Rumore bianco: un romanzo postmoderno

Rumore bianco è un romanzo di Don DeLillo, scrittore postmoderno statunitense. Pubblicato nel 1984, appare ancora estremamente attuale. Il titolo si riferirebbe a una “partitura parasonica” che accompagna tutta quanta l’esistenza del protagonista, Jack Gladney, e che potrebbe essere assimilata alla paura della morte.

L’autore riesce a dare forma alla complessità del reale, andando oltre la realtà stessa: infatti leggendo questo libro si ha spesso la percezione che i comportamenti dei personaggi siano assurdi. Eppure non poche loro azioni potrebbero tranquillamente verificarsi nella nostra quotidianità. Ciononostante Rumore bianco ha l’aria quasi di una satira dei sobborghi americani, mentre descrive lo stile di vita e il modo di vivere dell’americano medio.

La normalità di Jack Gladney e della sua famiglia allargata

"Rumore bianco" di Don DeLillo copertina

Entriamo in questo ambiente così reale da essere surreale condotti da Jack Gladney, anche voce narrante. È il suo mondo e lo verbalizza con occhio talvolta quasi ironico e paroloni eruditi che in un contesto diverso sarebbero inappropriati, ma alla fine non se ne discosta. Agisce allineandosi perfettamente ad esso. Forse a tratti crede di essere troppo superiore per giudicare e il suo sguardo sembra tradursi in un moto d’assenso magnanimo.

Del resto Jack Gladney è un docente universitario, capo dipartimento; per primo si è occupato di studi hitleriani, dietro ai quali tende a nascondersi per non affrontare la propria piccolezza data dalla natura umana. Ciononostante non sa una parola di tedesco, ma riesce a impararne i rudimenti leggendo un romanzo per un convegno. Questo genere di contraddizioni e incoerenze gonfiate fino quasi al paradossale accompagnano tutto il romanzo.

Jack vive con la sua quarta moglie Babette e tre figli anche dei precedenti matrimoni, in una cittadina in cui possiede un consolidato prestigio sociale. Si è preoccupato di costruirselo e mantenerselo: ad esempio davanti alla constatazione che una determinata massa conferisce autorità a un uomo della sua posizione, trova necessario mettere su peso.

La catastrofe

La vita di Gladney e della sua famiglia trascorre tranquillamente, immersa nella normalità, finché una catastrofe non si abbatte su di loro: un gas tossico si disperde nell’aria e sono costretti a evacuare assieme ad altri abitanti della zona, benché Jack sia convinto che certe cose non possano succedere a un professore di college. Intanto Babette e le bambine diventano ipocondriache: iniziano a sentirsi i sintomi che dovrebbe provocare il gas. Questi però cambiano in continuazione attraverso annunci alla radio e da palmi sudati e vomito e si passa a coma. Trascorrono poco tempo nel punto di raccolta finché non possono tornare nelle loro case.

Qui si conclude la prima parte con la scoperta da parte Jack di avere inalato il gas quando è sceso a far benzina. Gli scienziati però non sanno ancora che cosa possa comportare, dato che le ricerche sono in fase sperimentale.

Il Dylar: un farmaco contro la paura della morte

La seconda parte di Rumore bianco si apre su un apparente ritorno alla vita quotidiana e l’oblio dell’evento traumatico. In realtà è incentrata sull’ossessione che s’insinua sempre più nella mente di Jack Gladney: il terrore della morte. All’inizio lui e sua moglie discutono perché entrambi sono certi di morire l’uno prima dell’altra. Ciascuno sostiene di essere meno adatto e capace a sopravvivere da solo. In seguito qualunque loro azione è volta alla sopravvivenza. Banalmente i figli di Jack Gladney non potrebbero vivere se Jack Gladney morisse nel giro di poco tempo. Va dal medico per fare un controllo ed essere rassicurato che un uomo della sua età, con le sue abitudini, che beve solo caffè decaffeinato, possa ancora vivere a lungo.

Babette invece arriva a tradire il marito, pur di prendere parte a una ricerca sperimentale. Quando ammette le proprie azioni, la vicenda assume i tratti di un cliché. Ora Babette può assumere un farmaco, il Dylar, che avrebbe il potere di contrastare la paura della morte, comportando però alcuni rischi:

La prima cosa che replicò, furono gli effetti collaterali. Tutte le droghe ce l’hanno. Una in grado di eliminare la paura della morte doveva averne di spaventevoli, specialmente se ancora in fase sperimentale. Aveva ragione, naturalmente, Babette aveva parlato di morte vera e propria, di morte cerebrale, di morte della parte sinistra del cervello, di paralisi parziale, di altre singolari e dure condizioni di corpo e mente.

Quando Jack la scopre, apparentemente all’inizio sembrerà non importargli nulla del tradimento e farà di tutto invece per mettere le mani sul Dylar.

Una società postmortale

Così la sociologa canadese Céline Lafontaine ha definito la nostra società.

L’essere umano può trovare un suo senso nello sfidare i limiti, la sua esistenza è una tensione continua che gli ha permesso di fare esplorazioni, viaggi, nuove scoperte. Ha creato opere d’arte e monumenti colossali; è arrivato nello spazio; è giunto a inventare tecnologie che vent’anni fa nemmeno ci immaginavamo. Forse questo senso di assenza di limiti ci porta a non crederci più mortali. Eppure, dovremmo riflettere sul fatto che probabilmente è stata proprio la coscienza della nostra stessa mortalità a spingerci verso questi traguardi.

Grazie alla scienza e a scoperte mediche la morte si allontana sempre di più. Si invecchia meglio e si vive più a lungo, anche se spesso si finisce per dimenticare che in realtà questa rappresenta l’unica certezza per l’essere umano. Morire non appartiene più alla normalità. Così quando la precarietà e la morte sfiorano le nostre esistenze, anche per brevi contatti, ci assale un senso di tradimento: la scienza ha fallito, la società pure.

D’altra parte però, assistiamo a un’ostentazione della morte e della violenza, nella cultura di massa che fruiamo, quasi questo potesse servire a esorcizzare un fantasma. Ma questa vicinanza che si basa sulla finzione serve solo ad allontanarla dalla nostra realtà.

Complottismo

In Rumore bianco paura, ignoranza, impotenza data dall’impossibilità di poter agire davvero di fronte alla realtà spingono i personaggi spesso a formulare teorie più o meno assurde riguardo a tutto quello che non possono comprendere – a questo proposito si è parlato di complottismo – e tentano di riempire vuoti particolarmente suggestionabili.

Questo porta i personaggi a formulare pensieri o affermazioni paradossali, che spesso i loro interlocutori non mettono in discussione, come “Il vero problema è il tipo di radiazioni che ci circonda ogni giorno. Radio, tv, forno a microonde, fili elettrici appena fuori della porta di casa, trappole radar antivelocità sulle autostrade” oppure “Noi siamo la somma totale dei nostri dati, le dissi, così come siamo la somma totale dei nostri impulsi chimici” o ancora “Com’era possibile che ci fosse un nord sotto il sud? Era questo a farmi confondere? Oppure era il nocciolo dell’errore di Denise?” o infine “In situazioni del genere è sempre il caso di rimanere alle calcagna di militari delle frange di destra. Sono addestrati alla sopravvivenza.”


FONTI

Libreriauniversitaria.it

Ilfoglio.it

Vita.it

mangialibri.com

leparoleelecose.it

Don DeLillo, Rumore Bianco, Einaudi, 2014

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