Tre mesi dopo: Navalny torna in pubblico e ha qualcosa da dire

Alexey Navalny, il maggiore oppositore del presidente russo Vladimir Putin, ha dichiarato l’inizio dello sciopero della fame il 31 marzo, durante la sua permanenza in carcere, per chiedere migliori cure mediche per il dolore avvertito alle gambe e alla schiena. Navalny sta infatti scontando da inizio febbraio una condanna di due anni e mezzo per violazione della libertà vigilata. Il 23 aprile ha dichiarato che avrebbe ricominciato a mangiare solo dopo aver ricevuto maggiori cure mediche. In risposta a queste esigenze, la Russia lo ha accusato di aver esagerato le sue problematiche di salute per una maggiore pubblicità e visibilità.

Il 29 aprile il leader dell’opposizione russa è apparso in pubblico per la prima volta dalla fine dello sciopero della fame, in occasione di un’udienza tenutasi in un tribunale di Mosca, dove è stata confermata una condanna per aver diffamato un veterano della seconda guerra mondiale. Navalny in questa occasione è stato giudicato colpevole e dovrà quindi pagare circa novemila euro al veterano che aveva criticato sui social. La critica dell’oppositore è stata rivolta verso un video promosso dalla TV di Stato in cui si faceva propaganda a una proposta di un emendamento costituzionale, poi approvata, che consente al presidente Vladimir Putin di restare in carica fino al 2036, per altri due mandati presidenziali.

In questo video alcuni personaggi russi di rilievo mostravano il proprio appoggio alla proposta e venivano definiti da Navalny come traditori. Tra questi era presente il 94enne, veterano della seconda guerra mondiale, Ignat Artemenko, che lo aveva denunciato per diffamazione. In questo contesto, Alexei Navalny ha definito il presidente russo Vladimir Putin come un “re nudo e ladro“, e ha condannato i leader politici russi come traditori dopo che i suoi alleati sono stati costretti a sciogliere la sua rete di uffici regionali per la campagna a suo sostegno, che le autorità stanno cercando di bandire in quanto ritenuti “estremisti”.

Alexey Navalny in pericolo di vita

Nel collegamento video dall’ospedale per detenuti dove si trova da quando le sue condizioni di salute sono peggiorate, Navalny è apparso visibilmente dimagrito rispetto ai mesi precedenti. La notizia del trasferimento dal carcere all’ospedale è stata diffusa dopo che i medici di Navalny avevano parlato delle pessime condizioni di salute del loro paziente, il quale sarebbe potuto morire “a giorni”.

L’oppositore aveva rischiato la vita già l’estate scorsa dopo essere stato vittima di un avvelenamento in Russia. Curato in Germania, aveva poi scelto di rientrare a Mosca, dove è stato immediatamente arrestato. Una volta riapparso in pubblico, durante l’udienza, ha accusato il tribunale di aver montato l’intero caso contro di lui, sottolineando come la sua scarcerazione fosse stata già chiesta anche dalla Corte europea per i diritti dell’uomo.

Per la seconda volta nell’arco di un paio di mesi la salute di Navalny si trova al centro di una vicenda ormai politica e diplomatica. Con 20 chili in meno da quando è entrato in carcere, Navalny ha detto di essere stato portato in uno stabilimento balneare per avere un aspetto “decente” prima dell’udienza in tribunale. “Mi sono guardato allo specchio. Certo, sono solo uno scheletro spaventoso“, ha dichiarato.

Putin, un “re nudo”

Vent’anni del suo governo infruttuoso sono arrivati ​​a questo risultato: la corona sta scivolando via dalle sue orecchie, ci sono bugie in televisione, abbiamo sprecato trilioni di rubli e il nostro paese continua a scivolare nella povertà.

L’oppositore ha criticato così l’operato del presidente Putin, accusando il suo governo di trasformare i russi in schiavi. Il pubblico ministero ha di conseguenza accusato i gruppi pro-Navalny di complottare per destabilizzare la situazione politica in Russia e di lavorare per promuovere una rivoluzione popolare, con l’obiettivo di vietare tre organizzazioni associate al sostegno dell’opposizione. La terza organizzazione che i pubblici ministeri vogliono bandire è proprio l’Organizzazione per la Protezione dei Diritti Civili.

La chiusura degli uffici di Navalny darebbe così alle autorità il potere di incarcerare gli attivisti e congelarne i conti bancari. Il divieto significherebbe dunque che i dipendenti di quegli uffici potrebbero essere incarcerati se continuassero a lavorare. Il tribunale, inoltre, ha anche sospeso una serie di canali YouTube, Instagram e altri social network associati a Navalny, affermando che questi siti web contenessero materiale “estremista”.

Il 29 aprile la Fondazione anticorruzione (Fbk) di Navalny, la stessa che ha pubblicato rapporti incisivi sulla presunta corruzione di alti burocrati e funzionari russi, ha annunciato il proprio scioglimento. L’Fbk in questo contesto ha deciso di chiudere tutte le sedi presenti nel paese, piuttosto che mettere in pericolo i suoi componenti.

Nel mirino delle autorità

Le autorità russe non hanno risparmiato i mezzi di informazione, dichiarando Meduza, un quotidiano online indipendente, come “agente straniero”. La legge russa infatti permette di contrassegnare con l’etichetta di “agente straniero” le organizzazioni che ricevono fondi dall’estero e sono impegnate in “attività politiche” non precisate. Questo ha delle conseguenze dal punto di vista delle pubblicità, poiché Meduza non gode di sostegni governativi e ora non potrà più avere inserzionisti. Per questa ragione ha fatto appello ai propri lettori per una raccolta fondi.

Quella di “agente straniero” si configura come una definizione piuttosto ampia, che secondo molti osservatori consente di fatto alle autorità di prendere di mira diversi enti ritenuti “scomodi”.

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