Negli ultimi decenni la tecnologia si è sviluppata parecchio, portando tutti a un necessario adattamento. Con i suoi pro e i suoi contro, anche l’arte ha subito una grande influenza e lo dimostra Refik Anadol, un artista multimediale. Ma cosa significa questo termine? Refik usa i dati come pigmento e dipinge con un pennello pensante, cioè assistito dall’intelligenza artificiale. Usando gli spazi architettonici come tele, collabora così con le macchine, per far sognare e allucinare gli edifici. Ma conosciamolo meglio.

Com’è iniziata la storia di Refik Anadol?

Refik ha assistito al potere dell’immaginazione quando aveva otto anni, nella città di Istanbul dov’è cresciuto. E il suo avvicinamento all’arte visionaria avviene in un attimo. Un giorno, sua madre porta a casa una videocassetta del film di fantascienza Blade Runner. Refik ricorda chiaramente di essere stato ipnotizzato dalla straordinaria visione architettonica del futuro di Los Angeles, un luogo che non aveva mai visto prima. E da quell’esatto momento ha intuito che c’era qualcosa che lo attraeva e coinvolgeva in modo totale.

Si trasferisce così a Los Angeles nel 2012 per un corso di laurea in Design Media Arts, e due anni dopo fonda il suo studio. Invita architetti, informatici, scienziati dei dati, neuro-scienziati, musicisti e persino narratori a unirsi nella realizzazione dei suoi sogni. Ma la prima domanda che tutte queste figure si pongono è: i dati possono diventare un pigmento? Così iniziano ad immaginare quella che chiameranno poetica dei dati.

Refik Anadol
Refik Anadol, Virtual Depictions, San Francisco
La prima opera di Refik Anadol: Virtual Depictions

Uno dei primi suoi progetti, Virtual Depictions, è una scultura di dati pubblici commissionata dalla città di San Francisco. L’opera invita il pubblico a far parte di una mirabolante esperienza estetica in uno spazio urbano vivo, raffigurando una rete fluida di connessioni della città stessa. Serve anche a ricordare come i dati invisibili della nostra vita quotidiana possano essere resi visibili e trasformati in conoscenza sensoriale sperimentata collettivamente. Refik e il suo team utilizzano quindi algoritmi generativi per trasformare la velocità, la raffica e la direzione del vento in un pigmento di dati etereo. Il risultato è un’esperienza meditativa, ma speculativa.

Bosphorus

Questa scultura di dati cinetici, intitolata Bosphorus, è invece un tentativo simile di mettere in discussione la nostra capacità di immaginare gli eventi naturali. Utilizzando raccolte radar ad alta frequenza del Mar di Marmara, Refik e i suoi colleghi hanno collezionato dati sulla superficie del mare e proiettato il suo movimento dinamico con l’intelligenza artificiale. Il risultato è un senso d’immersione in una vista sul mare sintetica calma, ma in continua evoluzione.

Archive Dreaming

Per me, immaginare l’architettura va oltre il vetro, il metallo o il cemento, sperimentando invece le più avanzate possibilità di immersione e modi per aumentare la nostra percezione negli ambienti costruiti.

Nel 2017, lo staff scopre poi una biblioteca open source di documenti culturali a Istanbul. Inizia così a lavorare su Archive Dreaming, una delle prime installazioni pubbliche al mondo basate sull’intelligenza artificiale che esplora circa 1,7 milioni di documenti coperti su 270 anni.

Una delle nostre ispirazioni durante questo processo è stato un racconto chiamato “La Biblioteca di Babele” dello scrittore argentino Jorge Luis Borges. Nella storia, l’autore concepisce un universo sotto forma di una vasta biblioteca contenente tutti i possibili libri di 410 pagine di un certo formato e set di caratteri.

Refik Anadol
Refik Anadol, Archive Dreaming

Attraverso quest’immagine stimolante, è stato quindi immaginato un modo per esplorare fisicamente i vasti archivi di conoscenza nell’era dell’intelligenza artificiale. Il lavoro risultante ha portato a uno spazio immersivo guidato dall’utente. Per questo Archive Dreaming trasforma profondamente l’esperienza di una biblioteca nell’era dell’intelligenza artificiale.

Melting Memories: un omaggio familiare

La maggior parte dei progetti di Refik approfondisce infine il ricordo e la trasmissione della conoscenza. L’artista ha prima pensato a come i ricordi non siano statici, ma interpretazioni in continua evoluzione di eventi passati. Poi ha riflettuto su come le macchine potrebbero simulare eventi inconsci e subconsci, come il sogno e le allucinazioni. Così, ha creato Melting Memories per visualizzare il momento del ricordo. L’ispirazione è venuta da un tragico evento, quando Refik ha scoperto che a suo zio era stato diagnosticato l’Alzheimer.

A quel tempo, tutto ciò a cui riuscivo a pensare era trovare un modo per celebrare come e cosa ricordiamo quando siamo ancora in grado di farlo. Ho iniziato a pensare ai ricordi non come a una scomparsa, ma a uno scioglimento o un mutamento di forma. 

Con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, Refik ha lavorato con gli scienziati del Neuroscape Laboratory presso l’Università della California. Questi ultimi gli hanno mostrato come comprendere i segnali cerebrali mentre vengono creati i ricordi. E, sebbene lo zio di Refik stesse perdendo la capacità di elaborare le memorie, l’opera d’arte generata dai dati EEG esplorava la materialità del ricordo e si poneva come un tributo a ciò che il parente, come tantissime altre persone, aveva perso. Un modo bellissimo di intessere arte visionaria, memoria e ricordo.

Melting Memories

FONTI:

ted.com