insieme ai genitori prende forma la sua estetica, anche se il suo sogno nel cassetto restava trasferirsi nella capitale. Non necessariamente per studiare moda, ma per coltivare tutte quelle suggestioni artistiche che lo hanno accompagnato fin dall’infanzia: il mondo cinematografico, con le pellicole di Godard. Parigi è anche il cuore dell’arte, della musica e della moda francese.

Eppure l’universo culturale Parigino smentisce le sue aspettative, quando, tra vari sacrifici economici, può permettersi di studiare moda all’Esmod. Insieme all’entusiasmo per la vita nella capitale sembra vacillare anche ogni sua ambizione artistica, in particolare dopo la perdita dell’amata madre che, oltre a essere un prezioso punto di riferimento, era anche la musa delle sue prime sperimentazioni.

Il marchio Jacquemus: la svolta di Simon

A diciannove anni decide di cambiare le regole del suo stesso gioco e di reinventarsi da capo. Dopo aver lasciato la scuola, forte di un’esperienza come assistente stylist di Citizen K, si sposta in un atelier di Montmartre e crea il suo marchio di ready-to-wear. Il nome del brand è proprio Jacquemus, omaggio al cognome da nubile della madre.

Fin dalla prima collezione emerge quella che sarà la firma del designer: un minimalismo sensuale, non studiato, spontaneo. Simon si forma praticamente come autodidatta e con pochi soldi in tasca: porta i tessuti selezionati al Marché Saint Pierre in un piccolo laboratorio, dove, con l’aiuto di una confezionista di tende, inizia a dar vita ai primi prototipi del suo stile.

Il risultato sono proposte dai tagli essenziali, precisi, dal fascino vintage, che talvolta riprende la cultura gitana del mediterraneo. Tasche, bottoni, zip e altri dettagli sono ridotti al minimo, mentre a trionfare sono proposte che, in tutta la loro semplicità, delineano la sensualità delle donne che le indossano. Un rimando alla moda degli anni ‘90 che, nel 2010, cattura l’attenzione di Rei Kawakubo e Adrian Joffe di Comme des Garçons: Simon inizia a lavorare in una boutique del brand, e contemporaneamente elabora l’estetica del suo marchio.

Dopo due anni le sue collezioni incontrano il successo, a partire dal Dover Street Market di Londra fino alle boutique più sofisticate in tutto il mondo.

Jacquemus si dimostra fin dagli esordi capace di risemantizzare la moda francese a prezzi più accessibili del tradizionale lusso: prende i grandi classici e li rende semplici ma sofisticati, genderfluid, concettuali e allo stesso tempo commerciali, grazie alla viralità della sua estetica sui social media. 

L’estetica sospesa tra il mare e i campi della Provenza 

La moda è poesia. È un modo di raccontare una storia, di dire qualcosa in questo mondo, perché con quello che indossi, mandi sempre un messaggio. Però, la moda è anche un business. Per questo vendo poesia. Per me non ha senso fare moda se non la vendi. Per questo, quello che vedi alle mie sfilate è esattamente quello che vendo. Mi piace essere trasparente in questo senso.

Camice oversize, giacche sartoriali che diventano miniabiti, scollature profonde e gonne lunghe dagli spacchi vertiginosi. A dominare sono linee asciutte e tagli precisi, abbinati a una classica palette che unisce il sapore di mare all’aria di campagna, talvolta spezzata da tonalità forti come il rosa shocking, o tinte che richiamano i campi di lavanda.

Alcuni lo chiamano “Provenzalismo”, perché gli elementi della sua terra sono onnipresenti in un’atmosfera fresca e vitale, ma anche vintage e un filo nostalgica. La moda di Jacquemus immagina da un lato una donna forte e sensuale, dall’altro un uomo più rilassato e cool, quasi arrivasse direttamente da una giornata sulla costa marsigliese. 

Il punto forte del brand è proprio la capacità di portare in passerella immaginari e stili di vita desiderati dal target di riferimento. Jacquemus non è solo una selezione di abiti, ma un’atmosfera che colora la quotidianità tra moda, arte, cinema e cultura. 

Il sapiente uso dei social media

Altra grande capacità di Simon è quella di intrattenere direttamente il rapporto con il suo pubblico attraverso la multimedialità dei social media. Su Instagram in particolare, dove prevale un approccio umano, autentico e soprattutto spontaneo, tra retroscena e elementi che rimandano al gusto personale del designer.

È proprio sul suo profilo che i suoi pezzi diventano virali e sempre più desiderati; inseriti in contesti inusuali, attirano l’attenzione di modelle e influencer proprio per la loro instagrammabilità. Come il recente cardigan con logo della collezione “La montagne”, diventato must-have di stagione dopo essere stato indossato più volte da Kendall Jenner nei suoi post sui social.

Jacquemus è l’esempio di come la moda debba saper integrare diversi aspetti per avere successo: non solo gusto ed estetica, ma anche valori, ideali e capacità di vendita.


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