“Butterfly”, la storia dietro l’atleta Irma Testa

Fresca del trionfo alle Olimpiadi di Tokyo 2020 con una medaglia di bronzo nel pugilato femminile, Irma Testa è una delle sportive di spicco nella sua disciplina, con molti successi alle spalle. I Giochi nella capitale giapponese non sono però la prima esperienza per l’atleta, già presente alle Olimpiadi di Rio 2016.

È proprio su questi momenti della sua carriera che si concentra il documentario Butterfly, creato da Rai Cinema per raccontare la storia dell’atleta. Vengono raccontati i momenti salienti precedenti e seguenti la prima esperienza olimpica, raccontando allo spettatore tutte le sfumature personali e professionali della preparazione di uno sportivo.

Torre Annunziata, le origini

Le vicende narrate e analizzate nel documentario hanno un comune punto di partenza: si tratta di Torre Annunziata, comune campano da cui proviene Irma Testa. In questo luogo la protagonista ha tutti i suoi punti di riferimento, non solo la famiglia, ma anche il primo maestro, la prima palestra, le amicizie e i legami di una vita. Torre Annunziata è il luogo dell’incontro, in cui ritrovare gli affetti e ritrovare se stessa, ma anche dello scontro con una realtà spesso dura e complessa. Si preoccupa della madre, del fratello e del suo pericoloso allontanamento dalla scuola, una scelta che potrebbe negargli poi qualsiasi speranza di riscatto in futuro, prendendo spesso in mano la situazione per cercare di riportare la calma. 

Le sfide e la fuga

Le lotte e i contrasti che Irma Testa deve affrontare non sono solo quelli delle dinamiche familiari, ma anche quelli con se stessa e con lo sport, protagonista indiscusso della sua vita. Nonostante i successi e le soddisfazioni che il pugilato le dà, si trova spesso ad affrontare diversi momenti di difficoltà, che rischiano di azzerare tutti gli sforzi compiuti fino a quel momento. Davanti a qualcosa che sembra più grande di lei, l’unica soluzione sembra la fuga: allontanarsi dai problemi che la rincorrono potrebbe essere una soluzione, ma Irma Testa sa che prima o poi andranno affrontati per fare pace con se stessa e dare il massimo sul ring.

Il peso delle aspettative

Nel corso della storia di Butterfly, viene più volte rimarcato come il percorso sportivo di Irma Testa inizi molto presto: i successi crescono e con essi anche le aspettative nei suoi confronti. Quando fa il suo ingresso sul ring di Rio 2016, a fare il tifo per lei c’è un’intera comunità che nutre per lei grandi speranze. Da quei Giochi, Irma Testa porta casa però una sconfitta e tanta delusione, che rischia di rendere vano tutto il suo processo di crescita. Schiacciata dal peso delle aspettative e da chi la considera una deludente atleta dal futuro poco radioso, l’atleta è sul punto di abbandonare tutto: riprendersi da una simile sconfitta non è mai facile e ogni soluzione sembra non funzionare. Darsi per vinti e lasciarsi cadere è tutto ciò che rimane e per Irma il futuro con il pugilato sembra ormai una scelta da escludere.

La nazionale

L’unico appiglio e speranza per Irma Testa di rimettersi in carreggiata è la convocazione della nazionale, in cui potrebbe avere l’occasione di mostrare la propria tenacia e confermare la propria forza combattiva. Inizialmente decisa a non continuare per questa strada, la scelta della nazionale ribalterà poi le carte in tavola, permettendo all’atleta di rientrare in gioco. Butterfly si interrompe proprio all’inizio di questa nuova scalata al successo: guardandolo dopo il successo di Tokyo 2020 amplifica il sapore della vittoria e del lavoro ripagato dopo tanti sacrifici.

Il futuro

Butterfly, soprannominata così per la sua leggerezza e velocità sul ring, ha la possibilità di riscattarsi e mostrare al mondo che non è finita. Il documentario lascia lo spettatore con questa speranza, che si è recentemente concretizzata alle Olimpiadi di Tokyo, in cui Irma Testa, dopo essere stata la prima donna pugile italiana a raggiungere il sogno olimpico, è anche stata la prima donna pugile italiana a ottenere una medaglia nella sua disciplina. Leggera come una farfalla non solo nel momento del combattimento, ma anche nel superare le avversità e le critiche. Il segreto sembra lasciarsi alle spalle i momenti bui per guardare al proprio futuro e concentrare le proprie forze su ciò che di bello può accadere, fino a stringere tra le mani una medaglia olimpica.


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