Il silenzio delle ragazze di Pat Barker è un libro pubblicato nel 2018 e candidato nel 2019 al Women’s Prize for Fiction. Questo libro racconta una storia più che nota, la storia dell’Iliade, ma con un sostanziale cambiamento: al centro di tutto c’è Briseide che racconta gli eventi in prima persona. Briseide nel mito è principessa di Lirnesso, una delle città alleate di Troia e, in quanto tale, saccheggiata dagli Achei. Dopo aver distrutto la sua città e ucciso i suoi parenti Achille prende Briseide come schiava, ma è costretto a cederla ad Agamennone quando questi perde il suo bottino di guerra, Criseide, la figlia del sacerdote Crise: proprio da qui nasce l’ira funesta argomento del poema omerico. 

Il grande Achille. Il luminoso, splendido Achille; Achille simile a un dio. Montagne di epiteti che le nostre labbra non hanno mai pronunciato. Per noi era solo un macellaio.

Questo è l’incipit che ci trasporta fin da subito lontano dal testo originale, cosa che si riflette anche nel linguaggio moderno usato e nei numerosi anacronismi che Barker ammette di aver inserito per permettere al lettore di “avvicinarsi” alla storia. La cosa interessante qui non è solo che la storia sia raccontata dal punto di vista dei vinti, ma che a prendere la parola sia proprio una donna. Nell’Iliade le donne sono quasi inesistenti e quelle poche che sono nominate restano in verità come delle sagome, i loro nomi sono vuoti perché non viene dedicato loro uno spazio, restano come una presenza piatta sulla pagina, senza spessore. Quello che sappiamo di Ecuba, Andromaca, Criseide, Teti, Elena, Briseide viene principalmente dalla tradizione della tragedia e da rivisitazioni successive.

Briseide condotta ad Agamennone, Giovanni Battista Tiepolo

La questione dell’esclusione delle donne dall’epica viene toccata anche dall’autrice che dichiara che l’epica è un ambiente ostile alle donne,  “Nel momento in cui metti in primo piano le donne sei più o meno obbligato a iniziare a mettere in discussione la forma epica e nel momento in cui metti in discussione la forma epica hai trovato il modo di inserire le donne nella narrazione.”(1). Per questo paradossalmente, quando Il silenzio delle ragazze si apre, tutti sappiamo chi è Briseide, ma allo stesso tempo nessuno sa niente di lei. 

Briseide viene scelta dall’autrice come voce narrante probabilmente perché è la più vicina alle vicende del testo originale: è la schiava del protagonista della vicenda e oggetto dell’aspra contesa tra il re dei prodi Atride e il divo Achille. Briseide non è una persona, ma un oggetto parte di un bottino, il motivo per cui viene contesa non ha niente a che vedere con lei, quanto con quello che lei rappresenta, lo status che conferisce a un eroe. La condizione di Briseide nella contesa è proprio quello che ha portato Pat Barker a tornare sul mito omerico, in un’intervista infatti ha dichiarato che ciò che la attirava nella storia non erano tanto gli eroi, ma il silenzio delle ragazze, in particolare di Briseide che non ha un’opinione, non ha potere e non ha voce (2). 

Il libro quindi è centrato sulla questione femminile, apre uno spazio per dare vita a un personaggio a tutto tondo e portare alla luce le sue esperienze così come quelle delle sue compagne di prigionia nel campo acheo, che non a caso viene definito “campo di stupro”. 

Le riflessioni proposte su questo tema sono molto interessanti in alcuni punti, ma in altri scadono in una sorta di “girl power nell’età del bronzo” che appare se non forzato, almeno banale. 

Ma in realtà il più grande difetto de Il silenzio delle ragazze non è questo. Proprio quando il lettore ha iniziato veramente a vedere le cose con gli occhi di Briseide e ad abituarsi a questa nuova prospettiva su una vecchia storia, qualcosa cambia: superata la metà del libro si inseriscono alcune parti in terza persona che vogliono narrare ancora una volta le gesta e i sentimenti di Achille. Queste parti sono forse frutto di una impossibilità della scrittrice di narrare la vicenda completamente con gli occhi di Briseide, o forse nascono da un interesse nei confronti di Achille poiché le sue emozioni si riducono a “sfumature di rabbia”, o forse ancora vengono dalla volontà di lasciare spazio alla storia d’amore Achille-Patroclo.

Briseide ridata ad Achille, Pieter Paul Rubens, 1630-31

Quello che è certo è che vanno a tradire la promessa che il romanzo aveva fatto al lettore: raccontare la vicenda da un punto di vista diverso. Queste parti possono costituire il punto di partenza per un’utile riflessione sulla difficoltà delle donne di uscire da narrazioni maschili per crearsi una propria storia e reclamare un proprio spazio, non a caso è proprio Briseide a commentare nel finale che lì inizia la sua storia, che tutto quello che abbiamo letto prima altro non era che la storia di Achille. Il problema però è che questo ribalta la premessa del libro e va a indebolire l’impatto che questo poteva avere lasciando che tutto scada di nuovo nel già visto, nella storia che già conosciamo e che tante volte ci è stata raccontata. 

Il silenzio delle ragazze è un libro che, nonostante i suoi difetti, resta molto interessante e che vale la pena di leggere perché quello che racconta è ancora attuale. “Ovviamente non inizi a scrivere un libro ambientato nell’età del bronzo pensando ‘bene questo libro sarà molto attuale’” dice l’autrice, “ma nella fase di copyediting ho improvvisamente realizzato, riguardando il libro nei dettagli più minuti e ascoltando le notizie, ‘cavolo, stanno succedendo molte cose simili’”(3).

Note:

(1) “So as soon as you foreground women you’re more or less bound to start questioning the epic form and as soon as you question the epic form, you have a way to bring women into the narrative

(2) “You’ve got these two absolutely brilliant characters going head to head with each other, Achilles and Agamemnon and I think that, throughout history, that is what has pulled people back to The Iliad. But the people going back to this story have been men and what drew them back wasn’t what drew me back. For me it was the silence of the girls, the fact that this girl is being quarrelled over by these two great, distinguished, eloquent men and yet the girl herself says nothing. She has no opinion, she has no power, she has no voice. It was the urge to fill that vacuum that made me go back and start retelling the myth yet again”.

(3) “Obviously you don’t start writing a book set in the Bronze Age thinking, ‘well, this is going to be really topical’, but at the copyediting stage it suddenly occurred to me, going through the book in minute detail and listening to the news, ‘hell, a lot of the same things are going on’

FONTI

Il silenzio delle ragazze, Pat Barker, trad. Carla Palmieri, Einaudi, 2019, ISBN 9788806241025

Intervista a Pat Barker