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Cinzia, la donna che ogni uomo vorrebbe essere

Le teorie si pronunciano in cattedra. Le storie si raccontano seduti, in cerchio, riuniti intorno al fuoco.

Giulia Muscatelli

Le storie sono dei meccanismi complessi, abili nel farci conoscere persone e nell’avvicinarci a tematiche che ci sembrano visibilmente lontane o che non riteniamo riguardarci. Le storie equilibrano e rafforzano la coesione degli individui nella società. Un bel racconto ha la forza di arrivare a chiunque, mostrando le infinite possibilità di visione e generando empatia.

La teoria gender è totalitaria e intollerante

Ed ecco che parlando di questione di genere, Leo Ortolani, è riuscito, con il più improbabile dei protagonisti, a narrare una storia e fonderla con una teoria, di Genere, mostrando a tutti cosa significa essere una Vera Signora!

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Cinzia-Leo Ortolani

In tempi in cui tematiche LGBTQ, naturalizzazione di genere e sessualità fluida vengono sempre più discussi all’interno di una società arroccata nella propria fortezza di certezze e disinformazione; dove il termine politically correct, citato almeno una volta ogni dieci parole di conversazione, alla pari di signora mia non ci sono più le mezze stagioni, è arrivato pian piano a rovinare la comicità, Cinzia di Ortolani è ancora un evergreen nel saper trattare argomenti sensibili, nel modo in cui l’autore lo sa fare meglio: con il sorriso sulle labbra.

Se la vita ha un senso, deve essere il senso dell’umorismo

L’umorismo, d’altro canto, gli è sempre venuto naturale. Testimone sua nonna, che fin da piccolo lo ha sentito fare battute, a suo parere, orribili. In realtà, cara nonna Ortolani, faceva tutto parte del piano e quelle non erano altro che prove generali per un brillante futuro vignettato. Da ragazzo-fumettista a papà che fa i fumetti, Leonardo Ortolani, classe 1967, ha sempre mantenuto quel suo brio umoristico degli inizi.

Il suo esordio avviene nel 1989, quando pubblica, per la collana Spot della Comic Art, la prima storia di quello che diventerà il suo personaggio più cult, il famigerato Rat-Man, che nel 1990 gli varrà il premio Spot come Miglior sceneggiatore esordiente. Attraverso la giusta combinazione tra laurea in Scienze Geologiche e passione per i fumetti di Jack Kirby, Ortolani è riuscito a dar vita a un’opera esplosiva, dallo stile unico e pungente che unisce parodia e fumetto super-eroistico.

Da brillante artefice di battute deraglianti e potenti strisce introspettive, l’autore pisano è riuscito ad aggiudicarsi numerosi premi, come il Premio Micheluzzi nel 2016, per la Miglior serie dal tratto non realistico, per le avventure di Rat-Man, facendosi addirittura menzionare dalla prestigiosa rivista statunitense The Jack Kirby Collector come uno degli eredi del Re.

Geniale ironia

Chiamato al servizio di leva nell’Arenautica Militare, Ortolani decise di trarre spunto dalla vita di caserma per realizzare una serie di strisce autobiografiche sulla vita militare, poi pubblicate in appendice di Sturmtruppen. Nel maggio del 1995 comincia a realizzare le storie brevi di Venerdì 12 per la rivista L’Isola che non c’è e pubblica lo speciale Squalo, parodia del famoso film.

Nell’aprile 2017 annuncia la realizzazione di C’è spazio per tutti, un albo a fumetti sull’esplorazione spaziale, dove il fedele Rat-Man verrà accompagnato dalla versione a fumetti dell’astronauta italiano Paolo Nespoli.

Cinzia-Leo Ortolani

Nel 2018, arriva finalmente il suo primo lavoro inedito, realizzato sotto l’etichetta di Bao Publishing e presentato per la prima volta al Lucca Comics dello stesso anno. Si tratta della graphic novel Cinzia, in cui l’autore, attraverso una storia leggera, divertente e a tratti delicata, sceglie di stroncare buonismo e modelli precostituiti, per affrontare con totale serenità il problema dell’identità di genere.

Un racconto dolceamaro dedicato all’eponimo personaggio di Cinzia Otherside che, da bizzarra comparsa in episodi decisamente familiari ai veterani dell’universo Rat-man, diventa la protagonista della propria storia, alle prese con le vicissitudini dell’esistenza. La transessuale dai fluenti capelli biondi e dagli abiti eleganti e vistosi, ha un passato di oltre trent’anni sulle spalle.

Facciamo un passo indietro

Nasce, infatti, nel 1989, come Paul il postino di Città Molto Grande, che dopo aver consegnato un numero di Topolino a Deboroh La Roccia, l’alter ego di Rat-Man, viene risvegliato dall’abbraccio di gratitudine di quest’ultimo, finendo per scoprire la sua vera natura e diventare quindi Cinzia, la Lucciola della Quinta Strada.

L’amore non ricambiato per Rat-Man, tuttavia, non conosce incertezze e dalle lettere d’amore profumate di dopobarba, fino al trasferimento nella Città Senza Nome, lei rimarrà sempre al suo fianco, salvandogli anche spesso la vita. Allo stesso tempo il migliore amico di Rat-Man, Brakko, è da sempre attratto da Cinzia che, con il tempo, resterà anch’essa affascinata dai modi cavallereschi del poliziotto.

Apparentemente goffa e improbabile, anche a causa dei bizzarri tentativi di Cinzia di nascondere la sua condizione di transessuale al compagno, la loro storia d’amore continuerà a dipanarsi per tutta la decalogia finale.

Parodie combattenti

Guadagnandosi il plauso e l’affetto incondizionato dei lettori, Cinzia indosserà anche altre vesti all’interno dell’universo Rat-man, a partire da quelle di Cinzia la Barbara, la cui ambientazione e fattezze richiamano palesemente il film Conan Il Barbaro di John Milius e i fumetti di John Buscema.

Seguita poi da La gladiatora, ispirata a Il gladiatore di Ridley Scott, in cui stavolta la protagonista veste i panni di Massima Verga Gentilina, ex-generalessa dell’esercito romano ridotta in schiavitù e arruolata come gladiatrice. Nel numero speciale de Il Signore dei Ratti, parodia del Signore degli anelli, invece, interpreta Annabello, l’elfa che accompagna Bolo, e sposerà Granbrakko.

In Allen, parodia di Alien e Prometheus di Ridley Scott, impersonerà il comandante Valery Kramer, ovvero Charlize Theron. Nell’albo Ratolik compare come Ada, diminutivo di Adamo, un’acuta combinazione delle caratteristiche di Cinzia ed Eva Kent di Diabolik.

Infine, nella serie animata Rat-ManZero Zero Rat-Man! e Sotto la pelliccia, niente!, interpreta rispettivamente Cinzia Schiantananis, la pericolosa guardia del corpo di Dr. Gold e Cinthia, una stilista di fama mondiale, evidente parodia di Crudelia De Mon, che produce pellicce sintetiche utilizzando il pelo degli orsacchiotti di peluche.

Dove eravamo rimasti? Ah si…

Cinzia nasce così, come una boutade sull’omosessualità nella primissima epopea di Rat-Man, in cui persegue lo stereotipo dell’ambivalenza di un corpo muscoloso e un desiderio maschile con un’emotività e dei comportamenti femminili. Fino poi a maturare assieme al proprio l’autore, diventando un personaggio tutto tondo in cerca del proprio percorso personale, all’interno di un romanzo a fumetti che sfida il politicamente corretto.

Con il corposo volume pubblicato l’8 novembre 2018, Ortolani ci pone al cospetto delle origini di Cinzia, appena trasferita nella Città Senza Nome ancor prima di conoscere Rat-Man. La collocazione, infatti, non è casuale. Ortolani non vuole raccontare dell’eroico ratto, ma di un personaggio tridimensionale, più strutturato e sempre in continua trasformazione.

This is Cinzia

Cinzia-Leo Ortolani

Dal fisico muscoloso e dalla frizzante predilezione per i completi autunno quacchero e allegria brianzola, Cinzia è una transessuale alla continua ricerca di un impiego e di una collocazione sociale, ma ogni volta viene respinta a causa dei suoi documenti che riportano ancora il deadname di Paul.

Vive con Tamara, la sua incontenibile amica, transessuale come lei e dall’indole più pratica e meno sognatrice, che si esibisce su internet, e non si trova più a suo agio nemmeno nel gruppo LGBTIQSW che frequentano. Perso, secondo lei, più a disquisire di inezie che non a capire veramente i problemi di inserimento dei propri membri.

Cinzia-Leo Ortolani

Cinzia va avanti con la ricerca lavorativa, sorretta da ironico cinismo, dagli amici nella sua stessa condizione e dalla fiera consapevolezza di sapere bene chi sia.

Se pensate che essere dei transessuali sia un problema, allora non avete mai avuto veramente un problema. Allora non siete mai stati transessuali innamorati.

Cinzia-Leo Ortolani

Finché un giorno incontra un uomo di cui si innamora e, per riuscire a frequentarlo, è disposta a tutto, perfino a mascherarsi da eterosessuale e farsi assumere nel medesimo posto di lavoro, rinunciando a quelle conquiste personali che l’hanno sempre fatta sentire in armonia con la propria essenza.

Cinzia-Leo Ortolani

E poiché ogni storia degna di questo nome presenta degli antagonisti, l’associazione dove ha trovato impiego Cinzia non poteva che essere Pro-life e anti-gender, ovvero a favore della famiglia tradizionale e contro ogni forma di diversità sessuale e comportamentale. Aggiungiamoci poi il fatto che lo stesso Thomas, di cui è innamorata, sia eterosessuale e prossimo al matrimonio e la frittata è fatta!

Cinzia-Leo Ortolani

Ma Cinzia non demorde e decide comunque di inscenare un ardito tentativo di seduzione sfruttando il classico cliché della sorella gemella, alla fine del quale Thomas gli rivelerà la propria omosessualità e potranno concretizzare la loro relazione.

Sarebbe bello chiuderla qui, ma se finisse così sarebbe una storia a fumetti. E la vita non è mai una storia a fumetti.

Cinzia, infatti, si renderà conto che la sua vera natura non è quella di uomo, ma di donna, e lascerà Thomas per vivere la sua vita rimanendo fedele a se stessa.

Cinzia-Leo Ortolani

Cinzia è un’autoanalisi, un viaggio nell’accettazione di sé, a prescindere dal genere o dalle preferenze sessuali, così come dai pregiudizi e dalle etichette che la società pretende a tutti i costi di affibbiare per suddividere le persone in categorie prestabilite, ben evidenziata nella critica velata sotto forma di battuta sulla corrispondenza tra genere e sesso biologico.

La trama è semplice ma efficace. Si differenzia dalle precedenti Cinzia la barbara e La gladiatora, perché quelle erano piccole storie divertenti costruite per il piacere di fare scattare l’umorismo dell’assurdo.

Musical, Commedie e Teatro

Cinzia-Leo Ortolani

Cinzia, invece, è una storia impegnativa, pur mantenendo la freschezza e il tono scanzonato alla Will & Grace e trovate geniali con motivetti musical alla La La Land, con tanto di comparse di Aretha Franklin, Phil Collins, Joe Cocker e Stefano Bollani. Fino alla colonna sonora di Ufficiale e Gentiluomo e al crescendo finale accompagnato da Staying Alive dei Bee Gees. In aggiunta, poi, una spruzzata di battute esilaranti con un po’ di nonsense alla Rat-Man, non guastano mai.

Cinzia-Leo Ortolani

La struttura combina anche alcuni meccanismi narrativi di Menecmi e Mandragola, dando vita ad una commedia romantica ricca di equivoci e con tutti i topos del genere. Dal colpo di fulmine, agli escamotage per conquistare l’amato, fino agli equivoci e all’amica pasticciona. Al centro di questa brillante intuizione narrativa, c’è sempre lei, Cinzia, il cui percorso di crescita personale, viene risaltato e commentato dal parallelo biblico con il Diluvio Universale e L’Arca di Noè.

Cinzia-Leo Ortolani

L’alluvione, infatti, non è altro che una metafora dell’ostacolo che si presenta a Cinzia e a chi come lei vuole farsi strada mostrandosi per quello che è veramente. Il voler salvare solo le coppie, maschio e femmina, pur essendo un criterio logico per preservare le specie, nell’ambito del disaster movie biblico di Ortolani, si trasforma in un’efficace analogia dell’esclusione di una parte della popolazione dal gruppo esclusivo dell’Arca, in cui solo gli etero possono accedere.

Cinzia-Leo Ortolani

Inoltre, gli escamotage sempre più bizzarri elaborati da Cinzia per salire sull’Arca, sembrano strizzare l’occhio allo sketch sul Minollo di Arena, Decaro e Troisi, in cui quest’ultimo inventa i più assurdi nomi di animali, pur di avere uno posto all’interno dell’imbarcazione.

Ho smesso da tempo, di spiegare alla gente. Tanto la gente vede quello che vuol vedere. E quando mi guardano, io so cosa vedono. Una macchia. Una macchia scura sul vestito pulito della loro realtà

Leggendo l’opera ci troviamo di fronte a due visioni differenti del mondo transgender, quella dei diretti interessati e quella di chi lo recepisce solo dall’esterno, senza dirette implicazioni.

È proprio Cinzia a spiegarlo al lettore, attraverso il concetto di macchia scura, per descrivere al meglio il suo senso di inadeguatezza nella realtà quotidiana e nelle relazioni con le persone. Attraverso questa immagine Ortolani fa allo stesso tempo satira, denuncia e narrazione.

Cinzia-Leo Ortolani

Il concetto di macchia, infatti, è potente e pregno di significato. È ciò che sporca il vestito buono della società, è un atto di pura ribellione contro il perbenismo strisciante e omologante.

Io sono una macchia. Ma va bene così, perché una macchia si vede più distintamente. E così scopri che non sei sola. Che di macchie ce ne sono tante. E io le amo tutte.

Questa interessante trovata grafica è ben visibile fin dalla copertina, che ricorda vagamente una rivista di moda francese, con lo sfavillante vestito leopardato di Cinzia. Prosegue all’interno, nella sequenza comico-satirica di tavole mute, che evidenziano quanto la società faccia finta che le macchie-minoranze non esistano, finché non viene sconvolta dalla vita delle stesse.

Cinzia-Leo Ortolani

Se da una parte è innegabile la discriminazione avvertita da numerose persone, dall’altra la ricerca di una security zone, spesso esclusiva, può esporre al rischio di una discriminazione complementare.

Il Pride, ad esempio, la cosiddetta vittoria sul diluvio. Su tutti quei diluvi che ogni giorno cercano di spazzarci via come unicorni, la festa nel quale si celebra l’orgoglio di essere diversi, è un’occasione di potente affermazione di identità quasi quanto è potente la discriminazione stessa. Tuttavia, perderebbe la sua legittimità là dove gli organizzatori la ritenessero esclusiva o autoreferenziale.

Cinzia-Leo Ortolani

In Cinzia Ortolani non risparmia nessuno, mostrando anche come all’interno delle associazioni LGBT ci siano una miriade di contraddizioni, a partire dal bisogno asfissiante di etichettature o di aggettivi che si possano usare per presentarsi. Fino alla battuta della lesbica vegana: Non sarete mai donne come me, per sottolineare le tensioni interne al movimento per via dell’esistenza di correnti transfobiche.

Cinzia-Leo Ortolani

Ogni opera di fantasia, si sa, proviene sempre da un elemento di realtà. In Cinzia, per esempio, la presenza dell’associazione Natura&Famiglia richiama sicuramente delle scuole di pensiero odierne. L’intento di Ortolani, però, non è quello di rispondere agli slogan I bambini sono maschi, le bambine sono femmine di Generazione famiglia, ma di fare quello per cui sono nati libri e fumetti, ovvero, presentare dei pensieri esistenti e portarli ad un livello più alto, evitando così che tutto si riduca alla paura e all’odio.

Sono sempre il solito semplice ragazzo di Betlemme!

Rispetto allo stile, ci troviamo di fronte sempre al più classico Ortolani, con scimmiette antropomorfe restituite nel solito pulito ma efficace gioco di chiaroscuro che guarda un po’ le strisce di cartoon e un po’ ai Fantastici 4 di Kirby.

La sua linea di disegno, infatti, tradisce l’influenza della sacra trinità di grandi maestri, composta dal The king of comics, Jack Kirby, dal fumettista Disney, Giorgio Cavazzano, e dall’autrice di Valentina Mela Verde, Grazia Nidasio. Insieme anche alle chicche del giapponese Takehiko Inoue e di Giacomo Bevilacqua.

Cinzia-Leo Ortolani

La comicità e la parodia, invece, si rifanno molto ai personaggi creati da Paolo Villaggio e al genere Slapstick, con frequenti omaggi anche alle grandi saghe cinematografiche.

L’uomo senza curve, un altro uomo abbraccerà, sarà la sua felicità

Se dal punto di vista del tratto, delle inquadrature e delle soluzioni comiche, Ortolani resta assolutamente riconoscibile, la cura per Cinzia è totalmente differente dal resto dei suoi personaggi.

Cinzia-Leo Ortolani

La tavola nella quale la mostra di fronte allo specchio, ad esempio, dimostra l’intensità emotiva che l’autore ha nei confronti della propria creatura, sottolineando il rapporto tra volontà di affermarsi e diritto a esserlo. Nessuna esuberanza estetica a confermare la sicurezza della persona, ma solo un corpo incerto all’esterno quanto al suo interno. Una crisalide non ancora farfalla, un Paul non ancora Cinzia.

Il romanzo grafico di Leo Ortolani è complicato ma semplice, ironico ma non offensivo, è tanto reale da non risultare mai ideologico o politicizzato, ma sempre e soltanto schietto. È una storia, d’amore, di accettazione e di determinazione, capace di disintegrare le strutture ideologiche e far riflettere sulla vera essenza dei fatti e su quanto possano essere preziose le macchie.

 

CREDITI

Immagini a cura di Giulia Raffaelli

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