Creata da Scott Frank e Alan Scott e distribuita da Netflix lo scorso 23 ottobre, La regina degli scacchi (The Queen’s Gambit in originale) è una miniserie di sole 7 puntate, adattamento televisivo dell’omonimo romanzo di Walter Travis del 1983.

Un’avventura “in bianco e nero”

Scott Frank e Alan Scott ci raccontano la storia di Elizabeth Harmon, ragazza prodigio degli scacchi costretta a crescere in un orfanotrofio a seguito di un trauma infantile. All’interno dell’istituto, tra pastiglie tranquillanti e lezioni, Elizabeth comincia ad avvicinarsi al mondo degli scacchi, iniziata al celebre gioco dal burbero custode Mr.Shaibel. Il suo talento, evidente fin dai primi istanti, viene cullato e coltivato, giorno dopo giorno, anno dopo anno. Gli scacchi, quei pezzi bianchi e neri, quella scacchiera, rappresentano uno dei pochi appigli a cui aggrapparsi in un’infanzia triste e pressoché vuota di emozioni o sentimenti. Sorpresa poi da un’inaspettata adozione, Beth non lascia morire il suo talento, ma inizia un progressivo percorso di miglioramento con il sogno di poter un giorno diventare un grande maestro degli scacchi.

Harmon, Turing, Nash

Elizabeth Harmon si inserisce alla perfezione all’interno di una lunga tradizione di genio e sregolatezza. La storia della giovane ragazza infatti rievoca con forza la celebre dicotomia già riscontrata nelle grandi menti di Alan Turing e John Nash, entrambi ispiratori di famose pellicole internazionali. Sebbene a differenza di questi ultimi Beth sia solo un personaggio di fantasia, è innegabile quanto il paradigma di una genialità imperfetta sia alla base della definizione del suo carattere. Seppur lontana dalla solitudine apatica di Turing e dalla schizofrenia paranoide di Nash, anche quella di Beth è una parabola fatta di luci e ombre. La regina degli scacchi Una storia di straordinario talento, ma anche dipendenza, alcolismo, difficoltà relazionali. Una storia che scava nell’intimo di una protagonista instabile, divisa tra la freddezza calcolatrice delle sue strategie di gioco e un ingombrante insicurezza che rischia di trascinarla a fondo.

Aperture e chiusure in giro per il mondo

Quella di Elizabeth Harmon è tuttavia anche una storia di viaggio. Un viaggio fisico, dalle tranquille lande di un paesino statunitense del Kentucky ai più grandi palcoscenici internazionali, dall’odore di casa degli USA alle scacchiere straniere di Francia e Russia. Ma anche e soprattutto un viaggio interiore, alla scoperta di una Beth che giorno dopo giorno impara a conoscersi un po’ meglio, attraverso le vie della memoria, lo sguardo delle persone intorno a lei, le esperienze che ne determinano il destino. Un’avventura fatta di vittorie e sconfitte, traguardi e grandi delusioni. Un’avventura forgiata dall’importanza di rapporti sinceri e straordinariamente reali, forieri di amore, amicizia e grandi valori.

Una favolosa Anya Taylor-Joy

Al di là di una trama avvolgente e ben costruita, sono le convincenti interpretazioni attoriali ad impreziosire questo fantastico prodotto Netflix. La regina degli scacchi, contando pochi fondamentali personaggi, dona dignità narrativa ad ognuno di essi, approfondendone con cura carattere e profondità psicologica.

Da segnalare una ottima Marielle Heller nei panni della dolce ma tormentata madre adottiva Mrs Alma Wheatley e la prova di Thomas Brodie-Sangster nelle vesti dell’affascinante campione nazionale Benny Watts.
Nota di merito anche per Harry Melling, qui campione del Kentucky, prima avversario e poi amico di Beth. Il Dudley di Harry Potter, già presente ne Le strade del male, dimostra ancora una volta una notevole maturità artistica, dando vita a un personaggio di non facile lettura e confermandosi interprete di assoluto livello.

La maggior parte del plauso di pubblico e critica va però ad una straordinaria Anya Taylor-Joy. La sua Beth è magnetica, profonda, incredibilmente fascinosa ed elegante. Un ruolo che sembra ritagliato su misura per un’attrice di cui, con ogni probabilità, sentiremo spesso parlare nei prossimi anni e che oggi ci regala una protagonista sensazionale, ricca di sfumature e contraddizioni.

Attenzione ai dettagli

La regina degli scacchi, forte di una sceneggiatura brillante, deve molto anche alla regia mai banale di un ottimo Scott Frank e a un apparato tecnico di livello davvero notevole. Fotografia, scenografia e cura dei costumi si mescolano con sapienza per dare forma a un prodotto visivamente ed esteticamente suggestivo.
La ricostruzione del periodo, delle località, la messa in scena estremamente dinamica delle partite di scacchi sono un ulteriore punto a favore per una miniserie che convince e stupisce sotto ogni punto di vista. Un vero e proprio gioiello che, ancora una volta, sottolinea il potenziale qualitativo delle produzioni Netflix; produzioni che, se curate, sono in grado di dare scacco matto a qualsivoglia avversario.

Column 1

FONTI

Wikipedia.org

Youtube.com

Column 2

CREDITS

Copertina – Media Center Netflix