Se dovessimo descrivere con una parola la pellicola Dafne, lavoro cinematografico nato dalla regia di Federico Bondi, quella parola sarebbe “speciale”: il film, prodotto in Italia e distribuito da marzo 2019, racconta una storia apparentemente lineare, ma che sa bene come fare breccia nel cuore del pubblico. 

Una semplicità profonda

La storia di Dafne, il nome della protagonista, prende ispirazione da una scena di cui lo stesso regista è stato testimone e che è stato l’input fondamentale per la trama. Dafne è una ragazza sveglia, vivace, che ama la sua vita e tutto quello che la circonda, ma che inaspettatamente si trova ad affrontare un dramma: la perdita improvvisa della madre sconvolge la sua quotidianità e quella del padre, rimasti soli senza quella che sembrava essere la colonna portante della famiglia.

Camminare insieme

I due affrontano a loro modo il dolore: in un primo momento, il lutto subito sembra separarli ancora di più, trascinandoli in un baratro in cui ciascuno si ritrova ad affrontare la propria perdita a modo proprio. Ad un certo punto però, quelli che sembravano essere due cammini totalmente separati riescono a trovare un punto d’incontro, anche in senso fisico: per accontentare Dafne, il padre decide di mettersi in cammino con lei, per raggiungere il luogo in cui si trova sepolta la madre. 

Durante questa avventura, le due personalità quasi totalmente opposte si incontrano e si scontrano più e più volte: Dafne, con il suo modo di fare e la sua schiettezza, regala non pochi momenti di imbarazzo al padre, decisamente più chiuso e serio. Questo dà anche la possibilità al padre di imparare molto dalla propria figlia, anche se a volte rischiando di arrivare quasi all’esasperazione

Valore aggiunto

La storia narrata all’interno del film ha poi un riferimento importante: Dafne è affetta dalla sindrome di Down, ma questo non è che un valore aggiunto per riuscire a scorgere i drammi della vita. Il tema della disabilità vuole indagare la questione che lo stesso regista si è posto davanti e da cui nasce l’idea per la pellicola. Il film indaga anche il tema del rifiuto da parte di un padre che avrebbe preferito qualcosa di diverso per la propria figlia, ma che con il tempo ha saputo ricredersi e cogliere l’opportunità di imparare a vedere la vita attraverso gli occhi della figlia. 

Animo leggero e speciale

Come spesso capita, anche qui i ruoli si invertono a sottolineare ancora una volta come spesso siano i genitori a dover comprendere qualcosa dagli insegnamenti dei figli: con la sua spensieratezza, Dafne riesce, a suo modo, a salvare il padre da un baratro fatto di dolore e depressione che con tutta probabilità l’avrebbe inghiottito senza mai riportarlo indietro. L’ingenuità e la leggerezza di Dafne sono gli antidoti al dolore del padre che, dopo un primo momento di rabbia e rifiuto, trova nel sorriso della figlia la cura a tutti i propri mali.

Dafne è speciale: lo è la sua storia, lo è il suo carattere. Speciale come il premio che ai Nastri d’Argento 2019 la giuria ha deciso di conferire al film:

Film che riesce a mantenersi perfettamente in bilico tra dramma e commedia, regalandoci una piccola storia intima, in un ritratto segnato anche dal tema della disabilità, in un film dal respiro internazionale, molto apprezzato al Festival di Berlino.

Non un premio qualunque, ma un riconoscimento che ben riassume tutto il valore di Dafne e il messaggio che esso vuole comunicare: saper affrontare i drammi con leggerezza senza cadere nella superficialità, ma come strumento da cui trarre la forza per andare avanti e superare le avversità.

Dunque Dafne, con la sua apparente semplicità, può insegnare grandi cose: non serve a nulla rifugiarsi nel proprio dolore, ma occorre prendere coraggio ed affrontare il cammino della vita passo dopo passo guardando avanti, proprio come Dafne e il padre nella loro avventura insieme.

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