Horcynus Orca: la sensazionale impresa scrittoria di Stefano D’Arrigo

Forse non tutti sanno che nel bel mezzo degli anni Settanta, mentre Italo Calvino trionfava con i suoi romanzi più famosi, e contemporaneamente Pier Paolo Pasolini pubblicava gli Scritti Corsari, un signore siciliano sulla cinquantina, di nome Stefano D’Arrigo, concludeva un progetto letterario d’eccezionale caratura.

L’Horcynus Orca non è solo un romanzo, è molto di più. È la storia di un’isola, di una cultura, di una guerra e delle sue terribili conseguenze. La descrizione di un uomo e del suo ritorno a casa; il racconto di un mare che priva e regala, in cui abitano misteriosi animali mitologici. La narrazione di un mondo diviso tra reale e fantastico, dove si parla una lingua inedita.

Partendo dal suo autore, allora, ripercorriamo l’origine e lo sviluppo di un’opera alla quale si guarda ancora oggi con una certa – e peraltro comprensibile – diffidenza. La sua complessità e la sua mole importante possono risultare destabilizzanti. Ma nulla vale la meraviglia della riscoperta di un fiore all’occhiello della nostra letteratura, una nuova Odissea, insieme classica e moderna. Non siete curiosi?

I primi passi di D’Arrigo scrittore

Stefano D’Arrigo, originario di Alì Terme, nel messinese, frequenta ancora l’università quando scoppia il secondo conflitto mondiale. Per questo è costretto a interrompere bruscamente gli studi e ad arruolarsi nell’esercito. Si laurea subito dopo la guerra, in maniera piuttosto precaria, discutendo una tesi in letteratura tedesca su Friedrich Hölderlin. Una scelta tale dimostra che D’Arrigo ha ben chiaro il percorso da intraprendere. Hölderlin, se da un lato era tornato in auge negli anni del nazismo come mito della rinascita tedesca, dall’altro, soprattutto in Italia, viene riscoperto come scrittore enigmatico e oscuro, grande sperimentatore, dominato però dalla follia.

Dopo la laurea, D’Arrigo si trasferisce a Roma, dove inizia a lavorare come giornalista e critico d’arte per alcune importanti riviste. Agli articoli che portano la firma di Fortunato D’Arrigo, si uniscono le frequenti partecipazioni alle mostre d’arte organizzate nella città. Ma nel 1957 arriva la vera svolta verso l’editoria, quando pubblica il suo primo – e anche ultimo – libro di poesie. Una raccolta di componimenti che porta il titolo di Codice Siciliano, in cui è evidente l’influenza di Hölderlin.

Come D’Arrigo passa dalla poesia ad una prosa di 1257 pagine

Nello stesso anno in cui D’Arrigo pubblica il Codice, inizia a lavorare alla sua opera in prosa. Tuttavia, prima di arrivare al grande pubblico come la conosciamo noi oggi, l’Horcynus Orca subisce varie fasi di scrittura e modifiche, impiegando circa un ventennio prima di essere presentata nella sua versione definitiva. Va detto, in effetti, che all’inizio lo scrittore siciliano si dedica a un primo parziale abbozzo, intitolato La testa del delfino.

Qualche anno dopo, nel 1960, una seconda versione, lunga più di cento pagine e intitolata I giorni della fera, esce sulla rivista Il Menabò di Elio Vittorini. Un elemento qui è già evidente: essenziale nel corso del libro è la differenza semantica tra i due termini “delfino” e “fera”, intendendo con quest’ultimo una versione tutta siciliana e mostruosa di un animale altrimenti conosciuto come amichevole e benevolo.

Non contento, D’Arrigo torna sul testo con una nuova e complessa riedizione, caratterizzata principalmente da un ampliamento linguistico e narrativo non indifferente. Trascorrono diversi anni prima della pubblicazione definitiva, che arriverà solo nel 1975 con le sue 1257 pagine.

Qualche cenno sulla storia e sui protagonisti

L’intero testo dell’Horcynus Orca è costruito intorno ad un personaggio principale, “il marinaio, nocchiero semplice della fu regia Marina, ‘Ndrja Cambria”. Questi, in seguito all’armistizio dell’8 settembre 1943, disorientato e privo di mezzi, deve far ritorno a casa. Il viaggio che lo attende, da Napoli a Cariddi, è lungo e complicato. Può accadergli davvero di tutto, e in effetti è ciò che succede realmente, in un’atmosfera che tiene uniti il mito e la storia.

Numerosi sono gli incontri che ‘Ndrja dovrà affrontare durante il suo percorso. A partire dalle Femminote, un gruppo di donne calabresi in cui si imbatte a Praia a Mare, che con i loro racconti combinano folklore e tragedia greca. Poi le due donne di Amantea, madre e figlia, in lotta con l’altro figlio che sembra aver perso il lume della ragione, e da allora vive su di uno scoglio.

E ancora, l’enigmatico paese delle Femmine, riconoscibile per via dello sgradevole odore delle fere cucinate. Il viaggio in barca con Ciccina Circè, il ricongiungimento con il padre Caitanello, fino all’incontro con l’altra vera protagonista del libro, l’Orcaferone, mostruosa creatura che terrorizza i pellisquadre dello Stretto.

Un andamento particolare

Questi episodi, a cui ne vanno aggiunti innumerevoli altri, si sviluppano nel romanzo in un modo assai originale, senza dubbio grazie alla tecnica e all’inventiva di Stefano D’Arrigo. In effetti, la storia di ‘Ndrja, raccontata all’interno di Horcynus, copre un arco temporale di soli cinque giorni, andando dal 4 all’8 ottobre 1943. Ma la temporalità sembra quasi perdersi completamente di fronte alla modalità con cui l’autore immagina il susseguirsi delle storia.

Molteplici sono i flashback, le digressioni, i sogni del protagonista, le vicende personali dei personaggi che incontra. Tutto ciò crea una dilatazione evidente del tempo della narrazione, che diventa sempre più complesso per il lettore, ormai perso nel mondo di ‘Ndrja. La difficoltà poi aumenta dal momento che D’Arrigo non suddivide il romanzo in capitoli. Le uniche “pause” sono evidenziate da un doppio spazio bianco tra le righe, che dimostra l’esistenza di tre macrosezioni dell’intero testo.

Idioma orcinuso

La storia e i suoi intrinsechi meccanismi narrativi, tuttavia, non sono gli unici elementi che stupiscono. L’Horcynus Orca, infatti, è un’opera unica nel panorama letterario italiano – e non solo – anche per via del linguaggio. D’Arrigo scrive la sua Odissea moderna costruendo da zero una nuova lingua, con proprie regole sintattiche e grammaticali.

Si va dall’italiano letterario al dialetto siciliano, da parole di derivazione classica a termini inventati dallo stesso autore, veri e propri hapax. Per di più, nessuna di queste aporie linguistiche è alleggerita da un glossario a fine libro, in modo da rendere più comprensibile il tutto. Al contrario, spetta proprio al lettore addentrarsi nella storia e iniziarne a conoscere l’idioma di riferimento, che si complica man mano che si va avanti.

L’impressione percepita nel momento in cui si arriva alla fine della storia è di aver davvero imparato a parlare come i protagonisti dell’Horcyunus Orca, a tal punto che quasi ci si è dimenticati della propria lingua.

L’Oceano dietro il Nostos

Giunti a questo punto, è quasi banale ribadire quanto l’Horcynus Orca di Stefano D’Arrigo sia un testo singolare, strutturalmente e concettualmente. Perché se è vero che in fondo racconta di un nostos (ritorno, in greco antico), replicando uno dei temi cardine della letteratura, lo fa in una maniera del tutto nuova. Il viaggio di ‘Ndrja verso la Sicilia, verso la sua Cariddi, è un percorso antropologico, culturale, psicologico e onirico, che ha sullo sfondo la guerra e le sue brutture.

Ogni singolo incontro, che sia con gli uomini, con le donne o con gli animali, ha un preciso significato, che spesso va oltre ciò che vediamo in apparenza. Perfino la terribile Orcaferone è nella realtà fiacca e ferita, un anti-mostro, espressione della realtà che sta andando in frantumi. Dunque, D’Arrigo mette su un romanzo davvero senza precedenti. Un testo impossibile da circoscrivere entro un preciso periodo letterario, perché appartiene contemporaneamente al passato e al futuro.

Perciò, se volete fare un regalo a voi stessi e al vostro animo, iniziate a leggere l’Horcynus Orca. Vi sentirete trasportati in un’avventura tanto singolare che non potrete più farne a meno. Provare per credere!


FONTI

Stefano D’Arrigo, Horcynus Orca, Rizzoli, Milano, 2017.

Treccani

CREDITI

Copertina

 

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