Atlanta Star Disney Plus

7 serie tv di culto da recuperare su Star

Il 23 febbraio scorso nell’ordinatissimo catalogo di Disney Plus è comparso un nuovo quadratino chiamato Star. Dentro ci si trova una selezione di contenuti adatti a un pubblico più adulto e cruciale per l’espansione del servizio streaming al di fuori degli Stati Uniti.

Con Star infatti Disney Plus potrà competere alla pari con Netflix e proseguire un’espansione che già nel suo primo anno di vita è stata impressionante. L’obiettivo di Star è guadagnare soprattutto nuovi utenti in Europa, investendo nelle produzioni originali locali. Entro il 2024 conta di produrne circa 50, di cui 10 annunciate di recente, tra cui anche le italiane Le fate ignoranti, The Good Mothers e la quarta stagione di Boris.

La vera ricchezza di Star, però, sta nelle serie più vecchie: il suo arrivo ha portato su Disney Plus un sacco di quei titoli di culto che hanno fatto la storia della tv e almeno una volta conviene vedere. Noi ne abbiamo scelti sette, alcuni dei quali finora si erano visti poco da queste parti. Tanto, di tempo per fare lunghe maratone, è probabile ne avremo ancora abbastanza. 

Quali serie tv di culto recuperare su Star, la nuova sezione di Disney Plus

Atlanta

Donald Glover ha creato questa serie ormai cinque anni fa, ma le occasioni per vederla in Italia non sono state molte. Dopo la messa in onda su Fox, difficilmente è comparsa sul catalogo di qualche servizio streaming. Eppure si tratta di una delle serie più strane, intelligenti e sofisticate degli ultimi tempi.

La storia di partenza è quella tragicomica di un ragazzo nero che si affanna per concludere qualcosa nella vita, e perciò si reinventa manager del cugino rapper. Tuttavia, episodio dopo episodio, la forma cambia in continuazione. Atlanta è prima una commedia surreale su un alligatore, poi la parodia di un canale per uomini afroamericani, e poi un film quasi horror. Peraltro, arriva appena in tempo per l’uscita della terza e della quarta stagione.

24

Prima della scia di serie di spionaggio con eroi americani intenti a salvare il mondo da pericolosi terroristi, in tv c’era solo 24, la serie dove Kiefer Sutherland è un agente dell’antiterrorismo così impegnato da non concedersi nemmeno una cena o una pausa bagno. Nonostante siano passati quasi vent’anni dal primo episodio, la tensione è rimasta intatta. Il merito è della struttura narrativa: ogni stagione segue una missione lunga un giorno, e ciascun episodio corrisponde a un’ora di quel giorno. Il tutto mentre un timer sullo schermo scandisce il tempo che passa. Si tratta della prima serie ad aver intercettato, per pura coincidenza di eventi, le paure del pubblico occidentale legate agli attentati dell’11 settembre.

Buffy l’ammazzavampiri

Beh, qui la questione si fa particolare. Fino a qualche settimana fa le avventure di Buffy, la studentessa interpretata da Sarah Michelle Gellar e prescelta per combattere i vampiri, erano un salto confortevole nel passato. Ora invece è difficile guardarle senza pensare alle ultime dichiarazioni dei suoi attori sul clima abbastanza tossico creato da Joss Whedon sul set.

Resta comunque il fatto che questo fantasy un po’ rudimentale abbia posto le basi per molte serie per adolescenti uscite nell’ultimo ventennio. La sua mescolanza fumettistica di azione, commedia, romanzo di formazione e horror splatter ha preservato per ora una certa capacità di intrattenere.

The Americans

Tra le serie tv di culto, The Americans rientra nel gruppo di quelle acclamate dalla critica e amate dal pubblico, ma rimaste sempre un po’ in disparte ad aspettare di farsi scoprire. La sua premessa è ambientata in piena Guerra fredda, a Washington, e segue una coppia di agenti segreti sovietici che di giorno si finge una normale famiglia americana e di notte esegue pericolose missioni per conto del Kgb.

Scritta dall’ex agente della Cia Joe Weisberg e ispirata alla vera storia delle spie russe Donald Heathfield e Tracey Fole, è considerata una delle serie meglio riuscite dell’ultimo decennio (almeno). Un po’ per il modo in cui racconta la divisione morale e identitaria dei suoi protagonisti, un po’ per il modo in cui Matthew Rhys e Keri Russell li hanno interpretati. Pur senza vincere quasi mai premi importanti.

Feud: Bette and Joan

Va bene, questa non è una maratona molto lunga. Ryan Murphy aveva creato Feud con l’idea di ricostruire in ogni stagione una diversa faida molto famosa, ma dopo la prima ha sospeso la produzione della serie per un tempo indefinito. Negli 8 episodi di partenza c’è comunque materiale sufficiente per restare molto soddisfatti. I bisticci che – si dice – Bette Davis e Joan Crawford ebbero sul set di Che fine ha fatto Baby Jane? sono qui ricostruiti in una storia hollywoodiana sfiziosa nei colori e toccante nella fragilità della solitudine.

È la versione pettegola, caustica e non lamentosa di Hollywood, l’altra serie vintage di Murphy. Susan Sarandon e Jessica Lange sono bravissime. E, se non altro, il fatto che la serie non prosegua evita il rischio di delusioni nel passaggio da una stagione all’altra.

Castle

Per descrivere cosa sia Castle non serve infilarsi in definizioni complesse: basta dire che è l’archetipo del poliziesco generalista. Otto stagioni di messa in onda sul canale per famiglie ABC, un cast rimasto pressoché invariato dall’inizio alla fine, e tanti gialli veloci che s’intrecciano a una trama orizzontale distesa su più episodi.

Il suo protagonista è Richard Castle (interpretato da Nathan Fillion), uno scrittore giallista che, per risolvere una crisi creativa, si aggrega a una squadra di polizia di New York, con non molta felicità della detective Kate Beckett (Stana Katic). L’insieme è semplice, eppure mai ripetitivo. È una delle cose più confortevoli e al tempo stesso intriganti che si possano scegliere in questo periodo di serate sul divano.

Lost

Nella storia del piccolo schermo, Lost si può considerare una specie di Big Bang televisivo. Da lei – dicono in molti – ha avuto origine l’epoca della cosiddetta peak tv. Inoltre le sue molecole si trovano sparse in quasi qualsiasi serie abbia tentato, negli ultimi quindici anni, di mettere insieme il soprannaturale e il mitologico per creare dei rompicapi misteriosi. Certo, viste oggi, le puntate sono un po’ più pesantucce. Anche perché spesso gli autori hanno faticato nel trovare il modo di tenere in corsa le stagioni e le esistenze dei suoi personaggi, costretti a sopravvivere su un’inquietante isola deserta dopo un incidente aereo. L’aria dell’evento televisivo – l’ultimo davvero aggregativo, peraltro – è rimasta quasi intatta, però.


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