È una verità universalmente conosciuta che un lettore provvisto di una gran voglia di leggere debba essere in cerca di classici inglesi. Del resto non c’è malanno che un romanzo inglese non possa curare: Middlemarch è perfetto per un lungo viaggio in treno, La signora Dalloway non può mancare in quel periodo dell’anno in cui l’arrivo della primavera è nell’aria e persino una tratta sui mezzi pubblici ha una soluzione: Un incantevole aprile di Elizabeth von Arnim.

Non c’è dubbio che i classici inglesi siano ampiamente letti, vengano studiati a scuola e assegnati come letture estive e in commercio se ne trovino moltissime edizioni: insomma, tutti almeno una volta nella vita ne abbiamo preso uno in mano. Eppure a volte sembra che vengano consigliati sempre gli stessi libri e gli stessi autori, Dickens, Austen, Wilde, Woolf e le sorelle Bronte. Ecco quindi cinque classici inglesi meno letti che appagheranno quasi qualunque lettore.

Vita e opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo di Laurence Sterne (1759-1767)

classici inglesi

Dal titolo potrebbe sembrare una normalissima autobiografia del personaggio di Tristram, eppure Vita e opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo è qualcosa di molto diverso, questo perché Tristram ha un difetto: non riesce proprio a raccontare la sua storia in modo lineare, al contrario si perde in continue digressioni al punto che diventa complesso rintracciare quale sia la trama del libro (posto che ce ne sia veramente uno). 

Le digressioni di Tristram però non sono mai noiose e il lettore viene coinvolto dalla sua voce narrante, anzi più volte al lettore è chiesto proprio di partecipare come in una sorta di libro interattivo. Quando Tristram, per esempio, descrive il personaggio della vedova Wadman lascia una pagina bianca e chiede al lettore di disegnare la donna per come se la immagina dalla descrizione che se ne dà. Vengono usati asterischi per sostituire parti “inappropriate” che il lettore deve immaginare, linee per mostrare come le digressioni fanno procedere la trama, insomma la materialità del libro diventa parte della materia narrata. 

Vita e opinioni di Tristram Shandy usa moltissimi stratagemmi per interrogarsi e interrogare il lettore su cosa sia effettivamente un romanzo e su quali siano le possibilità di questo genere, questo perché proprio nel XVIII secolo il romanzo inizia a prendere la sua forma moderna. Allo stesso tempo però questo testo è un affascinante accozzaglia delle riflessioni e opinioni di Tristram Shandy e può essere letto semplicemente per apprezzarne l’umorismo e l’immaginazione. 

Il castello di Otranto di Horace Walpole (1764)

classici inglesiIn Il castello di Otranto una profezia aleggia sulla signoria della città: “Il castello e la signoria d’Otranto verranno a mancare all’attuale famiglia, quando l’autentico possessore diventerà troppo grande per abitarvi“. Per questo motivo Manfredi, il principe di Otranto, decide di far sposare suo figlio Corrado con la bellissima Isabella, figlia del marchese di Vicenza. Evidentemente però questo matrimonio non s’ha da fare perché, proprio il giorno delle nozze, Corrado viene schiacciato da un gigantesco elmo che somiglia stranamente a quello della statua di uno dei precedenti principi, Alfonso. Questo è solo il primo di innumerevoli eventi sovrannaturali e colpi di scena.

Spesso quando ci si avvicina a un romanzo classico si ha paura che sia troppo complesso, non è così per questo testo che invece è un libro di puro intrattenimento: la trama si dipana tra spettri e passaggi segreti, conventi e castelli, agnizioni e ritratti che si muovono. Walpole inoltre nella prima edizione del romanzo assume lo pseudonimo di William Marshall e attraverso una prefazione dichiara di essere il traduttore di un antico manoscritto napoletano di recente ritrovato, ma risalente al 1529. Tutto questo aveva lo scopo di creare ancora più suspense e mistero intorno al libro.

Con Il castello di Otranto Horace Walpole diede inizio al genere gotico di cui il romanzo possiede già tutte le caratteristiche: un’ambientazione lontana nel tempo e nello spazio, il personaggio della fanciulla dolce e perseguitata da un cattivo con secondi fini, l’opposizione tra le cose come appaiono e le cose come sono. Proprio dalla matrice de Il castello di Otranto quindi nascono tutti i grandi romanzi gotici inglesi, da Ann Radcliffe a Bram Stoker, da Mary Shelley a Lewis in tutte le differenti declinazioni del genere.

Nord e Sud di Elizabeth Gaskell (1855)

Oltre al gotico, un altro genere per cui la letteratura inglese è famosa è quello del romanzo industriale di epoca vittoriana. Durante il regno della regina Vittoria infatti scoppia la seconda rivoluzione industriale e l’interesse degli scrittori si rivolge alle conseguenze che questo fenomeno ha sulla popolazione delle città.

In questo contesto si inserisce Elisabeth Gaskell con il suo romanzo: Nord e sud, portato per la prima volta in Italia solo nel 2011. Il titolo del romanzo fa riferimento a uno dei temi portanti della storia basato su una divisione non solo geografica, ma anche culturale tra il sud dell’Inghilterra, ancora in parte rurale e dominato dalla landed gentry, e il nord industrializzato dominato dai proprietari delle fabbriche.

In realtà tutto il romanzo è costruito per giustapposizioni: tra nord e sud, tra proprietari delle fabbriche e operai, tra vecchi e nuovi ricchi e, al di fuori della critica sociale, tra logica ed emozioni. Di tutti questi conflitti ci vengono mostrati entrambi i punti di vista attraverso un narratore onnisciente che di volta in volta presenta le diverse prospettive e porta sulla pagina i pensieri dei diversi personaggi.

La storia inizia con la protagonista Margaret Hale che si trasferisce dal sud dell’Inghilterra a una città industrializzata del nord, Milton, una versione fittizia di Manchester, dove incontra John Thorton, proprietario di un cotonificio, con cui avrà una storia d’amore. I temi del romanzo, dalla lotta di classe alla morte e al dolore, dal ruolo delle donne nella società all’importanza dell’ambiente in cui si cresce, si rifanno a idee vittoriane, ma allo stesso tempo rendono questo libro un classico estremamente moderno e di cui forse non si parla abbastanza.

Casa Howard di E.M. Forster (1910)

Casa Howard è un libro del 1910 che rappresenta molto bene i tumulti e i conflitti all’interno della società inglese alle porte della prima guerra mondiale concentrandosi su tre famiglie, ciascuna delle quali rappresenta una diversa classe sociale: i Wilcox, gli Schlegel e i Bast. 

I Wilcox sono capitalisti la cui fortuna deriva da investimenti nelle colonie, sono estremamente conservatori e materialisti e i proprietari di casa Howard. Invece la famiglia Schlegel, in particolare le due sorelle, Helen e Margaret, sono estremamente idealiste, rappresentano la borghesia intellettuale di Londra e hanno continui dibattiti sulla poesia e sulla letteratura. I Bast infine sono una famiglia bassa estrazione sociale, ma nonostante questo Leonard Bast cerca continuamente di “elevarsi” attraverso la lettura e più in generale attraverso la cultura. 

“Nient’altro che connettere” è il motto di tutto il libro, la frase chiave, non a caso ne è anche l’epigrafe; il romanzo infatti parla sia della necessità di connettere elementi contrapposti nel carattere di una persona sia soprattutto delle relazioni che si stabiliscono tra le persone. Più diventiamo “moderni”, osserva Forster, più la quantità di queste relazioni aumenta, eppure sembra diminuirne la qualità: più persone conosciamo, meno siamo in grado di conoscerle a fondo. Questa semplice osservazione può porsi anche come una brillante previsione sul nostro mondo e sulle nostre relazioni in rete: più siamo connessi più siamo, in verità, isolati.

Il grande mare dei Sargassi di Jean Rhys

Uno dei più grandi classici della letteratura inglese è di certo Jane Eyre di Charlotte Bronte, in cui troviamo un personaggio in un certo senso misterioso: la moglie di Mr. Rochester, la pazza nella soffitta. Sappiamo la sua storia, ma ci viene sempre raccontata dal punto di vista del marito che l’ha rinchiusa nella soffitta di casa perché Bertha è descritta come pazza e violenta.

Jean Rhys con Il grande mare dei sargassi decide di scrivere la storia di Bertha Mason, che qui prende il nome di Antoinette Cosway, e di farla raccontare per la maggior parte da Antoinette stessa. Ripercorrendo la storia del personaggio di Charlotte Bronte, Jean Rhys parla di colonialismo e della condizione femminile di sottomissione all’uomo, a livello sociale ed economico. 

La storia di Antoinette si dipana in un’atmosfera sinistra e inquietante, quasi mistica che affascina il lettore nonostante la storia sia in realtà già nota. 

 


FONTI

Laurence Sterne, Vita e opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo, BUR, 2002

Gli “escamotage” grafici di Tristram Shandy – immagini

Horace Walpole, Il castello di Otranto, Feltrinelli, 2015

Elisabeth Gaskell, Nord e sud, Elliot, 2019

E.M. Forster, Casa Howard, Garzanti, 2015

Jean Rhys, Il grande mare dei Sargassi, Adelphi, 2013

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